2011 29 apr

Ambientazione, Voci e dicerie

Author: Redazione Categories: Ambientazione, Immagini, Tramificio, micro-storie

La traccia che propongo in questo post ha a che fare con l’ambientazione e affronta indirettamente la riflessione e le problematiche relative alla scelta di mostrare piuttosto che raccontare o viceversa.

La costruzione del mondo, ovvero dell’ambientazione, è forse uno degli aspetti più caratterizzanti dello scrivere fantasy o fantastico, e abbraccia un qualcosa di veramente esteso. Dalle credenze/superstizioni, condizioni di vita, cibi, erbe mediche e droghe, nomi e sogni di una famiglia di pescatori che vivono isolati su un lago di montagna, alle lingue, le razze, l’economia e le strutture politiche e sociali, le culture, le religioni, la storia e la geografia di un continente… Il lavoro di documentazione e lo sforzo creativo per costruire un’ambientazione verosimile e intrigante, che sia funzionale alla storia, possono naturalmente essere più o meno cruciali e impegnativi (a seconda del genere, o comunque della storia che si ha in mente di narrare). Anche per questo motivo ho imposto il vincolo di collocare le micro-storie nelle Terre di Confine. Ho pensato che dare alle storie questo substrato comune potesse facilitarne la stesura: lo scrittore non ha necessità di fornire troppi particolari sull’ambientazione visto che il lettore ne ha già un’idea più o meno precisa. A ogni modo, ci sono molti manuali che trattano o quantomeno si soffermano sulla questione, non è davvero mia intenzione affrontare qui un argomento così vasto.

Senza dubbio, collocare la propria storia in una realtà credibile e verosimigliante è tanto importante quanto faticoso. D’altra parte il ragionare e il lambiccarsi il cervello su certi aspetti può far emergere e dar voce a idee per la storia stessa. Proprio su questo punto vorrei concentrare l’attenzione. Qui è infatti mia intenzione circoscrivere il discorso relativo alla costruzione del mondo rappresentato a un piccolo e marginale mezzo per descrivere e connotare l’ambientazione: una voce, una diceria, un aneddoto, chiacchiere e pettegolezzi che da tempo serpeggiano nell’ambiente dove viene collocata la micro-storia e che lo caratterizzano, ne fanno parte più o meno profondamente.

Proprio per il particolare mezzo/artificio di costruzione dell’ambientazione su cui ho scelto di puntare lo sguardo, credo che la traccia possa permettere di riflettere in un modo focalizzato e forse un po’ inconsueto sulle differenze tra mostrare e raccontare. Anche su questo argomento esistono naturalmente molti manuali e sono presenti in rete diversi articoli interessanti. Io mi limito a dire di essere convinto che sia sempre buona norma mostrare l’ambientazione, ovvero collocare il lettore all’interno delle vicende e del mondo in cui si svolgono senza mediazioni (magari attraverso il punto di vista stretto di uno dei personaggi). D’altra parte, pur ritenendomi un sostenitore dello “show don’t tell”, credo che in alcuni (rari) casi scegliere di inserire o di lasciare nel testo dei pezzi raccontati possa non essere necessariamente un male. Per questioni di ritmo, per far rifiatare il lettore, per recuperare rapidamente alcune informazioni. Come collante. Purché i pezzi raccontati siano: corti ed essenziali (sì, il più brevi possibile), brillanti o quantomeno interessanti.

TRACCIA:

Sfruttando il materiale sottostante, scegliere una delle 4 seguenti alternative:

  1. Esporre una semplice idea, connessa a una voce/diceria, che potrebbe essere motore d’avvio o elemento centrale per una nuova micro-storia, o portare uno sviluppo inaspettato in quelle in corso.
  2. Raccontare una storia o un aneddoto da sfruttare in seguito come materiale per scrivere un pezzo o un’intera micro-storia, oppure che possa già costituire l’incipit di una nuova micro-storia.
  3. Scrivere un pezzo in cui i personaggi citano, fanno riferimento o raccontano una storia o parte di essa.
  4. Pensare a una voce/diceria e mostrare la “reale”  vicenda che l’ha originata, o una parte di essa.

NOTA: La voce/diceria è vera o fasulla? La storia che c’è sotto è soltanto parzialmente accaduta o è stata inventata di sana pianta? Oppure ci sono delle prove inconfutabili?

NOTA: Quanto è segreta la storia? Chi ne è a conoscenza? O è di dominio pubblico?

