2010
01
mar
MICRO-STORIE
Questa pagina raccoglie il frutto del laboratorio di scrittura a più mani. Spero possa essere sufficiente, a chiunque volesse partecipare, leggere i seguenti post:
Aggiornamento sulle micro-storie
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Tutti i post contenenti una traccia da cui attingere per iniziare una micro-storia nuova o per proseguirne una in corso sono raccolti in questa pagina:
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Nella pagina raggiungibile tramite il seguente link ho invece inserito (e inserirò) le micro-storie o i pezzi delle micro-storie generate nell’ambito di questo laboratorio di scrittura a più mani:

21st marzo 2010 at 19:06
Ho aggiornato le micro-storie fino a comprendere i contributi derivati dal post sui dialoghi e pervenuti fino ad oggi. Dato che i diversi racconti si intrecciano, ho optato per la soluzione provvisoria di includere in ciascuna storia tutti i pezzi che la riguardano. L’editing è ancora parziale e il punto di vista del tutto da rivedere e sistemare.
Ritengo che questa possa essere la soluzione migliore per ora. Quando le cose si definiranno, potremo attuare le scelte del caso con maggior cognizione di causa e quindi decidere come procedere.
22nd marzo 2010 at 17:12
Hm, quindi dove continuiamo? Sempre sul post dei dialoghi? Se è così…
@Ignacio.
Ciao! Allora, dov’eravamo rimasti? Dovevi darmi qualche dritta sul luogo in cui vuoi attirare la tua misteriosa vittima. O come intendi procedere.
Attendo tue notizie.
@Francesco. Belle le recensioni al libro.:) Eh, sì, visto che i lettori non sono quella massa di caproni indolenti che mangiano pane e marketing ogni giorno? Forse forse i buoni libri se li sanno cercare, e grazie tante, tiè!
Ma quando l’avrò letto, dove posso commentarlo?
22nd marzo 2010 at 22:30
@ Lidia e non solo. In verità io non so bene dove sto andando. Dire che ho un progetto in testa sarebbe una menzogna! Sono finito su questo blog perché sono uno che si butta, e si vede. Pensavo di aspettare questo nuovo post di Francesco per fare un po’ di chiarezza… macché, per vedere che succede, in realtà!
Che te devo dì?!
Comunque ci sono. Mi va bene tutto!
22nd marzo 2010 at 22:55
@Lidia Perfinta: In effetti, hai proprio ragione. Ci penso un po’ su. Forse nella pagina “Il libro”… Comunque, sono senza dubbio graditi i suggerimenti.
@Ignacio: Forse domani sera (al massimo mercoledì) scriverò il prossimo post. Qualcosa verrà fuori.
2nd maggio 2010 at 22:46
Ho inserito i pezzi all’interno delle pagine delle micro-storie con un criterio (riguardo all’includere o meno i “pezzi di intersezione” nelle diverse micro-storie) piuttosto arbitrario, per ora. Non li ho ancora rivisti, né ho controllato o risolto eventuali discrepanze. Lo farò nei prossimi giorni, o in concomitanza con la revisione globale, che sarà fatta nell’ottica di creare un unico lungo racconto.
3rd maggio 2010 at 22:37
Nostalgica dello slancio creativo ho riletto qualche Micro Storia. Mi sembrano ben riuscite.
Fare un’unica storia (con eventualmente due finali) mi sembra un’ottima idea.
Ho pensato che c’è il problema dell’ordine in cui mettere i pezzi e ci ho un po’ riflettuto. Forse mi sembra carino rispettare l’ordine in cui soo stati scritti. Iniziare con Gufa, Odo, Brunilde, insomma i satelliti, e poi introdurre Avvoltoio e bambine, o viceversa. O ancora, intercalati (mi sembra di ricordare che i pezzi iniziali dell’avvoltoio fossero due, ma potrei sbagliarmi).
Che ne pensate? Comunque intravedo un buon risultato!
4th maggio 2010 at 05:49
@Psicomama.
o quello doppio, il personaggio che incroceranno sulla loro strada, e che, nel bene o nel male (entrambi, per me) cambierà le loro vite.
Ciao! Sono tornata!
Sull’ordine delle storie ho riflettuto spesso anch’io. Secondo me si dovrebbe iniziare con le bimbe. Soprattutto perché entrambi i finali, o quello unico, riguardano anche loro. E l’Avvoltoio è, sia se costruiremo l’Unico Sommo Finale,
Io metterei:
pezzo Ghita Melissa – di Gufa, – di Brunilde (quello di Lupo Cattivo che aveva aggiunto la storia del mercato)- che si aggancia così all’arrivo nella radura dell’Avvoltoio e sua intenzione di andare al mercato.
