2011 22 feb

Sul titolo del seguito

Author: Redazione Categories: Aneddoti, Stesura del seguito

Il titolo dovrebbe essere l’anima del libro, racchiuderne in qualche modo l’essenza e, allo stesso tempo, essere fàtico, catturare l’attenzione.

Come già accennato, quando iniziai la stesura del seguito de “L’acchiapparatti” nel novembre 2009, l’idea era quella di riuscire a pubblicare il romanzo prima dell’estate 2011. D’altra parte, all’epoca, avevo progettato 3 parti e per questo mi ero prefissato di completare la stesura a fine 2010. Le parti sono invece diventate 4 e i capitoli 30, come ne “L’acchiapparatti”. Anche il numero di pagine sarà più o meno le stesso. Un caso?

Ad ogni modo, inizialmente non avevo idee precise sul titolo: “Gamara”, “Il ratto di Olm”, “Il negromante” sono soltanto alcuni dei titoli a cui avevo pensato. D’altronde, sebbene non possa proprio dire che le mie storie sfuggano al mio controllo visto che mi metto nelle condizioni per cui possano farlo, io tento di scrivere e mi trovo a scrivere lasciando che le storie prendano le proprie strade. Insomma, scrivo cercando di lasciare maggior libertà possibile ai personaggi, alla costruzione e allo sviluppo delle trame. Scrivo senza essere certo di chi sia, o chi sarà, il protagonista (anche ne “L’acchiapparatti” ho scoperto chi fosse per me il protagonista soltanto quando sono giunto all’ultima parte del libro). Credo che sia questo, almeno per quanto mi riguarda, il modo più onesto e vero per raccontare una storia. Non trovo strano, dunque, che al tempo non avessi deciso il titolo.

Dopo aver completato la prima delle 4 parti, però, credetti di averlo trovato:

“Gùlghezac”

Tale è rimasto fino alla settimana scorsa quando, su richiesta della casa editrice, ho dovuto iniziare a pensare alla scheda per i librai (il romanzo dovrebbe uscire a ottobre, mese più, mese meno): strillo, breve riassunto della trama, biografia, un estratto. Ma prima ancora dovevo assegnare il titolo al romanzo. Non credevo che avrei avuto dubbi. E invece, nel ripensare al romanzo nel suo insieme, nel digerire gli ultimi sviluppi, mi sono trovato ad essere folgorato da un nuovo titolo:

“Il burattinaio”

Che ve ne pare? Pareri, commenti e impressioni sono molto graditi.

Oggi è il primo anniversario di apertura di questo blog. Be’, più o meno ho fatto ciò che mi ero proposto di fare un anno fa, e sono soddisfatto di quanto dato e ricevuto dall’esperienza. Mi pare di aver trovato un buon equilibrio tra l’utile e il dilettevole. E dunque non credo che devierò molto dalla strada intrapresa all’inizio.
Per il prossimo periodo, ho pensato di inserire circa a scadenza mensile:

  1. Eventuali post che riguardino “L’acchiapparatti”: recensioni, interviste, presentazioni ed eventi, notizie.
  2. Un estratto da “Gùlghezac” su cui fare editing.
  3. Almeno una proposta creativa per le micro-storie.

Riguardo alle micro-storie, mi diverte ideare le proposte e, soprattutto, le percepisco come un utile modo per occuparmi di scrittura e non della “mia” scrittura, riflettere su certe questioni in modo forse più consapevole, scambiare opinioni. In realtà mi accorgo che lo scrivere questi post spesso influenza e viene influenzato dalla stesura di Gùlghezac; e questo mi porta a riflettere maggiormente sugli aspetti narrativi e metanarrativi che lo riguardano. Ne traggo insomma validi stimoli. Mi rendo conto però che lo svolgimento delle tracce proposte è piuttosto impegnativo… Cercherò di rendere la faccenda un po’ più accessibile:

