Intervista su “La kinzica” e confronto tra i due libri su “Sproloqui e Deliri”
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Innanzitutto segnalo un’intervista pubblicata qualche giorno fa, a cura di Lorenzo Cavalca, sul sito “La Kinzica“, magazine di informazione turistica e culturale su Pisa e Provincia (leggenda vuole che Kinzica de’ Sismondi sia la nobile fanciulla che nell’undicesimo secolo diede in tempo l’allarme e salvò Pisa da un attacco dei saraceni). Si tratta di un sunto-resoconto di alcune delle domande sulla scrittura e su alcune scelte stilistiche, sui personaggi, sul confronto tra i due libri… che mi sono state fatte nel corso della presentazione alla Feltrinelli di Pisa e contiene altresì le risposte a qualche altro quesito che mi è stato posto in una breve chiacchierata successiva. Trovate l’intervista qui.
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Ieri è invece stato pubblicato in rete un articolo sul blog “Sproloqui e Deliri“, di Valberici, che ho incontrato a Lucca e a cui avevo chiesto un feedback più articolato su “Il burattinaio”. Questo è il link. Più che di una recensione, si tratta di un commento molto interessante, steso per punti, che focalizza l’attenzione sul confronto tra “L’acchiapparatti” e “Il burattinaio”. Inutile dire che mi ha fatto molto piacere sapere che Valberici ha colto e apprezzato l’evoluzione-maturazione di stile e scrittura che caratterizza il mio secondo romanzo. Ne ha sottolineato lo stile asciutto e senza fronzoli, l’ottima caratterizzazione dei personaggi, l’essenzialità della narrazione… Sono molto contento di aver ricevuto questa ulteriore conferma. La “densità” delle pagine (per cui ogni cosa è in qualche modo finalizzata alla storia narrata), l’eliminazione di tutto il superfluo (nella scrittura tanto quanto nella narrazione), la continua ricerca di idee e di situazioni imprevedibili, il mantenimento di un ritmo serrato, sono alcuni dei dettami che mi hanno guidato o quantomeno che ho cercato di seguire con tutte le mie forze.
Prendo spunto dall’articolo per aggiungere qualcosa di personale al discorso che verte sul confronto tra i due libri (su cui, comunque, pensò che ritornerò presto). A Lucca mi è capitato spesso di dire ad amici e conoscenti che “questo secondo libro è migliore del primo”… Sono molto affezionato a “L’acchiapparatti”, forse anche più che a “Il burattinaio”. In fondo il primo libro è di solito caratterizzato da una maggiore “freschezza” e originalità, è il frutto di un bisogno più impellente di dar voce e concretezza ai propri personaggi interni e all’impulso creativo, di tirar fuori la propria storia, metafora di parte del mondo interno e strumento di digestione dei vissuti personali. Nei libri successivi credo che questa esigenza vada in genere calando. Insomma, dal punto di vista della storia e dei personaggi, forse non saprei quale scegliere tra i due, ma per quel che riguarda scrittura e stile non ho dubbi. Come traspare dall’intervista di cui ho parlato sopra, sento di aver fatto un passo avanti e sono contento che Valberici me lo abbia confermato.
E voi altri che avete letto entrambi i romanzi, che ne pensate di questo confronto?
