Ecco finalmente un nuovo post per le micro-storie.

Dieci anni fa ero ben lontano dall’aver compreso fino in fondo il peso e l’importanza del punto di vista. Per carità, sapevo bene cosa fosse, avevo già frequentato un paio di corsi di scrittura e ne avevo avuto più che un’infarinatura durante il liceo (il mio professore di lettere del triennio era un fanatico strutturalista). Eppure non ero del tutto consapevole della sua importanza. Lo consideravo più uno strumento per analizzare i testi che un aspetto basilare per costruirli.

E difatti nella prima stesura de “L’acchiapparatti di Tilos” devo confessare di aver proceduto “a senso”. Mi sono reso conto che questo procedere a senso (un senso che viene sviluppato in maniera spontanea con la lettura) mi manteneva generalmente sulla retta via. In fase di rilettura l’orecchio riusciva spesso a segnalarmi qualche incongruenza nella gestione del p.o.v., ma non sempre.

Quando sono andato a riscrivere “L’acchiapparatti” per l’edizione B.C.Dalai, avevo acquisito consapevolezza. Uno dei 4 punti-controlli da fare in modo accurato per ciascun capitolo era per l’appunto il punto di vista. Credo di aver fatto un buon lavoro, aver risistemato diverse cosette e aver conferito rigore alla gestione del p.o.v. Al tempo, però, scelsi (fu una scelta sofferta e con più ripensamenti) di non associare, come invece per il cambio di luogo e/o di tempo, un salto di riga (ovvero la riga bianca di “cambio scena”) al cambio di punto di vista.

Ne “Il burattinaio” invece ho sempre segnalato il cambio di punto di vista con uno stacco di riga (anche se in realtà coincide sempre con un cambio di tempo e di luogo visto che certe scelte le ho fatte prima della stesura, in fase di progettazione). E ogni volta che mi accingevo a pensare per la prima volta alla struttura di un nuovo capitolo e annotavo le 4 o 5 macro-sequenze che lo avrebbero costituito scrivevo al fianco di ciascuna di esse il punto di vista. Perché la scelta del punto di vista è (o per lo meno è divenuta per me e per il mio modo di scrivere) cruciale.

Ne “Il burattinaio” la narrazione procede per scene scritte dal punto di vista dei personaggi in terza persona (sono molti i personaggi-p.o.v.), fatta eccezione per brevi intermezzi o passaggi in cui compare un narratore non onnisciente (nei quali la “telecamera” si solleva appena dalle spalle di un personaggio per inquadrare dall’esterno la scena).

Il discorso sui legami tra la scelta del p.o.v e l’approfondimento dei personaggi, il ritmo serrato e il movimento in una narrazione per scene, l’immedesimazione e l’immersione nella storia, è a dir poco vasto. Non ho intenzione di affrontarlo qui. Sono convinto però che certe mie scelte siano in sintonia con e frutto dell’epoca che viviamo. L’estrema attenzione all’immersione e all’immediatezza, la mancanza di filtri e la densità del flusso di informazioni sono aspetti che riflettono i nostri tempi. Al giorno d’oggi averli ben presenti è, a mio parere, fondamentale per chi scrive. Chi nella scrittura fa ricerca e sperimentazione, chi vuole stare al passo coi tempi, non può non rendersene conto.

Trovo efficace e proficuo l’alternarsi in scene successive del p.o.v. di diversi personaggi, vivacizza la narrazione, le dà brio. Naturalmente un alternarsi chiaro e coerente, e con le giuste segnalazioni al lettore. Rigore, rigore, rigore… Ma anche un certo grado di flessibilità e un occhio di riguardo nei confronti di leggibilità e scorrevolezza. Per cui, in alcuni casi, non condanno né disdegno profonde immersioni alternate a leggeri (leggeri!) allontanamenti dal punto di vista scelto per la scena.

L’eventuale “progressivo ingresso” nel punto di vista di un personaggio può diventare anche una buona tecnica, a mio avviso, specie all’inizio di una nuova scena. In questo post mi soffermerò su qualche possibile modo di introdurre e di sposare il punto di vista di un personaggio. O meglio sulle diverse sfumature che possono esserci tra il calarsi totalmente in tale punto di vista e lo scivolarci pian piano.

TRACCIA:

Scegliere un personaggio, nuovo o già esistente (comparso nelle micro-storie o ne “L’acchiapparatti“), e sposare il suo punto di vista per:

  • Dare il via a una nuova micro-storia.
  • Proseguire la micro-storia dal titolo provvisorio “La Muta”, che trovate qui.
  • Scrivere un intero racconto breve, centrato sul personaggio.

Scegliere uno dei due approcci: calarsi immediatamente e totalmente (in maniera stretta) nel p.o.v. o discendervi in modo graduale. Per  cercare di farlo in maniera “stretta”, aiutarsi con situazioni o personaggi particolari.

MATERIALE:

Tre esempi, tratti da “Il burattinaio”, con qualche commento che spero possa esservi di ispirazione (iniziare la lettura dallo stacco di riga e cliccare per ingrandire).

1. Questo è il primo pezzo del romanzo scritto dal punto di vista di Gamara, l’ex-cacciatore di taglie sfigurato. Il lettore lo ha incontrato qualche pagina prima (dal punto di vista di Fulciero). La scena inizia dentro al suo punto di vista senza preamboli o mediazioni.

Bozze: pagina 62

2. Primo pezzo scritto dal punto di vista di Orgo, il gigante un po’ lento di comprendonio. Il primo capoverso non è, per scelta, totalmente calato nel punto di vista. In particolare il nome proprio “Zaccaria” resta tale, nonostante la scelta successiva e coerente in tutto il romanzo di utilizzare i nomi con cui il personaggio-punto di vista chiama gli altri personaggi. Ho lasciato questa lieve incongruenza perché mi suonava la scelta migliore, non rischiava di far indugiare il lettore ed era giustificata, appunto, da una veloce discesa nel p.o.v. del gigante a inizio scena.

Bozze: pagina 120

3. Qui il primo capoverso serve per presentare la situazione ed è scritto scegliendo un narratore in terza persona non onniscente. Si entra nel punto di vista di Guia soltanto a riga 22 (la discesa non è comunque graduale).

Bozze: pagina 126

E infine qualche bislacco e più o meno confuso suggerimento:

- Scegliere un personaggio strano, con una visione strampalata delle cose/persone/situazioni/oggetti e dai modi di pensare quantomeno singolari. Oppure addirittura cieco. O sordo.

- Cercare di trovare una situazione particolare in cui collocare il personaggio in modo tale che la scelta di narrare dal suo punto di vista si ripercuota fortemente sul pezzo.

- Perché non sposare il punto di vista del mangiapeccati che risorge?