AGGIORNAMENTO sulle MICRO-STORIE

  • Ho creato una pagina contenente tutte le proposte creative per la costruzione delle micro-storie. Trovate il link nella pagina MICRO-STORIE, che è stata aggiornata, o qui.
  • Ho modificato appena la strutturazione delle categorie e dei titoli dei post per renderne più facile il riconoscimento e l’utilizzo.
  • Come già detto, è possibile sfruttare qualsiasi post inserito nella pagina appena generata per iniziare una nuova micro-storia o per proseguirne una in corso. Si possono anche combinare più pezzi da diverse tracce per iniziare o per completare un intero racconto.
  • Alcuni dei prossimi post potrebbero richiedere uno sforzo minore, visto che prevederanno svolgimenti di 1-5 righe, e magari implicare una maggiore collaborazione.
  • Alcuni dei prossimi post, che rientreranno nella categoria “creazione del mondo”, proporranno di scrivere qualcosa che non necessariamente entrerà a far parte di una storia, come testo, bensì potrà essere utilizzato come materiale. Ad esempio l’organizzazione politica-sociale-economica di una cittadina, l’invenzione di storie e aneddoti radicati nella cultura di una comunità di contadini o pastori, la descrizione di un oggetto, di un luogo o di un personaggio. Si tratterà quindi di affrontare quelle problematiche di raccolta e creazione di materiale che si presentano prima di produrre il testo vero e proprio.
  • Alcuni dei prossimi post potrebbero infine essere semplicemente esercizi sugli aspetti più disparati dello scrivere una storia, che possano affrontare dubbi e perplessità mie e vostre, e che abbiano l’intento di dare il via a discussioni sulla scrittura.

Per ora è tutto. Naturalmente sono molto graditi consigli, suggerimenti e idee riguardanti le micro-storie, gli argomenti o l’impostazione generale del blog.

Ormai è da settimane che spendo gran parte del tempo che ho a disposizione ogni giorno nella stesura del seguito dell’acchiapparatti. Al momento sono completamente immerso nel progetto e sono poco propenso a dedicarmi a tutto ciò che mi “porta fuori”. Non a caso, negli ultimi tempi, mi è capitato sempre più di frequente di inserire anche qui nel blog qualche estratto da “Gùlghezac”, per fare esempi, per rispondere a una domanda di un’intervista, per fornire materiale per le proposte creative.

Riguardo ai pezzi riportati finora, nessuno mi ha detto di aver storto il naso, o mi ha dato suggerimenti o consigli. Di solito, nel procedere della stesura, mi prendo periodicamente delle pause durante le quali riflettere, rileggere e fare le prime revisioni. Adesso che ho terminato il capitolo 25, sono tornato a rivedere i capitoli della terza parte. Visto che mi sono prefisso di discutere di scrittura e di editing, giunto al capitolo 22, ho pensato di proporvi la lettura di un estratto prima di rimetterci le mani e di chiedervi esplicitamente impressioni, note e suggerimenti: insomma, quel che potrebbe essere il vostro personalissimo editing del pezzo (sto parlando di line-editing, visto che presupposto per parlare di macro-editing è la lettura integrale del romanzo). In altre parole vi chiedo se, a vostro parere, nell’estratto riportato tutto funziona. In particolare la gestione del punto di vista, i pensieri di Cateno, la verosimiglianza della scena, il dialogo.
Tagliereste qualcosa?
Qualcosa non è chiaro?
C’è il giusto equilibrio tra detto e non-detto?
Il “raccontato” è ben amalgamato e diluito nei pensieri?
Qualche traccia di info-rigurgito?
Le battute potrebbero essere migliorate?
I nomi e/o i soprannomi vi paiono appropriati?

Alcune vostre osservazioni potrebbero poi essere legate a gusti personali. Non esitate, mi interessano, e potrebbero dare il via a fruttuose discussioni.

Ma veniamo al pezzo. Innanzitutto l’ho scelto perché sufficientemente separato dal resto da essere quasi “indipendente” (e, soprattutto, non troppo “spoileroso”). Si tratta della parte iniziale del provvisorio Capitolo 22. Come già detto, nel seguito dell’acchiapparatti, le diverse scene si susseguono in una narrazione in terza persona che abbraccia sempre il punto di vista di un personaggio. Ci sono molti p.o.v. ricorrenti, quelli dei personaggi principali, ma ci sono anche un paio di scene narrate dal punto di vista di un personaggio secondario che compare in quella scena per poi sparire, o quasi, dal romanzo. Questo è il caso dell’estratto riportato. Non mi dispiacciono i cosiddetti “death-pov”, ovvero quei punti di vista (di personaggi destinati a scomparire dalle vicende o addirittura a morire alla fine della scena) che vengono chiamati in causa per mostrare una singola scena.

Questo il link al file pdf contenente il pezzo:

Gùlghezac – incipit capitolo 22

COMUNICAZIONE di servizio: Ho deciso di aspettare il 2 febbraio (primo anniversario del blog) per risistemare e organizzare i post riguardanti le micro-storie (non garantisco però di trovare la forza per intraprendere l’ultima revisione di “Fino all’ultimo pezzo”). Forse pubblicherò, prima di quella data, un ulteriore post per le micro-storie.