NOTA: Chi ne potrebbe e ne vorrebbe approfittare? Viceversa qualcuno potrebbe essere danneggiato dalla diffusione della diceria?

NOTA: Da quando ci sono certe voci? C’è stato un evento particolare legato alla nascita della storia e/o che ha portato alla diffusione delle diceria?

MATERIALE:

  • Paesi e ambienti. Qui sotto le mappe (cliccare per ingrandire le immagini) di un paio di paesi che potrebbero essere fonte d’ispirazione o quantomeno costituire il luogo dove la voce è nata e si è sparsa. Se preferite potete sfruttare anche il villaggio di Fontecheta o la cittadina di Medara. Oppure la storia/diceria potrebbe essere legata alla Torre del Moarramo; o ancora al Velarione o ad una delle altre locazioni suggerite in questo post.

Mappa di Passalto:

Mappa di Passalto

Visione prospettica di Passalto:

Visione prospettica di PassaltoPassalto: Chi è a capo del paese? Perché non si può fare il bagno nel fiume? Dove ha trovato i soldi il Vecchio Lisca, noto ubriacone e scansafatiche, per costruire l’osteria sulla riva dell’Olmo? Che cosa nascondono le botole chiuse con catenacci che si incontrano sui camminamenti delle mura?

Mappa di Cisterno:

Mappa di Cisterno

Squarci di Cisterno:

Squarci di Cisterno

Cisterno: A che serve la siepe, da cosa protegge? Qualche aneddoto sul Cisternone o sul Levasasso? Perché gli abitanti del paese sembrano fissati con la pulizia e devono lavare spesso i propri indumenti? C’è un pozzo abbandonato nel bosco a sud del paese. Nessuno ci si avvicina…

  • Oggetti e manufatti. La voce potrebbe riguardare una reliquia: da rubare, che è stata rubata, o che è andata distrutta/rotta? Il pugnale del mangia-peccati ha un particolare potere? Nelle ampolle sono forse conservati i peccati di coloro che si sono rivolti a lui? O invece contengono l’unguento che lava via i peccati?
  • Personaggi e creature. La storia/aneddoto potrebbe riguardare un losco figuro che esce dalla sua capanna soltanto quando piove; il mangia-peccati; una creatura (o un bambino) mostruosa rinchiusa nello scantinato dell’alchimista o di qualcun altro; le figlia del macellaio; la vecchia sorda che vive segregata in casa da anni…

NOTA FINALE: Penso che il post contenga numerosi spunti (forse troppi) e possa essere percepito come un po’ confusionario. Chiedete pure eventuali chiarimenti e precisazioni. Il mio consiglio è di farvi catturare dalla prima idea che vi viene in mente e di scorrere di nuovo il post in cerca di eventuali “aiuti” per dettagliarla. A ogni modo, come sempre, si tratta di suggerimenti e di materiale che hanno il principale scopo di stimolare la voglia di scrivere. Potete servirvene come meglio credete.

EDIT del 8 MAGGIO 2011:

Inserisco nel materiale anche qualche diceria sfruttabile (e, volendo, modificabile). Sono più o meno dettagliate, lasciano più o meno spazi vuoti da riempire. E sono esempi di ciò che potevo intendere con l’alternativa 1 della traccia.

DICERIE:

  • Sul Mangia-peccati: (A) In pochi, pochissimi sono a conoscenza che al centro dei rituali più “difficili e/o impegnativi” che il Mangia-peccati attuava per mondare le anime ci fosse l’unguento contenuto in una particolarissima ampolla, tramandatagli per diritto di nascita da suo padre e predecessore. Qualcuno di quei pochi che ha/aveva avuto la fortuna (e i pezzi d’oro necessari per un tale servigio) di berne qualche goccia sembra aver parlato di una immediata sensazione di purezza… E pare aver detto che bere quel liquido possa lavare via i peccati a tal punto da eliminarne le conseguenze anche sul piano concreto/terreno. Come se il peccatore non avesse mai commesso alcun misfatto. La voce potrebbe giungere alle orecchie di Mirinna o direttamente alle orecchie della Muta…
  • Sul Mangia-peccati: (B) In alternativa, le ampolle potrebbero contenere i peccati di coloro che si sono rivolti al mangia peccati (i cui rituali prevedevano il passaggio finale attraverso una sorta di loculo-sauna in cui veniva raccolto il sudore della pelle della fronte…). Sembra che bevendone il contenuto si possano rivivere in sogno tutti i peccati spurgati, e dunque conoscerne l’esistenza e qualche interessante dettaglio. Chissà, magari anche di persone morte qualche anno prima…
  • Spunto per una nuova micro-storia a Passalto: Sembra che fino a un centinaio di anni prima i condannati a morte venissero chiusi in loculi ricavati nelle mura senza cibo né acqua; ad aspettare di morire. Pare che l’usanza sia sparita perché le urla delle vittime disturbavano la quiete notturna. Si diffuse anche la voce che le anime dei morti nelle mura rimanessero chiuse in un limbo a tormentare gli abitanti e a compromettere le fortune del paese. Questa la diceria più recente: in uno di quei loculi è stato “murato vivo” un alchimista con alcuni suoi oggetti preziosi, molto preziosi… Da cui il condannato non fu separato perché nessuno osò toccarli. La voce potrebbe giungere alle orecchie di un ladruncolo, un alchimista, un questuante, un vagabondo…
  • Lascio a voi un eventuale spunto per una micro-storia ambientata a Cisterno.