- Due personaggi, ad esempio torturatore e torturato, o prigioniero e aguzzino, sono calati un una certa situazione “instabile”. Narrare/descrivere la scena in due pezzi successivi, il primo dei quali scritto dal punto di vista dell’uno, il secondo dal punto di vista dell’altro.

Un post di segnalazioni varie:

- Innanzitutto segnalo il primo concorso letterario benefico “Storie di Confine”, ideato e organizzato dall’associazione culturale Terre di Confine, e aperto a racconti di genere fantasy che affrontino la tematica del “confine”, nella sua accezione più ampia. Io farò parte della giuria. Potete trovare tutte le informazioni qui.

- Di recente, come membro della giuria, ho valutato i 32 racconti finalisti della terza edizione del Premio letterario Internazionale “Città di Barletta”. Potete trovare qualche dettaglio sull’interessante premio qui, e l’articolo contenente l’elenco dei dodici racconti finalisti qui.

- Lidia Perfinta ha iniziato a pubblicare (“a episodi”) sul sito di fanfiction EFp la storia “Fino all’ultimo pezzo”, nata nell’ambito di questo blog. Ha lavorato parecchio e bene sul testo e me lo ha inviato perché ci dessi un’ulteriore occhiata. Al momento potete trovare la storia qui. Se non ho capito male, quando i racconti saranno due, compariranno in questa pagina.

- Entro qualche giorno, al più un paio di settimane, dovrei riuscire a ripristinare il sito personale www.francescobarbi.it.

- Infine questo è il link a un’intervista, pubblicata sul sito “Apostrofando“, a cura di Michele Ciardelli, autore dei romanzi “16 rose arancioni” e “Due giorni in più”. La riporto anche qui sotto:

Continua a leggere…

2011 29 apr

Ambientazione, Voci e dicerie

Author: Redazione Categories: Ambientazione, Immagini, Tramificio, micro-storie

La traccia che propongo in questo post ha a che fare con l’ambientazione e affronta indirettamente la riflessione e le problematiche relative alla scelta di mostrare piuttosto che raccontare o viceversa.

La costruzione del mondo, ovvero dell’ambientazione, è forse uno degli aspetti più caratterizzanti dello scrivere fantasy o fantastico, e abbraccia un qualcosa di veramente esteso. Dalle credenze/superstizioni, condizioni di vita, cibi, erbe mediche e droghe, nomi e sogni di una famiglia di pescatori che vivono isolati su un lago di montagna, alle lingue, le razze, l’economia e le strutture politiche e sociali, le culture, le religioni, la storia e la geografia di un continente… Il lavoro di documentazione e lo sforzo creativo per costruire un’ambientazione verosimile e intrigante, che sia funzionale alla storia, possono naturalmente essere più o meno cruciali e impegnativi (a seconda del genere, o comunque della storia che si ha in mente di narrare). Anche per questo motivo ho imposto il vincolo di collocare le micro-storie nelle Terre di Confine. Ho pensato che dare alle storie questo substrato comune potesse facilitarne la stesura: lo scrittore non ha necessità di fornire troppi particolari sull’ambientazione visto che il lettore ne ha già un’idea più o meno precisa. A ogni modo, ci sono molti manuali che trattano o quantomeno si soffermano sulla questione, non è davvero mia intenzione affrontare qui un argomento così vasto.

Senza dubbio, collocare la propria storia in una realtà credibile e verosimigliante è tanto importante quanto faticoso. D’altra parte il ragionare e il lambiccarsi il cervello su certi aspetti può far emergere e dar voce a idee per la storia stessa. Proprio su questo punto vorrei concentrare l’attenzione. Qui è infatti mia intenzione circoscrivere il discorso relativo alla costruzione del mondo rappresentato a un piccolo e marginale mezzo per descrivere e connotare l’ambientazione: una voce, una diceria, un aneddoto, chiacchiere e pettegolezzi che da tempo serpeggiano nell’ambiente dove viene collocata la micro-storia e che lo caratterizzano, ne fanno parte più o meno profondamente.

Proprio per il particolare mezzo/artificio di costruzione dell’ambientazione su cui ho scelto di puntare lo sguardo, credo che la traccia possa permettere di riflettere in un modo focalizzato e forse un po’ inconsueto sulle differenze tra mostrare e raccontare. Anche su questo argomento esistono naturalmente molti manuali e sono presenti in rete diversi articoli interessanti. Io mi limito a dire di essere convinto che sia sempre buona norma mostrare l’ambientazione, ovvero collocare il lettore all’interno delle vicende e del mondo in cui si svolgono senza mediazioni (magari attraverso il punto di vista stretto di uno dei personaggi). D’altra parte, pur ritenendomi un sostenitore dello “show don’t tell”, credo che in alcuni (rari) casi scegliere di inserire o di lasciare nel testo dei pezzi raccontati possa non essere necessariamente un male. Per questioni di ritmo, per far rifiatare il lettore, per recuperare rapidamente alcune informazioni. Come collante. Purché i pezzi raccontati siano: corti ed essenziali (sì, il più brevi possibile), brillanti o quantomeno interessanti.

TRACCIA:

Sfruttando il materiale sottostante, scegliere una delle 4 seguenti alternative:

  1. Esporre una semplice idea, connessa a una voce/diceria, che potrebbe essere motore d’avvio o elemento centrale per una nuova micro-storia, o portare uno sviluppo inaspettato in quelle in corso.
  2. Raccontare una storia o un aneddoto da sfruttare in seguito come materiale per scrivere un pezzo o un’intera micro-storia, oppure che possa già costituire l’incipit di una nuova micro-storia.
  3. Scrivere un pezzo in cui i personaggi citano, fanno riferimento o raccontano una storia o parte di essa.
  4. Pensare a una voce/diceria e mostrare la “reale”  vicenda che l’ha originata, o una parte di essa.

NOTA: La voce/diceria è vera o fasulla? La storia che c’è sotto è soltanto parzialmente accaduta o è stata inventata di sana pianta? Oppure ci sono delle prove inconfutabili?

NOTA: Quanto è segreta la storia? Chi ne è a conoscenza? O è di dominio pubblico?

NOTA: Chi ne potrebbe e ne vorrebbe approfittare? Viceversa qualcuno potrebbe essere danneggiato dalla diffusione della diceria?

NOTA: Da quando ci sono certe voci? C’è stato un evento particolare legato alla nascita della storia e/o che ha portato alla diffusione delle diceria?

MATERIALE:

  • Paesi e ambienti. Qui sotto le mappe (cliccare per ingrandire le immagini) di un paio di paesi che potrebbero essere fonte d’ispirazione o quantomeno costituire il luogo dove la voce è nata e si è sparsa. Se preferite potete sfruttare anche il villaggio di Fontecheta o la cittadina di Medara. Oppure la storia/diceria potrebbe essere legata alla Torre del Moarramo; o ancora al Velarione o ad una delle altre locazioni suggerite in questo post.