Poi, coi secondi pezzi, iniziare proprio con l’Avvoltoio che arriva e attende – poi dialogo con bimbe – poi con tutti gli altri – poi finali degli altri – e poi i nostri, o nostro.
Questa era un po’ l’idea che mi ero fatta.
Per la questione del finale, Psicomama, sto riflettendo molto, su come riuscire a “sciogliere” il mio col tuo. Con quello che avevo scritto io per me non si poteva fare, ma se lo cambierò e punterò invece sul finale grottesco ironico per l’Avvoltoio (assediato da Melissa), allora sarebbe una gran cosa fonderli in un unico pezzo (con modifiche in entrambi, è ovvio).
Se ci riuscissimo pensavo questo. Cambia proprio la storia e il significato che stanno dietro il mio personaggio. Sarebbe un po’ come dire: una creatura incontra l’animale uomo, e in un modo o nell’altro l’incontro lo segnerà per sempre.
Dal primo contatto (col sangue umano), scopre la sua resistenza, la sua astuzia e il suo desiderio di dominio, tanto che quello stesso sangue inizia una sconvolgente trasformazione per dominare la creatura.
Ma anche un altro aspetto sconvolgente. Nel nostro nuovo ipotetico finale, l’aver mangiato un padre e l’esser costretto a vivere accanto alla figlia, gli farà scoprire un altro tratto per la bestia incomprensibile e assurda degli umani. I legami affettivi…
Che lui ripugna, perché è una creatura di istinti bestiali, opportunistici. Così anche questo aspetto degli umani, per noi positivo, per la bestia è soverchiante, invadente, e cercherà di schiacciarlo.
Che ne dici, come va come interpretazione simbolica?
Il grande divario tra un animale e gli uomini. E le cose assurde che possono andar storte quando si incontrano.
Certo, non voglio soffocare la storia con simbolismi pesanti e retorica, ma avere chiaro questo pensiero, dello scontro tra una creatura e gli esseri umani, se lo condividi anche tu, potrebbe dare un senso e una direzione più precisi e intensi alla nostra storia. Fammi sapere!
4th maggio 2010 at 22:50
Lidia: Mi piace moltissimo, e mi sembra anche plausibile.
Questo: “Che lui ripugna, perché è una creatura di istinti bestiali, opportunistici. Così anche questo aspetto degli umani, per noi positivo, per la bestia è soverchiante, invadente, e cercherà di schiacciarlo.” E’ un’intuizione molto bella e realistica, psicologicamente parlando.
Qui:
“Il grande divario tra un animale e gli uomini. E le cose assurde che possono andar storte quando si incontrano.” Intendevi creatura, non animale, giusto? Il divario fra l’animale uomo, emotivo – con aspetti infimi, resistente, astuto, che desidera il dominio, ma anche aspetti elevati, di legame affettivo – e una creatura-bestia-quasialiena, che funziona con l’istinto animale puro, opportunistico. E vi si ribella. Rivelandosi però in questo ancora una volta umana. E’ stato ormai contaminato. Mi piace molto. Nella tua spiegazione mi sembra esserci un po’ di confusione nell’uso dei termini animale e bestia, dati ad entrambe le patri.
C’è più differenza mi pare, almeno in partenza. Il punto, che tu hai delineato, sembra essere l’incontro/scontro fra una creatura-bestia e l’essere umano con la sua emotività. Una cosa non mi è chiara: la bestia, che io ho pensato quasi aliena per il suo essere priva degli affetti umani, è disumana in quanto animale (istinti opportunistici e pulsioni) o in quanto fredda e calcolatrice (robot? solo intelletto, completamente priva di emotività)?
Faccio solo per speculare; non incide sulla storia. Mi piace molto se viene fatto questo, nel caso venga fatto. Non farei le scelte in base al significato simbolico. Il discorso interpretativo segue e accompagna ma credo sia meglio non incida sulla scelta. Penso sia valido quel che viene. E poi bello il pensarci sù e aprire nuove porte. Se facessimo questa scelta credo che quel che tu hai delineato ne sarebbe il senso.
4th maggio 2010 at 23:40
Belli i personaggi femminili!
Al momento, nel seguito dell’acchiapparatti, sono alle prese con tre donne, o meglio, mi sono fatto conquistare da tre donne, e ho deciso che voglio seguirle…
5th maggio 2010 at 11:55
@Psicomama.
