Ambientazione, Voci e dicerie
La traccia che propongo in questo post ha a che fare con l’ambientazione e affronta indirettamente la riflessione e le problematiche relative alla scelta di mostrare piuttosto che raccontare o viceversa.
La costruzione del mondo, ovvero dell’ambientazione, è forse uno degli aspetti più caratterizzanti dello scrivere fantasy o fantastico, e abbraccia un qualcosa di veramente esteso. Dalle credenze/superstizioni, condizioni di vita, cibi, erbe mediche e droghe, nomi e sogni di una famiglia di pescatori che vivono isolati su un lago di montagna, alle lingue, le razze, l’economia e le strutture politiche e sociali, le culture, le religioni, la storia e la geografia di un continente… Il lavoro di documentazione e lo sforzo creativo per costruire un’ambientazione verosimile e intrigante, che sia funzionale alla storia, possono naturalmente essere più o meno cruciali e impegnativi (a seconda del genere, o comunque della storia che si ha in mente di narrare). Anche per questo motivo ho imposto il vincolo di collocare le micro-storie nelle Terre di Confine. Ho pensato che dare alle storie questo substrato comune potesse facilitarne la stesura: lo scrittore non ha necessità di fornire troppi particolari sull’ambientazione visto che il lettore ne ha già un’idea più o meno precisa. A ogni modo, ci sono molti manuali che trattano o quantomeno si soffermano sulla questione, non è davvero mia intenzione affrontare qui un argomento così vasto.
Senza dubbio, collocare la propria storia in una realtà credibile e verosimigliante è tanto importante quanto faticoso. D’altra parte il ragionare e il lambiccarsi il cervello su certi aspetti può far emergere e dar voce a idee per la storia stessa. Proprio su questo punto vorrei concentrare l’attenzione. Qui è infatti mia intenzione circoscrivere il discorso relativo alla costruzione del mondo rappresentato a un piccolo e marginale mezzo per descrivere e connotare l’ambientazione: una voce, una diceria, un aneddoto, chiacchiere e pettegolezzi che da tempo serpeggiano nell’ambiente dove viene collocata la micro-storia e che lo caratterizzano, ne fanno parte più o meno profondamente.
Proprio per il particolare mezzo/artificio di costruzione dell’ambientazione su cui ho scelto di puntare lo sguardo, credo che la traccia possa permettere di riflettere in un modo focalizzato e forse un po’ inconsueto sulle differenze tra mostrare e raccontare. Anche su questo argomento esistono naturalmente molti manuali e sono presenti in rete diversi articoli interessanti. Io mi limito a dire di essere convinto che sia sempre buona norma mostrare l’ambientazione, ovvero collocare il lettore all’interno delle vicende e del mondo in cui si svolgono senza mediazioni (magari attraverso il punto di vista stretto di uno dei personaggi). D’altra parte, pur ritenendomi un sostenitore dello “show don’t tell”, credo che in alcuni (rari) casi scegliere di inserire o di lasciare nel testo dei pezzi raccontati possa non essere necessariamente un male. Per questioni di ritmo, per far rifiatare il lettore, per recuperare rapidamente alcune informazioni. Come collante. Purché i pezzi raccontati siano: corti ed essenziali (sì, il più brevi possibile), brillanti o quantomeno interessanti.
TRACCIA:
Sfruttando il materiale sottostante, scegliere una delle 4 seguenti alternative:
- Esporre una semplice idea, connessa a una voce/diceria, che potrebbe essere motore d’avvio o elemento centrale per una nuova micro-storia, o portare uno sviluppo inaspettato in quelle in corso.
- Raccontare una storia o un aneddoto da sfruttare in seguito come materiale per scrivere un pezzo o un’intera micro-storia, oppure che possa già costituire l’incipit di una nuova micro-storia.
- Scrivere un pezzo in cui i personaggi citano, fanno riferimento o raccontano una storia o parte di essa.
- Pensare a una voce/diceria e mostrare la “reale” vicenda che l’ha originata, o una parte di essa.
NOTA: La voce/diceria è vera o fasulla? La storia che c’è sotto è soltanto parzialmente accaduta o è stata inventata di sana pianta? Oppure ci sono delle prove inconfutabili?
NOTA: Quanto è segreta la storia? Chi ne è a conoscenza? O è di dominio pubblico?
NOTA: Chi ne potrebbe e ne vorrebbe approfittare? Viceversa qualcuno potrebbe essere danneggiato dalla diffusione della diceria?
NOTA: Da quando ci sono certe voci? C’è stato un evento particolare legato alla nascita della storia e/o che ha portato alla diffusione delle diceria?