Ormai è da settimane che spendo gran parte del tempo che ho a disposizione ogni giorno nella stesura del seguito dell’acchiapparatti. Al momento sono completamente immerso nel progetto e sono poco propenso a dedicarmi a tutto ciò che mi “porta fuori”. Non a caso, negli ultimi tempi, mi è capitato sempre più di frequente di inserire anche qui nel blog qualche estratto da “Gùlghezac”, per fare esempi, per rispondere a una domanda di un’intervista, per fornire materiale per le proposte creative.

Riguardo ai pezzi riportati finora, nessuno mi ha detto di aver storto il naso, o mi ha dato suggerimenti o consigli. Di solito, nel procedere della stesura, mi prendo periodicamente delle pause durante le quali riflettere, rileggere e fare le prime revisioni. Adesso che ho terminato il capitolo 25, sono tornato a rivedere i capitoli della terza parte. Visto che mi sono prefisso di discutere di scrittura e di editing, giunto al capitolo 22, ho pensato di proporvi la lettura di un estratto prima di rimetterci le mani e di chiedervi esplicitamente impressioni, note e suggerimenti: insomma, quel che potrebbe essere il vostro personalissimo editing del pezzo (sto parlando di line-editing, visto che presupposto per parlare di macro-editing è la lettura integrale del romanzo). In altre parole vi chiedo se, a vostro parere, nell’estratto riportato tutto funziona. In particolare la gestione del punto di vista, i pensieri di Cateno, la verosimiglianza della scena, il dialogo.
Tagliereste qualcosa?
Qualcosa non è chiaro?
C’è il giusto equilibrio tra detto e non-detto?
Il “raccontato” è ben amalgamato e diluito nei pensieri?
Qualche traccia di info-rigurgito?
Le battute potrebbero essere migliorate?
I nomi e/o i soprannomi vi paiono appropriati?

Alcune vostre osservazioni potrebbero poi essere legate a gusti personali. Non esitate, mi interessano, e potrebbero dare il via a fruttuose discussioni.

Ma veniamo al pezzo. Innanzitutto l’ho scelto perché sufficientemente separato dal resto da essere quasi “indipendente” (e, soprattutto, non troppo “spoileroso”). Si tratta della parte iniziale del provvisorio Capitolo 22. Come già detto, nel seguito dell’acchiapparatti, le diverse scene si susseguono in una narrazione in terza persona che abbraccia sempre il punto di vista di un personaggio. Ci sono molti p.o.v. ricorrenti, quelli dei personaggi principali, ma ci sono anche un paio di scene narrate dal punto di vista di un personaggio secondario che compare in quella scena per poi sparire, o quasi, dal romanzo. Questo è il caso dell’estratto riportato. Non mi dispiacciono i cosiddetti “death-pov”, ovvero quei punti di vista (di personaggi destinati a scomparire dalle vicende o addirittura a morire alla fine della scena) che vengono chiamati in causa per mostrare una singola scena.

Questo il link al file pdf contenente il pezzo:

Gùlghezac – incipit capitolo 22

COMUNICAZIONE di servizio: Ho deciso di aspettare il 2 febbraio (primo anniversario del blog) per risistemare e organizzare i post riguardanti le micro-storie (non garantisco però di trovare la forza per intraprendere l’ultima revisione di “Fino all’ultimo pezzo”). Forse pubblicherò, prima di quella data, un ulteriore post per le micro-storie.