Mappa di Passalto:

Mappa di Passalto

Visione prospettica di Passalto:

Visione prospettica di PassaltoPassalto: Chi è a capo del paese? Perché non si può fare il bagno nel fiume? Dove ha trovato i soldi il Vecchio Lisca, noto ubriacone e scansafatiche, per costruire l’osteria sulla riva dell’Olmo? Che cosa nascondono le botole chiuse con catenacci che si incontrano sui camminamenti delle mura?

Mappa di Cisterno:

Mappa di Cisterno

Squarci di Cisterno:

Squarci di Cisterno

Cisterno: A che serve la siepe, da cosa protegge? Qualche aneddoto sul Cisternone o sul Levasasso? Perché gli abitanti del paese sembrano fissati con la pulizia e devono lavare spesso i propri indumenti? C’è un pozzo abbandonato nel bosco a sud del paese. Nessuno ci si avvicina…

  • Oggetti e manufatti. La voce potrebbe riguardare una reliquia: da rubare, che è stata rubata, o che è andata distrutta/rotta? Il pugnale del mangia-peccati ha un particolare potere? Nelle ampolle sono forse conservati i peccati di coloro che si sono rivolti a lui? O invece contengono l’unguento che lava via i peccati?
  • Personaggi e creature. La storia/aneddoto potrebbe riguardare un losco figuro che esce dalla sua capanna soltanto quando piove; il mangia-peccati; una creatura (o un bambino) mostruosa rinchiusa nello scantinato dell’alchimista o di qualcun altro; le figlia del macellaio; la vecchia sorda che vive segregata in casa da anni…

NOTA FINALE: Penso che il post contenga numerosi spunti (forse troppi) e possa essere percepito come un po’ confusionario. Chiedete pure eventuali chiarimenti e precisazioni. Il mio consiglio è di farvi catturare dalla prima idea che vi viene in mente e di scorrere di nuovo il post in cerca di eventuali “aiuti” per dettagliarla. A ogni modo, come sempre, si tratta di suggerimenti e di materiale che hanno il principale scopo di stimolare la voglia di scrivere. Potete servirvene come meglio credete.

EDIT del 8 MAGGIO 2011:

Inserisco nel materiale anche qualche diceria sfruttabile (e, volendo, modificabile). Sono più o meno dettagliate, lasciano più o meno spazi vuoti da riempire. E sono esempi di ciò che potevo intendere con l’alternativa 1 della traccia.

DICERIE:

  • Sul Mangia-peccati: (A) In pochi, pochissimi sono a conoscenza che al centro dei rituali più “difficili e/o impegnativi” che il Mangia-peccati attuava per mondare le anime ci fosse l’unguento contenuto in una particolarissima ampolla, tramandatagli per diritto di nascita da suo padre e predecessore. Qualcuno di quei pochi che ha/aveva avuto la fortuna (e i pezzi d’oro necessari per un tale servigio) di berne qualche goccia sembra aver parlato di una immediata sensazione di purezza… E pare aver detto che bere quel liquido possa lavare via i peccati a tal punto da eliminarne le conseguenze anche sul piano concreto/terreno. Come se il peccatore non avesse mai commesso alcun misfatto. La voce potrebbe giungere alle orecchie di Mirinna o direttamente alle orecchie della Muta…
  • Sul Mangia-peccati: (B) In alternativa, le ampolle potrebbero contenere i peccati di coloro che si sono rivolti al mangia peccati (i cui rituali prevedevano il passaggio finale attraverso una sorta di loculo-sauna in cui veniva raccolto il sudore della pelle della fronte…). Sembra che bevendone il contenuto si possano rivivere in sogno tutti i peccati spurgati, e dunque conoscerne l’esistenza e qualche interessante dettaglio. Chissà, magari anche di persone morte qualche anno prima…
  • Spunto per una nuova micro-storia a Passalto: Sembra che fino a un centinaio di anni prima i condannati a morte venissero chiusi in loculi ricavati nelle mura senza cibo né acqua; ad aspettare di morire. Pare che l’usanza sia sparita perché le urla delle vittime disturbavano la quiete notturna. Si diffuse anche la voce che le anime dei morti nelle mura rimanessero chiuse in un limbo a tormentare gli abitanti e a compromettere le fortune del paese. Questa la diceria più recente: in uno di quei loculi è stato “murato vivo” un alchimista con alcuni suoi oggetti preziosi, molto preziosi… Da cui il condannato non fu separato perché nessuno osò toccarli. La voce potrebbe giungere alle orecchie di un ladruncolo, un alchimista, un questuante, un vagabondo…
  • Lascio a voi un eventuale spunto per una micro-storia ambientata a Cisterno.
2011 11 feb

Dialoghi, 2

Author: Redazione Categories: Dialoghi, micro-storie

Quando si parla di costruzione dei dialoghi, di certo si parla delle battute dei personaggi, di ciò che dicono e di come parlano. Ma non solo. Con questo post vorrei focalizzare l’attenzione su ciò che fa da contorno alle battute.

Una buona norma è, a mio parere, cercare di limitare i cosiddetti “dialogue tags”. Ovvero inserire tra le battute soltanto ciò che è strettamente necessario. I dialogue tags sono necessari per far capire chi sta parlando (nel caso ci sia possibile ambiguità), per dare informazioni circa il tono di voce e l’atteggiamento, o per mostrare pensieri e azioni degli interlocutori. Secondo me vale la pena lavorare parecchio sulla riduzione di tali necessità. Quando il botta e risposta si succede senza interruzione, quando dalle battute trapela in qualche modo il tono e l’espressione facciale dei personaggi, quando ciò che viene detto fa visualizzare un movimento, il dialogo funziona meglio, acquista una marcia in più, e il lettore si ritrova completamente immerso nella scena. Attenzione, non sto dicendo che condire il tutto con qualche dettaglio qua e là, o con qualche spunto interessante che esula dalle battute, sia necessariamente un male. Tutt’altro, purché il dialogo scorra, fili via senza inutili pause.

TRACCIA:

Scrivere un dialogo, o anche soltanto qualche battuta, tra due personaggi (al massimo tre): potrebbe trattarsi di una sorta di interrogatorio, che si collochi nell’ambito di un’indagine. Sposare, in maniera più o meno stretta, il punto di vista di uno dei due personaggi. Cercare di tener conto di almeno una delle seguenti note.

NOTA 1: Azioni implicite nelle battute. Cercare di “far vedere” almeno un movimento, o un’azione, esclusivamente attraverso una o due battute.

NOTA 2: Cercare di caratterizzare il linguaggio di uno dei due dialoganti. Ampolloso e forbito, stringato e sbrigativo, limitato e trasudante ignoranza…

NOTA 3: Provare ad inserire almeno 3 o 4 battute consecutive senza nessun dialogue tag (sticotimia).

NOTA 4: Il non-detto. Si potrebbe inserire qualche riferimento a cose di cui il lettore non è  a conoscenza, trasmettere o recuperare informazioni sulla storia attraverso pochi elementi o suggestioni contenuti nelle battute.