EDIT del 24/02/2011:

Ho lavorato un po’ sul pezzo, anche seguendo le vostre indicazioni. Qualche nota:

- Nel primo capoverso, ho inserito una frase sulle mani di Cateno, e ho fatto di lui un armaiolo che fabbrica essenzialmente armi dotate di manico. Che ne dite?

- Non ho trovato una soluzione valida per risolvere il problema di “quei” e “quella” nella frase: ”Quei maledetti uccelli sembravano nutrire una particolare predilezione per quella scala.”  Sebbene mi dispiaccia, ho deciso di eliminarla.

- All’inizio del dialogo ho separato i ricordi-pensieri di Cateno distribuendoli fra le battute. Funziona?

Ecco il pezzo rivisto:

Gùlghezac – incipit capitolo 22 – rivisto

Segnalo una videorecensione, una videointervista e un’intervista apparse in rete nello scorso dicembre.

  • La videorecensione, pubblicata da Valentina Summa, la trovate qui. Vania ha letto sia “L’acchiapparatti di Tilos” che “L’acchiapparatti”. Del primo scrisse una recensione molto bella su Terre di Confine nel gennaio 2009. Ecco il link.
  • La breve videointervista, in compagnia di Francesco Falconi e Paolo Barbieri, è stata invece fatta da Marika Godani subito dopo la presentazione a Lucca Comics and Games 2010… Purtroppo ho una voce bassa e tendo a parlare piuttosto piano, per cui non è facile sentire quel che ho detto. Ad ogni modo Marika ha provveduto a sintetizzare le mie parole. Trovate l’articolo con videointervista qui.
  • Infine riporto di seguito l’intervista, apparsa qui, che mi è stata fatta da Valeria-Cyrilla e che contiene in risposta alla terza domanda un estratto (provvisorio) del quindicesimo capitolo di Gùlghezac, seguito dell’acchiapparatti:

Continua a leggere…

I primi di Novembre 2009, quando ho iniziato a scrivere “Gùlghezac”, titolo provvisorio del seguito dell’acchiapparatti, speravo di terminare la prima stesura entro il dicembre 2010. Eccoci dunque arrivati alla fine dell’anno… Come previsto, non sono riuscito a completare il romanzo. Né sono poi così vicino alla fine. D’altra parte mi sono dedicato al progetto anima e corpo e, tutto sommato, mi ritengo soddisfatto: ho appena concluso la terza delle quattro parti. Prologo e 23 capitoli. Restano 7 capitoli e l’epilogo, 3 o 4 mesi di lavoro.

Ecco l’Indice provvisorio delle prime 3 parti:

PROLOGO
-
PARTE I: SINISTRI FIGURI
1. Riesumazione
2. Dicerie e inquisizioni
3. L’intruso
4. In nome della Luce
5. Prigioniere e aguzzini
6. Gli incanti di Gúlghezac
7. Steben
-
PARTE II: PISTE E SENTIERI
8. Alla torre
9. Il raccogli-orfani
10. Spinavera e vecchi orpelli
11. Perduti e presi
12. Compagni di viaggio
13. Nuove e vecchie conoscenze
14. Una taglia sulla testa del cacciatore di taglie
15. Follia
-
PARTE III: PUTIFERIO
16. Sassi e lumache nella bufera
17. Imprevisti
18. Passaggi al confine
19. Scelte?
20. Nei dedali delle Baracche
21. Le storie di Gogloc
22. Il mendicante
23. Nel “Velarione”
-
PARTE IV: A OLM

Sono ritornato più volte sugli ultimi capitoli, eliminando pezzi, aggiungendo scene. Come mi aspettavo, nell’avvicinarmi al finale, la scelta delle vie da percorrere è divenuta cruciale, e dunque più faticosa. Credo di aver sistemato la terza parte in maniera sufficiente per potermi dedicare alla quarta, sebbene abbia almeno un quadernetto pieno di annotazioni con dettagli da aggiungere, snodi della trama da rendere più chiari, eventuali nuove scene da inserire. Procedo… Ritornerò sul testo una volta completata la prima stesura. Una volta che avrò più chiare molte cose.

