- Insieme alle recensioni dei miei due libri, sul sito lettera.com è stata pubblicata anche un’intervista al sottoscritto, sempre a cura di Luigi Brasili. Molte le domande, alcune ben focalizzate su aspetti specifici dei due romanzi (quali la creazione-costruzione dei personaggi e il mio rapporto con essi, in particolare col mostro di Giloc e lo stregone che lo ha evocato, la genesi e la relazione tra i due libri), altre riguardanti i progetti futuri; infine qualche consiglio. Trovate l’intervista, suddivisa in tre parti, qui: 1, 2, 3.

- In questi giorni sono poi incappato nella particolare recensione de “Il burattinaio” sull’altrettanto particolare blog “Quotidiano di ventura“, di Andrea Caporale. Il commento, che ho apprezzato molto, è articolato fondamentalmente in una serie di PRO e CONTRO (tra l’altro confesso di aver apprezzato anche il primo dei contro…). Lo trovate qui.

In questo periodo sono preso da molte (forse troppe) cose… Ho giusto il tempo per la segnalazione di una nuova recensione e di un’intervista pubblicate ieri sul web:

  • Potete leggere la recensione, scritta da Maria Guidi e pubblicata su “Libri e Recensioni“, cliccando qui. Si tratta di un’ottima recensione che si sofferma sui molti sapori del romanzo e sulla caratterizzazione dei personaggi. L’autrice, in particolare, prende in esame lo stile e lo sviluppo della trama, sottolineandone la complessità. Menzione speciale per Orgo il gigante.
  • L’intervista, a cura di Matteo Chiavarone e pubblicata su “Flanerì“, è costituita da una serie di domande focalizzate su “Il burattinaio” e sulla sua stesura. Ecco il link.
2011 12 ott

Un paio di interviste

Author: Redazione Categories: Il burattinaio, Interviste, Rassegna Stampa

Segnalo e riporto qui sotto i link a due interviste pubblicate in rete di recente e legate all’uscita in libreria de “Il burattinaio”:

  1. Intervista su “UrbanFantasy”
  2. Intervista su “L’albero del pensiero”

La prima, a cura di Roberto Gerilli per Urban Fantasy, è piuttosto lunga e comprende domande riguardanti le motivazioni che mi spingono a scrivere e che mi hanno spinto a scrivere il burattinaio, la caratterizzazione dei personaggi, la situazione del fantasy in Italia, i miei modi di procedere nella scrittura…

La seconda, a cura dello scrittore Fabrizio Valenza e pubblicata sul suo blog, è molto breve, 5 veloci ma densi “botta e risposta”.

Ho terminato la stesura de “Il Burattinaio”. Come “L’acchiapparatti”, sarà costituito da prologo, 4 parti per un totale di 30 capitoli, ed epilogo. Il prologo sarà preceduto da una breve lettera scritta da Melzo prima di recarsi alla torre a nord di Tilos, l’epilogo sarà seguito da un piccolo episodio collocato qualche anno dopo la fine delle vicende narrate. Ritornerò su questi inserti un po’ particolari tra qualche tempo. L’idea è quella di rendere “Il Burattinaio” un libro autoconsistente.

Considero di aver già fatto anche una prima revisione visto che procedo di pari passo con l’editing: penso al capitolo/scena da scrivere, faccio ricerca, progetto in dettaglio, scrivo e edito. E vado avanti così. Scrivo “per situazioni”, lasciandomi aperto a qualsiasi tipo di eventualità circa ciò che devo ancora scrivere, e dunque per me risulta cruciale definire bene che cosa è successo prima, ovvero quale sia la situazione di partenza. Alla fine di ciascuna parte, infine, mi fermo, rileggo ed edito di nuovo. Adesso che ho terminato la stesura del libro devo fare un’ulteriore revisione per poi sottoporlo all’editor della casa editrice.

In questo momento sto ascoltando i Pink Floyd, che mi hanno accompagnato nella stesura della parte finale del libro. Per l’occasione, penso di potermi lasciar andare a qualcosa che esula un po’ dalla scrittura, anche se non troppo, e che ha a che fare con la musica.

Parto da un aneddoto. Avevo 16 anni. Ero in un campeggio al mare, d’estate. Avevo da poco acquistato il mio primo walk-men, durante una vacanza a Londra. Iniziai a leggere “La metà oscura” di S. King con la cassetta di “Who made who”, AC/DC, nelle orecchie. Ho un ricordo meraviglioso di quel libro e della sua lettura. Lo lessi in 2 o 3 giorni, senza mai togliermi le cuffie. Non andavo in spiaggia per starmene sdraiato a leggere. Impossibile dimenticare quell’esperienza.