NOTA SPECIALE: Visto che si tratta di scrivere delle battute, si potrebbe anche pensare di creare il dialogo “a più mani”. Una volta introdotto (e/o avviato), ci si potrebbe cioè limitare ad inserire 2 o 3 battute, o anche soltanto 1, per poi aspettare la risposta-proseguimento di un altro partecipante. E così via, fino a quello che giudicheremo essere il termine. Nel caso fosse necessario, cercherò io stesso di far proseguire il dialogo.

MATERIALE:

Due possibilità:

  1. Prosecuzione della storia della muta: Una figura all’interno del paese (il borgomastro?, il capo delle guardie?, un vecchio vigilante?, una sorta di sceriffo?…) dove si svolgono le vicende è stata chiamata a indagare circa l’assassinio del Mangia-peccati. Al più 4 o 5 righe per introdurre la situazione dell’interrogatorio (ambiente e personaggi presenti) e poi qualche battuta di dialogo. Ho aggiornato la micro-storia “La muta”. La trovate qui.
  2. Inizio di una nuova micro-storia: In questo caso si può procedere in maniera analoga a quanto indicato nel punto 1., oppure partire subito con il dialogo, in medias res. L’indagine potrebbe avere a che fare con un omicidio, un furto, la diffusione di un morbo sconosciuto, l’avvistamento di una strana creatura…

Di seguito butto nel calderone degli elementi attivanti una serie di possibili idee. Sceglierne anche soltanto una per la stesura del pezzo:

  • Una traccia nella traccia: L’obiettivo del personaggio A è smascherare, dimostrare che B è un bugiardo. L’obiettivo di B è celare, prendere in giro, umiliare A.
  • Ribaltamento dei ruoli dei due personaggi nel corso del dialogo.
  • Non-booklage (si tratta di un termine che ricordo, ma non sono affatto certo che sia quello giusto): le battute che non si chiudono, per i più diversi motivi non c’è risposta (o reale risposta) alle domande. Provare ad inserire una crescita di tensione tra i personaggi, che deve trapelare dalle battute. Ad esempio perché uno dei due non risponde alle domande, fa finta di non capire, risponde fischi per fiaschi. In questo caso si potrebbe anche scegliere di scrivere il pezzo con un registro comico.
  • Come nel punto precedente, ma in maniera meno accentuata, il dialogo potrebbe essere caratterizzato da incomprensioni, ambiguità, distorsioni o dissonanze. Addirittura, uno dei due personaggi potrebbe essere mezzo sordo.
  • Uso dello spazio: scena di confine, ovvero uno dei due personaggi non entra o non esce dall’ambiente nel quale si svolge il dialogo.
  • Un trucchetto-artificio: A me piace il realismo nelle battute, perché non sfruttare un possibile difetto di pronuncia di uno dei due personaggi che renda sempre riconoscibile le sue battute?
  • Infine questo scambio di 4 battute, o qualcosa di molto simile, potrebbe essere inserito nel dialogo (all’inizio o meno):

A- Dov’è?
B- Cosa?
A- Lo sai…
B- No. Cosa?

Oggi è il primo anniversario di apertura di questo blog. Be’, più o meno ho fatto ciò che mi ero proposto di fare un anno fa, e sono soddisfatto di quanto dato e ricevuto dall’esperienza. Mi pare di aver trovato un buon equilibrio tra l’utile e il dilettevole. E dunque non credo che devierò molto dalla strada intrapresa all’inizio.
Per il prossimo periodo, ho pensato di inserire circa a scadenza mensile:

  1. Eventuali post che riguardino “L’acchiapparatti”: recensioni, interviste, presentazioni ed eventi, notizie.
  2. Un estratto da “Gùlghezac” su cui fare editing.
  3. Almeno una proposta creativa per le micro-storie.

Riguardo alle micro-storie, mi diverte ideare le proposte e, soprattutto, le percepisco come un utile modo per occuparmi di scrittura e non della “mia” scrittura, riflettere su certe questioni in modo forse più consapevole, scambiare opinioni. In realtà mi accorgo che lo scrivere questi post spesso influenza e viene influenzato dalla stesura di Gùlghezac; e questo mi porta a riflettere maggiormente sugli aspetti narrativi e metanarrativi che lo riguardano. Ne traggo insomma validi stimoli. Mi rendo conto però che lo svolgimento delle tracce proposte è piuttosto impegnativo… Cercherò di rendere la faccenda un po’ più accessibile:

AGGIORNAMENTO sulle MICRO-STORIE

  • Ho creato una pagina contenente tutte le proposte creative per la costruzione delle micro-storie. Trovate il link nella pagina MICRO-STORIE, che è stata aggiornata, o qui.
  • Ho modificato appena la strutturazione delle categorie e dei titoli dei post per renderne più facile il riconoscimento e l’utilizzo.
  • Come già detto, è possibile sfruttare qualsiasi post inserito nella pagina appena generata per iniziare una nuova micro-storia o per proseguirne una in corso. Si possono anche combinare più pezzi da diverse tracce per iniziare o per completare un intero racconto.
  • Alcuni dei prossimi post potrebbero richiedere uno sforzo minore, visto che prevederanno svolgimenti di 1-5 righe, e magari implicare una maggiore collaborazione.
  • Alcuni dei prossimi post, che rientreranno nella categoria “creazione del mondo”, proporranno di scrivere qualcosa che non necessariamente entrerà a far parte di una storia, come testo, bensì potrà essere utilizzato come materiale. Ad esempio l’organizzazione politica-sociale-economica di una cittadina, l’invenzione di storie e aneddoti radicati nella cultura di una comunità di contadini o pastori, la descrizione di un oggetto, di un luogo o di un personaggio. Si tratterà quindi di affrontare quelle problematiche di raccolta e creazione di materiale che si presentano prima di produrre il testo vero e proprio.
  • Alcuni dei prossimi post potrebbero infine essere semplicemente esercizi sugli aspetti più disparati dello scrivere una storia, che possano affrontare dubbi e perplessità mie e vostre, e che abbiano l’intento di dare il via a discussioni sulla scrittura.

Per ora è tutto. Naturalmente sono molto graditi consigli, suggerimenti e idee riguardanti le micro-storie, gli argomenti o l’impostazione generale del blog.

2011 31 gen

Personaggi, Pensieri e P.o.V.

Author: Redazione Categories: Personaggi, Punto di vista, micro-storie

Mi sembra chiaro che, per dare spessore ai personaggi, sia fondamentale trasmettere in qualche modo al lettore ciò che essi pensano, hanno pensato o potrebbero pensare. Naturalmente riflessioni, convinzioni, decisioni, desideri e così via, emergono da ciò che i personaggi dicono (dialoghi) e da ciò che fanno e come agiscono nelle diverse situazioni (azioni). Spesso però è utile, proficuo e interessante, esplicitare che cosa passa per la loro testa.