Sto proprio cercando di capire a fondo, in questi giorni, il personaggio dell’Avvoltoio. In vista poi di un finale diverso, ho di sicuro alcuni aspetti da approfondire (tra me e me, non temete!) Può essere quindi, e mi scuso, che faccia ancora un po’ di confusione.
Interessante la tua riflessione: l’Avvoltoio agisce semplicemente per istinti, e quindi non può comprendere l’emotività fra le sue caratteristiche, o la ripugna con consapevolezza, perché è freddo e calcolatore? Credo che questo sia un punto chiave che devo capire. Hai centrato il punto da risolvere.
Per il momento avevo avuto un’intuizione, e sapendo qual è la tua professione, mi interessava approfondire l’argomento per avere spunti da te.
Me ne hai dati già molti. Grazie!
Sì, devo capire in che modo l’Avvoltoio si differenzia dagli uomini… Perché ripugna certe loro caratteristiche e perché queste, anche una volta che lo “infettano”, restano sempre estranee per lui, aliene.
Secondo te, Psicomama (anche Francesco!), esiste una scelta più plausibile da fare per delineare questo personaggio e definirlo?
5th maggio 2010 at 16:08
“Perché ripugna certe loro caratteristiche e perché queste, anche una volta che lo “infettano”, restano sempre estranee per lui, aliene.”
In genere si rifugge o si vuole distruggere il diverso perché si ha paura.
Paura di esserne toccati, paura di scoprire qualcosa di noi stessi che non vogliamo vedere, paura di scoprirsi fragili, o bisognosi… paura di essere portati a cambiare, paura di perdere le proprie certezze e un’organizzazione interna che più o meno funziona. Che funziona però al prezzo di decurtare una parte di sè che non si può avvicinare. In genere l’altro che si rifugge o offende è lo specchio di una parte di noi stessi ritenuta minacciosa e allontanata, o negata, o scissa. Una parte già interna ma ignota avvertita come pericolosa per l’equilibrio di tutta l’organizzazione. Il prezzo di una sua integrazione sarebbe troppo alto. Eppure, a ben guardare, la parte temuta si ingrandisce e acquista potere distruttivo proprio perché scissa. Come ci insegna il Mietitore nel buco. E reprimendo quella si perdono anche aspetti di ricchezza e risorse preziose. Nonché una parte di noi stessi che forse merita comunqe di vivere ed essere conosciuta.
Spero sinceramente di non banalizzare. Prendi con le pinze queste mie parole. Scrivo spontaneamente e perché te ne interessi ma temo molto di essere riduttiva e grossolana, o indelicata, non conoscendoti affatto. Vorrei aprire porte di pensiero, non chiuderne! Usa solo quello che ti risuona dentro.
Non ho compreso bene il senso di questa domanda:
“esiste una scelta più plausibile da fare per delineare questo personaggio e definirlo?”
5th maggio 2010 at 18:22
@Psicomama.
No, no, non preoccuparti. Non sei affatto indelicata. Lo studio della mente umana, delle sue resistenze e delle reti che tesse durante la vita (e in cui molto spesso casca da sola), lo trovo magnifico. Che poi io abbia lasciato questo tipo di studi… Beh, questa è un’altra storia. Va bene, prenderò con le pinze quel che dici. Però lo trovo un discorso davvero intrigante.
Devo dire una volta di più che quest’esperienza è arricchente ogni giorno di più, e riesce sempre a sorprendermi! Pensa, da un finale da ridiscutere su una chimera fatta di animali smangicchiati, salta fuori anche questo.
Bello, proprio bello.
Sulla domanda.
Intendevo dire solo: E’ più credibile se rendo l’Avvoltoio solo un animale istintivo, o un essere calcolatore?
Ma era più che altro una domanda su come vedreste voi la scelta migliore. Era per confrontarci. Mi è venuto in mente di chiedere pensando al discorso sulle diverse opinioni mie e di Francesco circa la credibilità o meno di un cambiamento nell’Avvoltoio. Solo questo.
Torno a riflettere. Ciao!
@Francesco.
Quali personaggi femminili? Isotta? Hai già inserito anche il personaggio di Brunilde? Dicevi che sarebbe stato un personaggio secondario nel secondo Acchiapparatti. A proposito: mi piace molto la nuova mappa. Ha ragione Psicomama. Ha un non so che di simpatico.