EDIT del 24/02/2011:

Ho lavorato un po’ sul pezzo, anche seguendo le vostre indicazioni. Qualche nota:

- Nel primo capoverso, ho inserito una frase sulle mani di Cateno, e ho fatto di lui un armaiolo che fabbrica essenzialmente armi dotate di manico. Che ne dite?

- Non ho trovato una soluzione valida per risolvere il problema di “quei” e “quella” nella frase: ”Quei maledetti uccelli sembravano nutrire una particolare predilezione per quella scala.”  Sebbene mi dispiaccia, ho deciso di eliminarla.

- All’inizio del dialogo ho separato i ricordi-pensieri di Cateno distribuendoli fra le battute. Funziona?

Ecco il pezzo rivisto:

Gùlghezac – incipit capitolo 22 – rivisto

I primi di Novembre 2009, quando ho iniziato a scrivere “Gùlghezac”, titolo provvisorio del seguito dell’acchiapparatti, speravo di terminare la prima stesura entro il dicembre 2010. Eccoci dunque arrivati alla fine dell’anno… Come previsto, non sono riuscito a completare il romanzo. Né sono poi così vicino alla fine. D’altra parte mi sono dedicato al progetto anima e corpo e, tutto sommato, mi ritengo soddisfatto: ho appena concluso la terza delle quattro parti. Prologo e 23 capitoli. Restano 7 capitoli e l’epilogo, 3 o 4 mesi di lavoro.

Ecco l’Indice provvisorio delle prime 3 parti:

PROLOGO
-
PARTE I: SINISTRI FIGURI
1. Riesumazione
2. Dicerie e inquisizioni
3. L’intruso
4. In nome della Luce
5. Prigioniere e aguzzini
6. Gli incanti di Gúlghezac
7. Steben
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PARTE II: PISTE E SENTIERI
8. Alla torre
9. Il raccogli-orfani
10. Spinavera e vecchi orpelli
11. Perduti e presi
12. Compagni di viaggio
13. Nuove e vecchie conoscenze
14. Una taglia sulla testa del cacciatore di taglie
15. Follia
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PARTE III: PUTIFERIO
16. Sassi e lumache nella bufera
17. Imprevisti
18. Passaggi al confine
19. Scelte?
20. Nei dedali delle Baracche
21. Le storie di Gogloc
22. Il mendicante
23. Nel “Velarione”
-
PARTE IV: A OLM

Sono ritornato più volte sugli ultimi capitoli, eliminando pezzi, aggiungendo scene. Come mi aspettavo, nell’avvicinarmi al finale, la scelta delle vie da percorrere è divenuta cruciale, e dunque più faticosa. Credo di aver sistemato la terza parte in maniera sufficiente per potermi dedicare alla quarta, sebbene abbia almeno un quadernetto pieno di annotazioni con dettagli da aggiungere, snodi della trama da rendere più chiari, eventuali nuove scene da inserire. Procedo… Ritornerò sul testo una volta completata la prima stesura. Una volta che avrò più chiare molte cose.

Adesso ho in programma di spendere i prossimi giorni a pensare e a ripensare alla trama dell’ultima parte, a cercare di arricchirla, studiarla, digerirla. Oltre che definire e precisare gli snodi e i passaggi nella storia, devo iniziare a lavorare sulle singole scene dei diversi capitoli: decidere quali mostrare, “visualizzarle”, schematizzarle e riflettere sui passaggi di punto di vista. In “Gùlghezac”, infatti, il punto di vista è sempre affidato ai personaggi, non c’è quasi traccia di narratore onnisciente. I personaggi in ballo sono molti e, se si vuole limitare al massimo il raccontato, diviene fondamentale la scelta delle scene da mostrare: devono sì contenere gli eventi più importanti ai fini della trama, ma anche dare la possibilità di recuperare le informazioni (attraverso dialoghi e pensieri, ad esempio) di quanto accaduto e non mostrato. Questo però è un discorso lungo e complesso, che coinvolge la cronologia degli eventi e i salti di scena, e a cui probabilmente dedicherò un post più avanti.

Una delle difficoltà che devo poi affrontare in quest’ultima parte ha a che fare con quella che si potrebbe chiamare la “costruzione di mondi”. Nella parte finale del libro, infatti, i personaggi giungeranno a Olm. A dire il vero, ho già riempito un mezzo quadernetto di note che riguardano la capitale del Regno, l’architettura e la struttura della città, la vita e l’organizzazione sociale, la storia, il Culto della Luce e i suoi riti… Ma adesso devo decidere che cosa è essenziale, che cosa reputo necessario mostrare; e riflettere su come trasmettere certe informazioni.