Qualche anno fa mi è capitato di leggere “On Writing”. Nel saggio, King dichiara di aver scritto “La metà oscura” ascoltando quello stesso album degli AC/DC che io, per caso, avevo nelle orecchie quando lessi il suo libro. Inutile dire la mia sorpresa quando l’ho scoperto. Avevo sempre collegato quella musica a quel libro, avevo sempre sentito e pensato che ci fosse stata una speciale alchimia tra musica e lettura.

Non ho un’idea precisa di quali siano le difficoltà (copyright e questioni di hardware e realizzazione materiale, ad esempio) connesse all’inserimento sui devices per gli e-books della possibilità di ascoltare brani musicali in parallelo con la lettura, ma non stento a credere che presto si potrà usufruire di tale tecnologia. In fondo perché i libri non dovrebbero essere dotati di una colonna sonora?

Be’, se fosse per me, nella colonna sonora de “Il Burattinaio” ci sarebbe tanta musica classica, in particolare Beethoven, Vivaldi e Mozart, molti brani degli AC/DC e dei Pink Floyd. E poi Cold Play, The Doors, The Police, Goldfrapp, Choen, fino ad arrivare a Morricone e Capossela… Sarebbe bello poter suggerire la musica, capitolo per capitolo, o quantomeno poter segnalare i brani che l’autore ascoltava quando ha scritto i diversi pezzi. Che ne pensate?

2011 22 feb

Sul titolo del seguito

Author: Redazione Categories: Aneddoti, Stesura del seguito

Il titolo dovrebbe essere l’anima del libro, racchiuderne in qualche modo l’essenza e, allo stesso tempo, essere fàtico, catturare l’attenzione.

Come già accennato, quando iniziai la stesura del seguito de “L’acchiapparatti” nel novembre 2009, l’idea era quella di riuscire a pubblicare il romanzo prima dell’estate 2011. D’altra parte, all’epoca, avevo progettato 3 parti e per questo mi ero prefissato di completare la stesura a fine 2010. Le parti sono invece diventate 4 e i capitoli 30, come ne “L’acchiapparatti”. Anche il numero di pagine sarà più o meno le stesso. Un caso?

Ad ogni modo, inizialmente non avevo idee precise sul titolo: “Gamara”, “Il ratto di Olm”, “Il negromante” sono soltanto alcuni dei titoli a cui avevo pensato. D’altronde, sebbene non possa proprio dire che le mie storie sfuggano al mio controllo visto che mi metto nelle condizioni per cui possano farlo, io tento di scrivere e mi trovo a scrivere lasciando che le storie prendano le proprie strade. Insomma, scrivo cercando di lasciare maggior libertà possibile ai personaggi, alla costruzione e allo sviluppo delle trame. Scrivo senza essere certo di chi sia, o chi sarà, il protagonista (anche ne “L’acchiapparatti” ho scoperto chi fosse per me il protagonista soltanto quando sono giunto all’ultima parte del libro). Credo che sia questo, almeno per quanto mi riguarda, il modo più onesto e vero per raccontare una storia. Non trovo strano, dunque, che al tempo non avessi deciso il titolo.

Dopo aver completato la prima delle 4 parti, però, credetti di averlo trovato:

“Gùlghezac”

Tale è rimasto fino alla settimana scorsa quando, su richiesta della casa editrice, ho dovuto iniziare a pensare alla scheda per i librai (il romanzo dovrebbe uscire a ottobre, mese più, mese meno): strillo, breve riassunto della trama, biografia, un estratto. Ma prima ancora dovevo assegnare il titolo al romanzo. Non credevo che avrei avuto dubbi. E invece, nel ripensare al romanzo nel suo insieme, nel digerire gli ultimi sviluppi, mi sono trovato ad essere folgorato da un nuovo titolo:

“Il burattinaio”

Che ve ne pare? Pareri, commenti e impressioni sono molto graditi.

Supponiamo di aver pensato e più o meno deciso cosa deve accadere nella storia che stiamo scrivendo. Abbiamo cioè “visto” un evento o una situazione di partenza (che presenta un conflitto o comunque una problematica che deve essere in qualche modo sciolta).

La questione è: Dove collocare le scena?