Credo risulti altrettanto chiaro come questo discorso abbia a che fare con il tipo di narratore scelto e il punto di vista. Supponiamo allora di narrare in terza persona, ma di non aver scelto un narratore onnisciente, bensì di aver abbracciato in maniera più o meno stretta il punto di vista di un personaggio. Ci sono fondamentalmente due modi per inserire nel testo i suoi pensieri, cercando di “raccontarli” il meno possibile. Li chiamerò pensieri indiretti e diretti (un po’ come nel dialogo). Nel primo caso, si tratta di riportare in modo rapido, all’interno della narrazione, una singola frase pensata o il succo, il senso di certi pensieri. Ecco tre possibili modalità (personalmente preferisco la terza):

Sarebbe fuggito all’alba,  si disse (o pensò, rifletté, etc…) Gildo.

“Fuggirò all’alba”, si disse Gildo.

Fuggirò all’alba, si disse Gildo.

Nel caso di pensiero diretto, si tratta invece di entrare maggiormente nella mente del personaggio e di riportare il più fedelmente e realisticamente possibile il suo pensiero (magari segnalandolo in corsivo, o tra virgolette):

Alle prime luci. Me ne vado alle prime luci.

In questo secondo caso, a mio parere, è preferibile favorire la verosimiglianza, anche a discapito della chiarezza o della brillantezza. Trovo che, se il pensiero viene espresso in un’attenta immedesimazione col personaggio e viene percepito come vero, esso possa comunque risultare brillante, o quantomeno interessante.

Scegliere quale usare tra le due diverse modalità non è affatto banale. A me piace fare uso di entrambe e farmi guidare nella scelta dall’istinto (e dall’esigenza di entrare o meno in modo più profondo nella mente del personaggio). Il discorso potrebbe essere ben più lungo. Mi fermo qui, sebbene mi piacerebbe discutere dei dettagli più formali, delle problematiche che possono sorgere o di altre possibili vie per riportare i pensieri…

Visto che è da un po’ che non lo faccio, segnalo a chi fosse capitato soltanto di recente su questo blog, e fosse interessato a partecipare a questa sorta di laboratorio di scrittura a più mani, che è possibile trovare tutte le indicazioni per svolgere le tracce nella pagina dedicata alle MICRO-STORIE.

TRACCIA:

Il personaggio-punto di vista è in una situazione di pericolo, o sta svolgendo una personalissima attività (che magari lo caratterizza), oppure sta semplicemente riflettendo su come affrontare un problema pratico o un dilemma morale. Scrivere il pezzo inserendo i suoi pensieri, diretti e/o indiretti.

NOTA 1: Cercare di alternare-connettere i pensieri o il monologo interiore con ciò che il personaggio sta facendo/vedendo/sentendo. Per non rendere scontati i pensieri, cercare di dare informazioni ulteriori rispetto all’azione o addirittura generare un qualche contrasto tra pensiero e azione.

NOTA 2: Cercare di sfruttare il non-detto che potrebbe derivare dal riportare fedelmente i pensieri del personaggio (che a rigore non ha alcun bisogno di spiegare come pensa o come stanno certe cose al lettore), per catturare l’attenzione del lettore.

MATERIALE:

  • Il personaggio-punto di vista deve essere in qualche modo “conosciuto”. Ma, prima ancora, scelto. Potete “prendere in prestito” un personaggio delle micro-storie precedenti o di quella in corso, uno inventato di sana pianta, oppure uno dei personaggi secondari dell’acchiapparatti (che trovate qui).
  • La situazione di pericolo potrebbe implicare una fuga. Il personaggio potrebbe dover decidere che cosa portare con sé. Che cosa infilare nello zaino. Dove si trova il personaggio, e che cosa ha intorno?
  • La personalissima attività potrebbe essere legata a uno strano lavoro/hobby del personaggio: vegliare i moribondi, intagliare il legno, scolpire una statuetta simil-vodoo, pescare rane e rospi, cercare pepite d’oro o lumache, cacciare conigli…
  • Il dilemma morale: il personaggio ha un sospetto ma non sa se fidarsi di qualcuno, forse di un losco figuro; mentire o non mentire, spifferare tutto quanto o meno, tradire o non tradire un compagno/a per soldi; aiutare uno strano sconosciuto/a o lasciarlo marcire in una buca scavata nella terra con una gamba fratturata…
  • Nei pensieri potrebbe ricorrere un detto, un proverbio.
  • SUGGERIMENTO: Iniziare a scrivere non appena viene un’idea, utilizzare anche una sola suggestione proveniente da quanto scritto sopra e provare a sperimentare una sorta di scrittura automatica, buttando giù cosa passa per la testa. Per poi, semmai, rivedere (eventualmente insieme).

Infine un estratto dal capitolo 1 de “L’acchiapparatti” (in cui ho evidenziato i pensieri anche con uno stacco di riga), come esempio:

Continua a leggere…

Supponiamo di aver pensato e più o meno deciso cosa deve accadere nella storia che stiamo scrivendo. Abbiamo cioè “visto” un evento o una situazione di partenza (che presenta un conflitto o comunque una problematica che deve essere in qualche modo sciolta).

La questione è: Dove collocare le scena?

Scegliere, pensare con cura il luogo, magari scovandone particolarità e stranezze, arricchirlo di informazioni, e possibilmente disegnarlo, può essere di grande utilità per diversi motivi. Questi quelli che mi vengono in mente, così su due piedi:

  • Può dotare la locazione di un certo fascino e dunque rendere la narrazione più stimolante, oltre che per lo scrittore, per il lettore.
  • Può generare nuove idee, riguardanti azioni e sviluppi nella trama.
  • Rende necessariamente l’azione (o la descrizione) più plausibile e verosimigliante.
  • Facilita l’uso di dettagli sensoriali e rende più naturale ed efficace il “mostrare”.

TRACCIA:

Decidere a grandi linee il prossimo “passo” della storia (o l’incipit di una nuova micro-storia). Scegliere e arricchire di dettagli un luogo (preferibilmente un interno, che chiamerò locazione) dove collocare la situazione, l’azione, il dialogo. Sfruttare le caratteristiche della locazione nel mostrare la scena. O addirittura partire dalla locazione per trovare lo sviluppo della trama.

MATERIALE:

- La figura mostra la visione dall’alto e la visione laterale di una possibile locazione, tratta dal seguito dell’acchiapparatti. Il disegno potrebbe rappresentare una grande taverna sotterranea, un luogo dove si svolgono spettacoli, un “manicomio” fantasy, un ambiente ricreativo per soldati al di sotto di una caserma, il covo di una banda di briganti… Quello che volete.

Visione dall'alto e laterale del Velarione


Cliccare sopra l’immagine per ingrandirla.