Nella terza parte, ho già “abbandonato” le Terre di Confine, e infatti ho dovuto lavorare molto sull’aspetto di costruzione dell’ambientazione di cui ho parlato sopra: note e appunti, mappe di paesi, riflessioni su lingua e cultura degli abitanti. Molte delle vicende si svolgono a Medara, in compagnia dei girovaghi, una comunità di nomadi che fanno però tappa parte dell’anno nella baraccopoli della cittadina a sud del confine. Uomini “liberi”, che vivono giorno per giorno; musicisti, mercanti viaggiatori, artisti, acrobati e giocolieri, la cui cultura è intrisa sia di astuzie ed espedienti per campare che di superstizione. Al momento sto pensando di differenziare e rendere particolare la loro lingua, o meglio, il loro modo di parlare… Se qualcuno avesse suggerimenti, sarebbero ben accetti. Così come sarei ben lieto di ricevere consigli sulla mappa e sulla prima descrizione di Medara che riporto qui sotto. Naturalmente informazioni e dettagli sulla cittadina trapelano e vengono mostrati qua e là nei capitoli, ma l’estratto che segue contiene il “primo contatto”: uno dei pochi pezzi che sanno un po’ di raccontato, sebbene sia comunque breve e inserito nel punto di vista di un personaggio.

Ecco la mappa di Medara:

Mappa di Medara


Cliccare sopra l’immagine per ingrandirla.

Ed ecco l’inizio del capitolo 20:

“Eccola Medara, covo e rifugio di ladri, tagliagole, pendagli da forca, reietti. Isotta si sporse dalla fiancata del carro. La strada saliva dolce su un altopiano di terra argillosa, un’enorme duna di sabbia bagnata e compatta al di sotto di una superficie friabile e polverosa. Così era la terra da quelle parti, difficile da dissodare e spesso acquitrinosa al punto da rendere ardua qualsivoglia coltivazione. In alto si intravedevano le prime case, strutture di legno e pietra, fango secco e paglia, arroccate l’una sull’altra ai lati della via.

Isotta non aveva mai lasciato le Terre di Confine, non era mai stata a Medara; ma il mercante con cui aveva vissuto qualche mese le aveva parlato più volte della particolare cittadina oltre il confine. Niente campi, né orti o alberi da frutto. Qualche gregge di pecore, poche mucche, giusto quelle in grado di sopravvivere al Mal Giallo che ogni decina d’anni funestava quelle regioni. Un paese di nomadi, mercanti e arraffoni, che si reggeva sul mercato, i traffici, il gioco d’azzardo e le scommesse, le puttane e la vendita di schiavi.”

2010 29 apr

Le terre a nord-est di Olm

Author: Redazione Categories: Immagini, Stesura del seguito

In questo periodo la stesura del seguito dell’acchiapparatti procede piuttosto a rilento, per non dire che si è praticamente interrotta da due o tre settimane. Non per mancanza di ispirazione, ma di tempo e, forse, della dovuta concentrazione per lavorare appunto anche soltanto un’ora o due al giorno.

Se non altro, però, sono riuscito a trovare tempo e modo per entrare nei dettagli dei territori che circondano Olm e per realizzare (o meglio far disegnare) la mappa. Ne avevo proprio bisogno.
Dal punto di vista dell’autore, la mappa è uno strumento essenziale per coerenza e verosimiglianza. Ma non solo, può essere grande ispiratrice di idee…
Circa a metà della seconda parte del seguito dell’acchiapparatti, i personaggi e le vicende narrate lasceranno le Terre di Confine per spostarsi verso sud-ovest, nelle terre del Regno di Olm.

Ecco dunque la mappa dei territori a nord-est del Regno di Olm, ovvero a sud-ovest delle Terre di Confine rappresentate nella mappa de “L’acchiapparatti” (cliccare per ingrandire):

Costruire una mappa realistica non è così semplice e può nascondere molte insidie. Dopo aver letto il post “La mappa nei libri fantasy” sul sito (di) “Zweilawyer”, ho pensato che potesse valer la pena pubblicare questa prima versione della mappa per proporla all’attenzione di più persone e sottoporla al loro parere. In questa fase tutto è ancora modificabile, eliminabile o integrabile… Suggerimenti per aggiunte, consigli, considerazioni sui nomi, segnalazioni di eventuali discrepanze o errori, e così via, sono oltremodo graditi. Così come pareri generali.