Scegliere, pensare con cura il luogo, magari scovandone particolarità e stranezze, arricchirlo di informazioni, e possibilmente disegnarlo, può essere di grande utilità per diversi motivi. Questi quelli che mi vengono in mente, così su due piedi:

  • Può dotare la locazione di un certo fascino e dunque rendere la narrazione più stimolante, oltre che per lo scrittore, per il lettore.
  • Può generare nuove idee, riguardanti azioni e sviluppi nella trama.
  • Rende necessariamente l’azione (o la descrizione) più plausibile e verosimigliante.
  • Facilita l’uso di dettagli sensoriali e rende più naturale ed efficace il “mostrare”.

TRACCIA:

Decidere a grandi linee il prossimo “passo” della storia (o l’incipit di una nuova micro-storia). Scegliere e arricchire di dettagli un luogo (preferibilmente un interno, che chiamerò locazione) dove collocare la situazione, l’azione, il dialogo. Sfruttare le caratteristiche della locazione nel mostrare la scena. O addirittura partire dalla locazione per trovare lo sviluppo della trama.

MATERIALE:

- La figura mostra la visione dall’alto e la visione laterale di una possibile locazione, tratta dal seguito dell’acchiapparatti. Il disegno potrebbe rappresentare una grande taverna sotterranea, un luogo dove si svolgono spettacoli, un “manicomio” fantasy, un ambiente ricreativo per soldati al di sotto di una caserma, il covo di una banda di briganti… Quello che volete.

Visione dall'alto e laterale del Velarione


Cliccare sopra l’immagine per ingrandirla.

NOTA 1: I diversi dettagli contenuti nella figura possono essere eliminati o interpretati nei modi più disparati. Si possono aggiungere altri elementi o anche modificare alcuni aspetti strutturali.

Un piccolo estratto dal capitolo 21 del seguito dell’acchiapparatti:

“Gogloc non parve neppure averlo sentito. Continuò a parlare, ora a occhi chiusi.
«Un uomo che si è stabilito infine nella città di legno, fango e argilla, dove nessuno è padrone. Qui ha costruito un veliero, nella terra. Per i suoi spettacoli, per il suo circo.»
«Il Velarione…» Ancora la voce del bambino.
«Tendaggi come vele, due pali possenti al pari di alberi maestri. Cime, sartie, soppalchi e reti…» Gogloc sollevò le palpebre, il suo sguardo si perse lontano.”

- Nel caso in cui l’immagine in figura non sia stimolante o adatta al proseguimento della micro-storia, è possibile “costruire” e far uso di qualsiasi altra locazione venga in mente. Qualche suggerimento:

  • Una caverna.
  • Una rete fognaria.
  • Un tempio.
  • Un dedalo di catacombe.
  • Una “casa” su un albero secolare.

NOTA 2: Potrebbe essere di ulteriore ispirazione riflettere sulla storia passata della locazione: chi l’ha costruita, perché, se è stata teatro di particolari avvenimenti…

NOTA 3: Cercare di inserire qualche informazione circa gli odori, i suoni, le sensazioni che si avvertono nel posto scelto.

COMUNICAZIONE: Approfitto di questo post per dire che nelle vacanze di Natale cercherò di risistemare finalmente la storia “Fino all’ultimo pezzo” e di rivedere, mettere insieme e dare ordine al materiale riguardante le micro-storie, in modo tale da renderlo più accessibile e fruibile.

2010 24 mar

Tramificio, Tirare le redini

Author: Redazione Categories: Tramificio, micro-storie

La definizione-strutturazione della trama è, probabilmente, l’aspetto che richiede maggior riflessione (‘a dita ferme’) nel processo di creazione e stesura di un romanzo o di un racconto.

In sostanza ho scritto molti miei racconti, le prime tre parti dell’acchiapparatti e la prima parte del seguito, ‘per situazioni’, ovvero inventando e immaginando strada facendo ciò che sarebbe accaduto sulla base di quanto già narrato. Non avrei saputo fare altrimenti: l’essere vincolato a una trama già delineata con precisione avrebbe potuto smorzare il mio desiderio di scrivere e dunque mettere a repentaglio la stesura stessa. In genere, al momento della partenza, ho molte idee, note e appunti, ma soltanto una pittura molto vaga della struttura globale.

Insomma, non sono un sostenitore-fautore della scaletta. O comunque della necessità di una scaletta dettagliata. Che io stia scrivendo un romanzo o un racconto, generalmente preferisco partire dalla ricerca delle idee di fondo, intravedere alcuni possibili passaggi o scene cruciali, approfondire qualche dettaglio, visualizzare con uno schema molto sintetico il possibile sviluppo del testo e iniziarne la stesura. Per un romanzo, la fase preparatoria potrebbe comunque implicare settimane o mesi di riflessione…

Continua a leggere…