NOTA 1: I diversi dettagli contenuti nella figura possono essere eliminati o interpretati nei modi più disparati. Si possono aggiungere altri elementi o anche modificare alcuni aspetti strutturali.

Un piccolo estratto dal capitolo 21 del seguito dell’acchiapparatti:

“Gogloc non parve neppure averlo sentito. Continuò a parlare, ora a occhi chiusi.
«Un uomo che si è stabilito infine nella città di legno, fango e argilla, dove nessuno è padrone. Qui ha costruito un veliero, nella terra. Per i suoi spettacoli, per il suo circo.»
«Il Velarione…» Ancora la voce del bambino.
«Tendaggi come vele, due pali possenti al pari di alberi maestri. Cime, sartie, soppalchi e reti…» Gogloc sollevò le palpebre, il suo sguardo si perse lontano.”

- Nel caso in cui l’immagine in figura non sia stimolante o adatta al proseguimento della micro-storia, è possibile “costruire” e far uso di qualsiasi altra locazione venga in mente. Qualche suggerimento:

  • Una caverna.
  • Una rete fognaria.
  • Un tempio.
  • Un dedalo di catacombe.
  • Una “casa” su un albero secolare.

NOTA 2: Potrebbe essere di ulteriore ispirazione riflettere sulla storia passata della locazione: chi l’ha costruita, perché, se è stata teatro di particolari avvenimenti…

NOTA 3: Cercare di inserire qualche informazione circa gli odori, i suoni, le sensazioni che si avvertono nel posto scelto.

COMUNICAZIONE: Approfitto di questo post per dire che nelle vacanze di Natale cercherò di risistemare finalmente la storia “Fino all’ultimo pezzo” e di rivedere, mettere insieme e dare ordine al materiale riguardante le micro-storie, in modo tale da renderlo più accessibile e fruibile.

2010 01 ott

Tramificio, Artifici e spunti, 1

Author: Redazione Categories: Personaggi, Tramificio, micro-storie

Nel corso della vita, capita spesso di imbattersi per la prima volta in un concetto, o di comprendere più profondamente e sentire sulla propria pelle un pensiero, un’idea formulata sulla base di un vissuto personale… Un’idea che ci ha toccato. E allora perché non sfruttarla?

TRACCIA:

Costruire il pezzo pensando all’idea sotto riportata, in qualche modo intridendolo di essa. Potrebbe essere la morale, il succo del brano, comparire in una frase di dialogo, essere il pensiero o il credo di un personaggio, una tesi da sostenere o viceversa da affondare…

NOTA: La storia-trama dovrebbe comunque andare avanti e procedere spedita, visto che l’obiettivo è portare a termine un racconto breve.

MATERIALE:

  • Questa traccia potrebbe dare avvio ad una nuova micro-storia oppure costituire lo stimolo per il secondo pezzo delle storie di Abno e della “muta”, leggibili nei commenti a questo post. Per quel che riguarda i due racconti che hanno già preso avvio, questo post potrebbe causare un conflitto, delle difficoltà. Be’, ben vengano.
  • L’idea: “Il segreto sta nel vedere il bello delle cose.” Oppure “Il segreto sta nel…” Alternativamente si potrebbe ripensare alla propria vita e scegliere la prima idea che viene in mente.
  • Come spesso accade, la molla che fa scattare l’impulso creativo è l’accostamento di due o più elementi separati e la successiva ricerca di un possibile legame. Accostare all’idea scelta un episodio, una vicenda recente e vivida della propria vita, e trasporla-trasformarla-metaforizzarla nella micro-storia. Alternativamente, un possibile secondo elemento da accostare all’idea potrebbe essere questo:  un personaggio si ritrova davanti a uno specchio o una pozza, oppure davanti ad un quadro con il suo ritratto o ancora origlia qualcun altro che lo descrive…
2010 09 ago

Azione, 1 (e P.o.V.)

Author: Redazione Categories: Azione, Punto di vista, Stesura del seguito, micro-storie

Ecco il post che potrebbe dare il via alla prossima micro-storia.

A me piace molto scrivere le “scene d’azione”. Un po’ perché ciò mi permette di inquadrare meglio i particolari e focalizzare i dettagli di una scena che ho immaginato (ho sempre desiderato saper disegnare bene dal vero), un po’ perché sono passaggi particolari, in cui sento di poter/dover osare e sperimentare per ottenere l’effetto che voglio. A mio parere, infatti, le scene di azione richiedono un linguaggio e uno stile differenziati, particolari. Il ritmo deve accelerare, sono preferibili frasi brevi e paratassi, in alcuni casi può essere efficace procedere dando come dei flash di immagini consecutive; si deve comunque cercare di aumentare la densità di informazioni fornite, curando la chiarezza ma evitando al tempo stesso prolissità e dettagli che possano rendere lenta la lettura.

Questo post è concepito per dare inizio a un racconto breve che mi auguro possa essere concluso in 3 o al massimo 4 tappe. L’idea sarebbe quella di partire nel bel mezzo dell’azione, completamente in medias res… Cercando di definire la situazione (e recuperando le informazioni necessarie) attraverso dettagli, allusioni, pensieri… Tutti interventi brevi, ma densi di possibili significati. L’azione dovrebbe essere al centro di questo primo pezzo e possibilmente fornire lo spunto per l’intero racconto.

I link alle note e “regole” riguardanti la stesura delle micro-storie si trovano nella pagina MICRO-STORIE nella barra del menù principale.

TRACCIA:

Scegliere un personaggio “strano” (con una caratteristica peculiare, o affetto da malformazioni, o sordo, o muto…) che assiste a una scena d’azione-movimento molto particolare, o addirittura impensabile, quasi assurda. Una scena di pericolo (fisico), oppure di conflitto (interiore), o comunque di tensione. Scrivere e descrivere (possibilmente facendo vedere, sentire e udire) la scena dal punto di vista del personaggio “spettatore” cercando di imprimere al pezzo un crescendo di tensione che porterà il personaggio a intervenire, a buttarsi nell’azione… e a cacciarsi nei guai?

MATERIALE:

Ecco alcuni possibili suggerimenti o elementi attivanti (potete servirvene o meno):

  • Scrivere 3 o 4 righe che descrivano il personaggio che assiste all’evento e che diano un’idea della sua storia. Informazioni proficue, che in qualche modo possano far nascere idee, come il motivo della particolare sua “sensibilità” alla scena. Ad esempio Quiburno, un mendicante che vive di elemosina, proclamandosi un “mangia-peccati”… Che significa mangia-peccati? Ed è riconosciuto come tale dalla comunità o è soltanto una sua convinzione? E quando…

  • Fare uno schizzo più o meno dettagliato del luogo dell’azione (visione prospettica o dall’alto), cercando di pensare a elementi che potrebbero essere utili e di stabilire approssimativamente dimensioni e distanze. La locazione potrebbe essere all’esterno: un mercato, tra vicoli sudici, in una rete di fogne, sotto un palco… Oppure all’interno: una taverna scavata nelle viscere della terra, un tempio, una stalla, un rudere ritenuto “infestato”…

  • Stabilire infine in che momento del giorno avviene l’azione e riflettere sulle possibili conseguenze di questa scelta. In pieno giorno? Nel cuore della notte? Al tramonto? Nelle nebbie che precedono l’alba?

