I primi di Novembre 2009, quando ho iniziato a scrivere “Gùlghezac”, titolo provvisorio del seguito dell’acchiapparatti, speravo di terminare la prima stesura entro il dicembre 2010. Eccoci dunque arrivati alla fine dell’anno… Come previsto, non sono riuscito a completare il romanzo. Né sono poi così vicino alla fine. D’altra parte mi sono dedicato al progetto anima e corpo e, tutto sommato, mi ritengo soddisfatto: ho appena concluso la terza delle quattro parti. Prologo e 23 capitoli. Restano 7 capitoli e l’epilogo, 3 o 4 mesi di lavoro.
Ecco l’Indice provvisorio delle prime 3 parti:
PROLOGO
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PARTE I: SINISTRI FIGURI
1. Riesumazione
2. Dicerie e inquisizioni
3. L’intruso
4. In nome della Luce
5. Prigioniere e aguzzini
6. Gli incanti di Gúlghezac
7. Steben
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PARTE II: PISTE E SENTIERI
8. Alla torre
9. Il raccogli-orfani
10. Spinavera e vecchi orpelli
11. Perduti e presi
12. Compagni di viaggio
13. Nuove e vecchie conoscenze
14. Una taglia sulla testa del cacciatore di taglie
15. Follia
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PARTE III: PUTIFERIO
16. Sassi e lumache nella bufera
17. Imprevisti
18. Passaggi al confine
19. Scelte?
20. Nei dedali delle Baracche
21. Le storie di Gogloc
22. Il mendicante
23. Nel “Velarione”
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PARTE IV: A OLM
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Sono ritornato più volte sugli ultimi capitoli, eliminando pezzi, aggiungendo scene. Come mi aspettavo, nell’avvicinarmi al finale, la scelta delle vie da percorrere è divenuta cruciale, e dunque più faticosa. Credo di aver sistemato la terza parte in maniera sufficiente per potermi dedicare alla quarta, sebbene abbia almeno un quadernetto pieno di annotazioni con dettagli da aggiungere, snodi della trama da rendere più chiari, eventuali nuove scene da inserire. Procedo… Ritornerò sul testo una volta completata la prima stesura. Una volta che avrò più chiare molte cose.
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Adesso ho in programma di spendere i prossimi giorni a pensare e a ripensare alla trama dell’ultima parte, a cercare di arricchirla, studiarla, digerirla. Oltre che definire e precisare gli snodi e i passaggi nella storia, devo iniziare a lavorare sulle singole scene dei diversi capitoli: decidere quali mostrare, “visualizzarle”, schematizzarle e riflettere sui passaggi di punto di vista. In “Gùlghezac”, infatti, il punto di vista è sempre affidato ai personaggi, non c’è quasi traccia di narratore onnisciente. I personaggi in ballo sono molti e, se si vuole limitare al massimo il raccontato, diviene fondamentale la scelta delle scene da mostrare: devono sì contenere gli eventi più importanti ai fini della trama, ma anche dare la possibilità di recuperare le informazioni (attraverso dialoghi e pensieri, ad esempio) di quanto accaduto e non mostrato. Questo però è un discorso lungo e complesso, che coinvolge la cronologia degli eventi e i salti di scena, e a cui probabilmente dedicherò un post più avanti.
Una delle difficoltà che devo poi affrontare in quest’ultima parte ha a che fare con quella che si potrebbe chiamare la “costruzione di mondi”. Nella parte finale del libro, infatti, i personaggi giungeranno a Olm. A dire il vero, ho già riempito un mezzo quadernetto di note che riguardano la capitale del Regno, l’architettura e la struttura della città, la vita e l’organizzazione sociale, la storia, il Culto della Luce e i suoi riti… Ma adesso devo decidere che cosa è essenziale, che cosa reputo necessario mostrare; e riflettere su come trasmettere certe informazioni.
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Nella terza parte, ho già “abbandonato” le Terre di Confine, e infatti ho dovuto lavorare molto sull’aspetto di costruzione dell’ambientazione di cui ho parlato sopra: note e appunti, mappe di paesi, riflessioni su lingua e cultura degli abitanti. Molte delle vicende si svolgono a Medara, in compagnia dei girovaghi, una comunità di nomadi che fanno però tappa parte dell’anno nella baraccopoli della cittadina a sud del confine. Uomini “liberi”, che vivono giorno per giorno; musicisti, mercanti viaggiatori, artisti, acrobati e giocolieri, la cui cultura è intrisa sia di astuzie ed espedienti per campare che di superstizione. Al momento sto pensando di differenziare e rendere particolare la loro lingua, o meglio, il loro modo di parlare… Se qualcuno avesse suggerimenti, sarebbero ben accetti. Così come sarei ben lieto di ricevere consigli sulla mappa e sulla prima descrizione di Medara che riporto qui sotto. Naturalmente informazioni e dettagli sulla cittadina trapelano e vengono mostrati qua e là nei capitoli, ma l’estratto che segue contiene il “primo contatto”: uno dei pochi pezzi che sanno un po’ di raccontato, sebbene sia comunque breve e inserito nel punto di vista di un personaggio.
Ecco la mappa di Medara:

Cliccare sopra l’immagine per ingrandirla.
Ed ecco l’inizio del capitolo 20:
“Eccola Medara, covo e rifugio di ladri, tagliagole, pendagli da forca, reietti. Isotta si sporse dalla fiancata del carro. La strada saliva dolce su un altopiano di terra argillosa, un’enorme duna di sabbia bagnata e compatta al di sotto di una superficie friabile e polverosa. Così era la terra da quelle parti, difficile da dissodare e spesso acquitrinosa al punto da rendere ardua qualsivoglia coltivazione. In alto si intravedevano le prime case, strutture di legno e pietra, fango secco e paglia, arroccate l’una sull’altra ai lati della via.
Isotta non aveva mai lasciato le Terre di Confine, non era mai stata a Medara; ma il mercante con cui aveva vissuto qualche mese le aveva parlato più volte della particolare cittadina oltre il confine. Niente campi, né orti o alberi da frutto. Qualche gregge di pecore, poche mucche, giusto quelle in grado di sopravvivere al Mal Giallo che ogni decina d’anni funestava quelle regioni. Un paese di nomadi, mercanti e arraffoni, che si reggeva sul mercato, i traffici, il gioco d’azzardo e le scommesse, le puttane e la vendita di schiavi.”