5th maggio 2010 at 23:04
Condivido pienamente la tua soddisfazione per le nostre riflessioni. Come dimostra la mia assiduità su questo sito. E’ assai raro che mi trovi coinvolta in rete. A ben guardare, tranne l’inguaribile passione anobiiana, è la prima volta. E se d’anobii la colpa l’hanno i libri qui l’hanno certamente i personaggi!
Sono toccanti le tue parole semplici e calde.
Sulla domanda:
“E’ più credibile se rendo l’Avvoltoio solo un animale istintivo, o un essere calcolatore?” La risposta è molto soggettiva.
Posso dire qualcosa in base ai miei gusti e al mio sentire… Provo a scrivere spontaneamente per vedere cosa mi viene:
A me piace che voglia sopravvivere. Non so come è; immagino che cosa prova (ma già forse lo rendo umano?) e lo scopro nella mia immagine invidioso degli uomini. Si sente inferiore, meschino e vuole imitarli, essere come loro… Averli. E distruggerli. In realtà li ammira. Lo corrode un’invidia distruttiva che nasconde ammirazione. Desiderio. Crede di sentirsi superiore, forte e sprezzante. Sotto sotto è un essere bisognoso e debole. Neanche tanto cattivo. Solo, questo sì, e vergognoso.
Ho preso tutt’altra deriva.
Visto che avete apprezzato le citazioni e che a Francesco piace Jung ne scrivo una sua a tema:
“Io so, certo, che dietro ogni parola che dico sta il mio particolare e unico Sé, con il suo mondo specifico e la sua storia; ma io continuerò a soddisfare il bisogno di parlare di me stesso”(Jung, 1913).
6th maggio 2010 at 05:55
@Psicomama.
Bella la citazione di Jung. E sì, anche io non sono una grande frequentatrice di blog. Pensa, nemmeno di anobii. E’ la prima volta che seguo assiduamente un blog.
Leggevo sempre Gamberi Fantasy, ma mai intervenivo.
Qui invece ogni giorno mi piace “capitare per caso”.
Le tracce date da Francesco, la sua disponibilità, le persone che hanno deciso di dare i loro contributi, ma soprattutto i personaggi che ne sono venuti fuori.
E’ questo che mi spinge a tornare sempre.
Mi piace anche la tua riflessione sull’Avvoltoio. Già, se voleva tanto l’essere umano come parte di sé, di sicuro aveva avvertito qualcosa di forte che ha cominciato a bramare e che sentiva mancargli.
Ma come è per tutte le cose, ogni avvicinamento a qualcosa di sconosciuto, ha la sua dose di rischio!
Ciao!
6th maggio 2010 at 22:58
Ehi, qui si fa della filosofia! E inventare una ladra assassina cosa vorrà dire ?
Ma poi, da buon precisone, ho pensato che se è un animale non può essere intelligente. L’uomo è l’unico animale intelligente. Qualcosa non mi quadra. La chimera è un essere intelligente? L’animale puro invece non è plausibile perché non odia. L’avvoltoio odia, o qualcosa del genere.
Io ho provato a immaginare l’avvoltoio come freddo e calcolatore, solo intelligenza e programmazione fredda. Sarà che sono un informatico? Incomincio a capire!
6th maggio 2010 at 23:40
@ Ignacio: Non avrei mai detto tu fossi un programmatore! Ti sei messo a scrivere e lasciato essere, come tu stesso hai detto. Se anche tu fai allusioni all’espressione di aspetti di sé attraverso lo scrivere, mi permetto di dirti che qui con noi deve essersi espressa un’altra parte di te stesso. Forse quella avventuriera che si intrufola e va a scoprire, o a scassinare, qualche volta a distruggere… insomma, quella ladra assassina! Anche bella, ricca, sensuale… chissà forse ha anche potenzialità contenitive e materne? Creative senz’altro. Se posso spingermi oltre, faccio un po’ i tarocchi come da adolescente. Mi fa pensare ad un lato di te, furtivo e nascosto, che vuole andare al cuore delle cose, a rubare il segreto, a esplorare l’enigma della madre insomma.
Bellissima da incontrare!
E ora che c’è da tirare le somme, fuor di storia, ecco Ignacio programmatore che organizza e ’scova’ contraddizioni. Si uniscono informatico e ladra!?
Comunque ci tengo a ripetere che secondo me non bisogna scegliere a tavolino le caratteristiche dei personaggi in base a ciò he vogliamo esprimere ma piuttosto fare il contrario. Lasciar essere, e poi se vogliamo rifletterci e ascoltare cosa ci dicono i personaggi che sono comparsi. “Gemmati”, come direbbe Antonino Ferro. Mi sembra che proprio Francesco citi Jung in un’intervista: “Non io creo me stesso, piuttosto io accado a me stesso”.