Infine, un esempio concreto tratto dal provvisorio capitolo 14 del seguito dell’acchiapparatti:

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2010 10 mag

Revisione, Micro-storie, 1

Author: Redazione Categories: Editing, Punto di vista, Tramificio, micro-storie

In questo particolarissimo caso, la revisione è faccenda più ardua del solito. Mettere insieme le micro-storie, scritte da più persone in una successione temporale alle volte sovrapposta e piuttosto confusa, in un unico racconto non è affatto banale… Credo però che questa operazione possa dare i suoi frutti.

Io ho fatto il primo necessario passo: scegliere un ordine e creare la base per il racconto. Ho scelto il criterio più semplice e naturale: seguire (sostanzialmente) l’ordine cronologico. Questo procedere per scene, vincolati dal rispettare l’effettiva successione temporale (con la possibilità-opportunità di recuperare “a posteriori” le informazioni di quel che è accaduto prima e non si è “visto”) è, a mio parere, un buon esercizio per la scrittura di un romanzo. Un tale artificio allontana dalla tentazione di raccontare e avvicina invece allo show, don’t tell. E l’alternanza di scene, un po’ troppo frenetica in questo racconto, può in certi casi dare ritmo alla trama e rendere più avvincente la lettura.

Laddove ho modificato la cronologia per ottenere un certo succedersi dei pezzi, sono stato guidato dalla ricerca di senso. All’inizio, ad esempio, che il brano di Odo, soprannominato “L’avvoltoio” e desideroso di liberarsi di un tale soprannome, segua quello della chimera serve per rafforzare il significato allegorico della micro-storia del soldato di ventura, collegandola intimamente alla vicenda principale.

Anche per ciò che concerne il p.o.v., lo stacco di riga coincide con, e ne segnala, il cambiamento. Si ottiene perciò un racconto con continui cambi di punto di vista. D’altronde non vedo altre soluzioni di semplice realizzazione. Aggiungo che non sono intervenuto minimamente, per ora, su questo aspetto. Non cercherei comunque l’uso di un punto di vista “stretto”, più che altro per mancanza di tempo… Non sono affatto certo che l’effetto mi dispiacerebbe.

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2010 20 apr

Tramificio, L’inaspettato

Author: Redazione Categories: Tramificio, micro-storie

Personalmente sono molto affascinato dagli imprevisti e dal caso. Su questo tema tornerò di certo più avanti.

Ad ogni modo, la differenza tra realtà/verità e racconto è che un racconto deve essere credibile. Resta però il fatto che la realtà è spesso più imprevedibile di quel che si pensa. Dunque, forse, un pochino potremmo osare… E poi sono convinto che degno di essere raccontato sia il sorprendente, l’inaspettato.

Ritengo allora sia buona norma, nell’architettare trame e storie, cercare di tenere sempre aperte le porte del caso-caos, fiutare, cercare e battere le strade nascoste e impreviste.

Stavolta il materiale precede la traccia e non sarà fornito dal sottoscritto, ma dovrà essere più o meno costruito (o quantomeno pensato) da voi.

MATERIALE:

Nel post precedente si è immaginato come potevano andare le cose… Se non lo si è fatto, o se non lo si è fatto abbastanza, farlo adesso. E dunque riflettere sui problemi, il cammino e il senso di una a scelta delle micro-storie e cercare di intravederne il finale. Se lo si ritiene opportuno, fare uno schema-scaletta dei possibili sviluppi (alternativi e/o molteplici), prestando particolare attenzione a coerenza e verosimiglianza.

NOTA: Provare a immaginare con un certo dettaglio anche un’eventuale scena d’azione, laddove la presenza dell’azione sia ritenuta indicata o comunque valida.

Sarebbe opportuno non continuare a leggere prima di aver “costruito” il materiale.

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2010 24 mar

Tramificio, Tirare le redini

Author: Redazione Categories: Tramificio, micro-storie

La definizione-strutturazione della trama è, probabilmente, l’aspetto che richiede maggior riflessione (‘a dita ferme’) nel processo di creazione e stesura di un romanzo o di un racconto.

In sostanza ho scritto molti miei racconti, le prime tre parti dell’acchiapparatti e la prima parte del seguito, ‘per situazioni’, ovvero inventando e immaginando strada facendo ciò che sarebbe accaduto sulla base di quanto già narrato. Non avrei saputo fare altrimenti: l’essere vincolato a una trama già delineata con precisione avrebbe potuto smorzare il mio desiderio di scrivere e dunque mettere a repentaglio la stesura stessa. In genere, al momento della partenza, ho molte idee, note e appunti, ma soltanto una pittura molto vaga della struttura globale.

Insomma, non sono un sostenitore-fautore della scaletta. O comunque della necessità di una scaletta dettagliata. Che io stia scrivendo un romanzo o un racconto, generalmente preferisco partire dalla ricerca delle idee di fondo, intravedere alcuni possibili passaggi o scene cruciali, approfondire qualche dettaglio, visualizzare con uno schema molto sintetico il possibile sviluppo del testo e iniziarne la stesura. Per un romanzo, la fase preparatoria potrebbe comunque implicare settimane o mesi di riflessione…

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2010 04 mar

Dialoghi, 1

Author: Redazione Categories: Aneddoti, Dialoghi, micro-storie

Uno degli scopi del dialogo è senza dubbio la caratterizzazione dei personaggi. D’altra parte il dialogo può essere uno strumento molto efficace per portare avanti la storia.

Per quel che riguarda la forza dei dialoghi, innanzitutto focalizzerei l’attenzione sulla necessità di una qualche tensione emotiva o intellettuale, un conflitto (più o meno esplicito) tra i dialoganti.

Nello scrivere un dialogo sarebbe poi auspicabile trovare un giusto equilibrio tra brillantezza e verosimiglianza. A mio parere, brillantezza e verosimiglianza non sono elementi così antitetici se si parla del dialogo, e non di ciò che viene detto. La verosimiglianza, intesa come vincolo che porta l’autore a sforzarsi nella ricerca di soluzioni originali e non immediate, può generare e indurre brillantezza nel dialogo anche se non brillantezza nelle singole battute. Credo che sia la ricerca del brio intellettuale nel massimo rispetto della verosimiglianza il principio da cui scelgo di farmi guidare.

Mi spiego con un personale ricordo risalente a qualche anno fa. Ho tentato di ricostruirlo con onestà e dunque mi sono posto in una condizione di estrema verosimiglianza. Le battute non mi sembrano brillanti, ma il dialogo sì.