Adesso ho in programma di spendere i prossimi giorni a pensare e a ripensare alla trama dell’ultima parte, a cercare di arricchirla, studiarla, digerirla. Oltre che definire e precisare gli snodi e i passaggi nella storia, devo iniziare a lavorare sulle singole scene dei diversi capitoli: decidere quali mostrare, “visualizzarle”, schematizzarle e riflettere sui passaggi di punto di vista. In “Gùlghezac”, infatti, il punto di vista è sempre affidato ai personaggi, non c’è quasi traccia di narratore onnisciente. I personaggi in ballo sono molti e, se si vuole limitare al massimo il raccontato, diviene fondamentale la scelta delle scene da mostrare: devono sì contenere gli eventi più importanti ai fini della trama, ma anche dare la possibilità di recuperare le informazioni (attraverso dialoghi e pensieri, ad esempio) di quanto accaduto e non mostrato. Questo però è un discorso lungo e complesso, che coinvolge la cronologia degli eventi e i salti di scena, e a cui probabilmente dedicherò un post più avanti.

Una delle difficoltà che devo poi affrontare in quest’ultima parte ha a che fare con quella che si potrebbe chiamare la “costruzione di mondi”. Nella parte finale del libro, infatti, i personaggi giungeranno a Olm. A dire il vero, ho già riempito un mezzo quadernetto di note che riguardano la capitale del Regno, l’architettura e la struttura della città, la vita e l’organizzazione sociale, la storia, il Culto della Luce e i suoi riti… Ma adesso devo decidere che cosa è essenziale, che cosa reputo necessario mostrare; e riflettere su come trasmettere certe informazioni.

Nella terza parte, ho già “abbandonato” le Terre di Confine, e infatti ho dovuto lavorare molto sull’aspetto di costruzione dell’ambientazione di cui ho parlato sopra: note e appunti, mappe di paesi, riflessioni su lingua e cultura degli abitanti. Molte delle vicende si svolgono a Medara, in compagnia dei girovaghi, una comunità di nomadi che fanno però tappa parte dell’anno nella baraccopoli della cittadina a sud del confine. Uomini “liberi”, che vivono giorno per giorno; musicisti, mercanti viaggiatori, artisti, acrobati e giocolieri, la cui cultura è intrisa sia di astuzie ed espedienti per campare che di superstizione. Al momento sto pensando di differenziare e rendere particolare la loro lingua, o meglio, il loro modo di parlare… Se qualcuno avesse suggerimenti, sarebbero ben accetti. Così come sarei ben lieto di ricevere consigli sulla mappa e sulla prima descrizione di Medara che riporto qui sotto. Naturalmente informazioni e dettagli sulla cittadina trapelano e vengono mostrati qua e là nei capitoli, ma l’estratto che segue contiene il “primo contatto”: uno dei pochi pezzi che sanno un po’ di raccontato, sebbene sia comunque breve e inserito nel punto di vista di un personaggio.

Ecco la mappa di Medara:

Mappa di Medara


Cliccare sopra l’immagine per ingrandirla.

Ed ecco l’inizio del capitolo 20:

“Eccola Medara, covo e rifugio di ladri, tagliagole, pendagli da forca, reietti. Isotta si sporse dalla fiancata del carro. La strada saliva dolce su un altopiano di terra argillosa, un’enorme duna di sabbia bagnata e compatta al di sotto di una superficie friabile e polverosa. Così era la terra da quelle parti, difficile da dissodare e spesso acquitrinosa al punto da rendere ardua qualsivoglia coltivazione. In alto si intravedevano le prime case, strutture di legno e pietra, fango secco e paglia, arroccate l’una sull’altra ai lati della via.

Isotta non aveva mai lasciato le Terre di Confine, non era mai stata a Medara; ma il mercante con cui aveva vissuto qualche mese le aveva parlato più volte della particolare cittadina oltre il confine. Niente campi, né orti o alberi da frutto. Qualche gregge di pecore, poche mucche, giusto quelle in grado di sopravvivere al Mal Giallo che ogni decina d’anni funestava quelle regioni. Un paese di nomadi, mercanti e arraffoni, che si reggeva sul mercato, i traffici, il gioco d’azzardo e le scommesse, le puttane e la vendita di schiavi.”

2010 23 dic

Intervista su “Fantasy Planet”

Author: Redazione Categories: Interviste, Rassegna Stampa

Ieri è stata pubblicata una lunga intervista, a cura di Fabrizio Valenza, sul sito “Fantasy Planet”. La potete trovare  e leggere qui. Oltre ad alcune domande ricorrenti, nell’intervista è stato dato ampio spazio a interrogativi riguardanti il mio modo di scrivere e le mie idee in fatto di narrativa fantastica.

Come faccio di solito, la riporto anche qui sotto:

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