Allora, lasciamoci accadere!
…Anche se sarei curiosa, Francesco, di sapere com’è il tuo avvoltoio!
7th maggio 2010 at 06:48
@Psicomama.
Sono d’accordo. Lasciarsi essere…
Il mio Avvoltoio, infatti, (nel finale che avevo scritto), si è lasciato andare a pura e semplice malvagità. Forse non sono stata capace di mostrarlo a dovere, ma l’idea di un eventuale cambiamento era che ne uscisse ancora più malvagio di prima. Insomma, fregare una bambina e pensare di sfruttare il legame che aveva col padre mi sembrava già un passo avanti nella cattiveria.
Un’altra vendetta sugli uomini, ma più subdola che mai. L’aveva anche detto: ha mangiato il padre, e sarebbe stato più forte di prima.
Questo poteva esser visto come il principio di un cambiamento… semplicemente un cambiamento in peggio.
Di solito non studio a tavolino i personaggi. Ma ad un certo punto arriva il momento in cui tutto quello che ho scritto per un romanzo o racconto, mi spinge a farmi delle domande:
“Dove volevi arrivare con tutto questo?”
“C’è qualcosa in particolare che volevi dire? Dove ti sta portando questo personaggio? Cos’è che sta cercando di dire?”
Ecco, quando arrivo alla fine di uno scritto, mi faccio queste domande.
@Per Ignacio.
Capisco il tuo dubbio sull’intelligenza dell’Avvoltoio. Ma io parto da un punto di partenza diverso. Soprattutto in un mondo “alternativo” al nostro, non mi sento proprio di attribuire intelligenza solo all’essere umano. Quindi per me esistono creature che possiedono “un’altra intelligenza”, rispetto alla nostra.
E’ come se volessi dar voce ad altre creature che anche nel nostro mondo si è convinti posseggano una certa intelligenza (delfini, scimpanzé, balene).
E in questa storia potrebbe esserci appunto l’incontro scontro diversi mondi.
7th maggio 2010 at 11:46
Non entro in merito, per ora, sulla questione del finale. Sono però molto contento di veder così animato il blog dalle vostre interessanti discussioni. Sebbene al momento intervenga poco, mi sto veramente gustando i vostri scambi.
Ne approfitto per l’appunto per scusarmi se in questo periodo sono un po’ latitante. La scuola, gli impegni per il libro, la mia bimba e altre cosette stanno assottigliando sempre più il mio tempo libero. Ieri sera ho vissuto un’avventura degna dei miei personaggi: quando sono rientrato in casa prima di cena, ho trovato le camere completamente allagate. Due, tre dita d’acqua. E c’è il parquet, per la miseria…
@Lidia: Brunilde ha già un piccolo ruolo. Isotta fa parte di uno dei terzetti di donne di cui parlavo.
@Psicomama: La citazione di Jung è davvero molto bella e profonda.
@Ignacio: Sembra proprio che anche tu abbia subito il fascino dei personaggi femminili.
8th maggio 2010 at 22:44
@ Psicomama: Hai colto nel segno! Allora starò più aperto nei confronti della ladra che c’è in me, eh, eh!
8th maggio 2010 at 23:10
Allagamento? Emergenza emotiva affrontata positivamente, ora torna fra noi e dicci la tua sull’avvoltoio!
Scherzo! Non voglio metterti fretta, anzi, prenditi i tuoi tempi ovviamente; è che sono curiosa e impaziente. Perdonami!
Ehi, ma le altre tre donne siamo noi, allora. Ops, scusa ma… Lidia, io e …Ignacio?! O la donna che c’è in te?
31st luglio 2010 at 16:30
Un saluto e un pensiero che accompagni tutti noi navigatori di libri nei viaggi vacanzieri fra nuove pagine. In particolare pensando a Lidia, Ignacio e naturalmente a Francesco.
“Il mondo che è un libro è divorato da un lettore che è una lettera nel testo del mondo”. Manguel
23rd dicembre 2010 at 22:00
Inserita la micro-storia “La muta.” Ho legato anche il pezzo di Ignacio, dato che mi pare sia stato scritto per entrare a far parte di quella storia.
25th dicembre 2010 at 10:28
Sì, per me va benissimo, io avevo scritto effettivamente il pezzo per attaccarlo alla storia della muta. Ora aspetto Psicomama o Lidia. Oppure proseguo io