MATERIALE:
- Paesi e ambienti. Qui sotto le mappe (cliccare per ingrandire le immagini) di un paio di paesi che potrebbero essere fonte d’ispirazione o quantomeno costituire il luogo dove la voce è nata e si è sparsa. Se preferite potete sfruttare anche il villaggio di Fontecheta o la cittadina di Medara. Oppure la storia/diceria potrebbe essere legata alla Torre del Moarramo; o ancora al Velarione o ad una delle altre locazioni suggerite in questo post.
—
Mappa di Passalto:
Visione prospettica di Passalto:
Passalto: Chi è a capo del paese? Perché non si può fare il bagno nel fiume? Dove ha trovato i soldi il Vecchio Lisca, noto ubriacone e scansafatiche, per costruire l’osteria sulla riva dell’Olmo? Che cosa nascondono le botole chiuse con catenacci che si incontrano sui camminamenti delle mura?
—
Mappa di Cisterno:
Squarci di Cisterno:
Cisterno: A che serve la siepe, da cosa protegge? Qualche aneddoto sul Cisternone o sul Levasasso? Perché gli abitanti del paese sembrano fissati con la pulizia e devono lavare spesso i propri indumenti? C’è un pozzo abbandonato nel bosco a sud del paese. Nessuno ci si avvicina…
—
- Oggetti e manufatti. La voce potrebbe riguardare una reliquia: da rubare, che è stata rubata, o che è andata distrutta/rotta? Il pugnale del mangia-peccati ha un particolare potere? Nelle ampolle sono forse conservati i peccati di coloro che si sono rivolti a lui? O invece contengono l’unguento che lava via i peccati?
- Personaggi e creature. La storia/aneddoto potrebbe riguardare un losco figuro che esce dalla sua capanna soltanto quando piove; il mangia-peccati; una creatura (o un bambino) mostruosa rinchiusa nello scantinato dell’alchimista o di qualcun altro; le figlia del macellaio; la vecchia sorda che vive segregata in casa da anni…
NOTA FINALE: Penso che il post contenga numerosi spunti (forse troppi) e possa essere percepito come un po’ confusionario. Chiedete pure eventuali chiarimenti e precisazioni. Il mio consiglio è di farvi catturare dalla prima idea che vi viene in mente e di scorrere di nuovo il post in cerca di eventuali “aiuti” per dettagliarla. A ogni modo, come sempre, si tratta di suggerimenti e di materiale che hanno il principale scopo di stimolare la voglia di scrivere. Potete servirvene come meglio credete.
EDIT del 8 MAGGIO 2011:
Inserisco nel materiale anche qualche diceria sfruttabile (e, volendo, modificabile). Sono più o meno dettagliate, lasciano più o meno spazi vuoti da riempire. E sono esempi di ciò che potevo intendere con l’alternativa 1 della traccia.
DICERIE:
- Sul Mangia-peccati: (A) In pochi, pochissimi sono a conoscenza che al centro dei rituali più “difficili e/o impegnativi” che il Mangia-peccati attuava per mondare le anime ci fosse l’unguento contenuto in una particolarissima ampolla, tramandatagli per diritto di nascita da suo padre e predecessore. Qualcuno di quei pochi che ha/aveva avuto la fortuna (e i pezzi d’oro necessari per un tale servigio) di berne qualche goccia sembra aver parlato di una immediata sensazione di purezza… E pare aver detto che bere quel liquido possa lavare via i peccati a tal punto da eliminarne le conseguenze anche sul piano concreto/terreno. Come se il peccatore non avesse mai commesso alcun misfatto. La voce potrebbe giungere alle orecchie di Mirinna o direttamente alle orecchie della Muta…
- Sul Mangia-peccati: (B) In alternativa, le ampolle potrebbero contenere i peccati di coloro che si sono rivolti al mangia peccati (i cui rituali prevedevano il passaggio finale attraverso una sorta di loculo-sauna in cui veniva raccolto il sudore della pelle della fronte…). Sembra che bevendone il contenuto si possano rivivere in sogno tutti i peccati spurgati, e dunque conoscerne l’esistenza e qualche interessante dettaglio. Chissà, magari anche di persone morte qualche anno prima…
- Spunto per una nuova micro-storia a Passalto: Sembra che fino a un centinaio di anni prima i condannati a morte venissero chiusi in loculi ricavati nelle mura senza cibo né acqua; ad aspettare di morire. Pare che l’usanza sia sparita perché le urla delle vittime disturbavano la quiete notturna. Si diffuse anche la voce che le anime dei morti nelle mura rimanessero chiuse in un limbo a tormentare gli abitanti e a compromettere le fortune del paese. Questa la diceria più recente: in uno di quei loculi è stato “murato vivo” un alchimista con alcuni suoi oggetti preziosi, molto preziosi… Da cui il condannato non fu separato perché nessuno osò toccarli. La voce potrebbe giungere alle orecchie di un ladruncolo, un alchimista, un questuante, un vagabondo…
- Lascio a voi un eventuale spunto per una micro-storia ambientata a Cisterno.