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2010 03 mar

Note sulle micro-storie, 2

Author: Redazione Categories: Comunicazioni, micro-storie

Spero di non aumentare troppo libertà e flessibilità e di non ritrovarmi in un caos ingestibile. Mi riservo la possibilità di fare qualche passo indietro, in futuro. Detto questo, di seguito ho elencato nuove modalità e integrazioni (alle note precedenti che sono consultabili qui) sui post che hanno come oggetto le micro-storie e che saranno valide almeno in questa prima fase, o comunque fino all’eventuale contrordine:

  • La lunghezza delle risposte non ha limiti, se non quelli dettati dal buon senso. Resta il suggerimento di scrivere brani dalle 5-10 alle 30 righe.
  • Ribadisco che traccia e materiale proposti hanno la funzione di stimolare l’immaginazione. Una volta iniziato a scrivere il pezzo, si potrebbe anche non seguire alcun suggerimento. Saranno comunque prese in considerazione tutte le risposte.
  • In questa prima fase non ci saranno risposte migliori da scegliere. Tutti i brani saranno letti e riceveranno almeno un breve commento. Quelli che, secondo il parere squisitamente personale del sottoscritto, dovessero risultare interessanti per le più disparate ragioni, saranno sottoposti a un veloce editing ed entreranno a far parte delle micro-storie.
  • Sarà lecito iniziare una nuova micro-storia in corrispondenza del post che più aggrada. Basterà segnalare che si tratta di un nuovo racconto.
  • Sarà anche lecito proseguire con un nuovo pezzo una micro-storia già iniziata facendo uso di tracce e materiali di precedenti post. Anche in questo caso, sarebbe opportuno segnalare le scelte fatte.
  • Conseguentemente, si potrà inserire in qualsivoglia momento e sotto qualsivoglia post il proprio pezzo, purchè sia l’inizio di un racconto nuovo o prosegua in modo coerente una storia già in corso.
  • Le eventuali opinioni degli utenti sulle risposte pervenute saranno prese in considerazione e peseranno sulla scelta di inserire o meno un pezzo all’interno delle micro-storie.
  • Nel redigere il pezzo, qualora non fosse l’inizio di una nuova micro-storia, invito a cercare di “legare” (sicuramente nelle prime righe, ma non solo) il proprio brano ai precedenti. Ciò che si vuole creare è un racconto coerente e auto-consistente.
  • I singoli brani, anche facenti parte di una micro-storia in corso, potranno essere riveduti in qualunque momento dai loro autori, purché le modifiche non incidano sulla coerenza dell’intero racconto. Basterà commentare nella pagina dedicata alla storia di riferimento.

COMUNICAZIONE:

Ho creato le pagine contenenti le micro-storie in corso che fossero costituite da almeno due brani ciascuna. Non figureranno nella colonna a destra, come inizialmente dichiarato, bensì nel menù principale in alto. Si tratta di pagine in cui è possibile commentare. Si potrà quindi discutere degli interventi sul testo o segnalare eventuali modifiche anche in queste pagine.

I nomi che designano i diversi racconti sono provvisori e saranno sostituiti da un titolo, una volta che il racconto sarà terminato.

Man mano cercherò di aggiornare queste pagine, così come ne creerò di nuove, se ce ne sarà (spero) bisogno.


2010 02 mar

Editing, Micro-storie, 2

Author: Redazione Categories: Editing, micro-storie

In questa prima fase in cui tutti i pezzi inseriti sono stati commentati e sottoposti a un rapida revisione, credo sia preferibile dedicare un post alla questione dell’editing. Più in là, forse non lo farò.

Riguardo agli interventi effettuati, sottolineo innanzitutto che in tre delle quattro storie ho sentito la necessità di legare i due pezzi di ciascun racconto (in una è stato oltretutto modificato il finale del brano precedente). Mi sono quindi permesso l’inserimento di qualche riga.

Aggiungo poi due consigli personali:
- Meglio dare informazioni chiare e precise, piuttosto che dettagli che potrebbero sembrare intriganti, ma che di fatto sono confusi e rendono la lettura meno scorrevole. Eliminare ciò che è superfluo o che comporta intoppi nella fluidità del testo, anche se potrebbe essere “carino”. Non lo è.
- Meglio mostrare che dire, spiegare. Dare fiducia al lettore o trovare un modo per “far vedere” ciò che vogliamo sia capito.

Per questioni di tempo, anche in questo caso ho preferito non riportare le motivazioni che mi hanno spinto ai diversi interventi (alcuni dei quali, forse, di non immediata comprensione), ma sono naturalmente disposto a darne conto qualora fosse richiesto.

Riporto qui sotto i brani rivisti. Mi scuso in anticipo per le possibili disomogeneità nella presentazione del testo, per i trattini di dialogo di diverso tipo e non sempre usati nello stesso modo o per eventuali sviste negli “a capo”.

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Scopo di una descrizione è la creazione del contesto, la definizione di una situazione. Ma il fine ultimo deve rimanere la storia: la descrizione serve, ha significato e deve avere significato per la storia.

Quando si ha a che fare con le descrizioni, sia come autori che come lettori, la noia è dietro l’angolo. A mio parere, le descrizioni sono forse i pezzi più impegnativi o comunque quelli da non scrivere di getto, “tanto per dare qualche indicazione sull’ambiente”… A meno che non ci sia davvero l’ispirazione, spesso legata all’aver intravisto o scoperto la possibile funzionalità della descrizione nella storia.

Anche i luoghi possono essere elementi attivanti per l’immaginazione e la costruzione delle vicende. Avere davanti una mappa potrebbe forse aiutare…

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2010 23 feb

Editing, Micro-storie, 1

Author: Redazione Categories: Editing, micro-storie

In via del tutto eccezionale, ho deciso di fare un veloce, sommario e irrispettoso editing a tutte le risposte ricevute in modo da non escluderne alcuna dal materiale del prossimo post. Mi sono detto che in questa prima fase potesse valerne la pena.

In buona sostanza, ho operato dei tagli. Credo fermamente che eliminare parte del testo sia il principio-base dell’editing. Ciò che ci si dovrebbe chiedere quando si legge una parola, una frase, o un intero periodo è se davvero è indispensabile. Quasi sempre, se la risposta è negativa, si dovrebbe tagliare. Senza troppe remore. Non ricordo più a chi scrissi quel messaggio, ma mi ritrovai a confessare una cosa di questo genere: “Scusa se ti scrivo una lunga e-mail, ma non ho avuto tempo per scrivertene una corta.”

In alcuni casi mi sono anche permesso modifiche piuttosto pesanti, e me ne scuso. Mi sento giustificato dal fatto che tali interventi sono dettati dall’esigenza molto particolare di portare avanti queste micro-storie, caratterizzate dal dover essere brevi e, soprattutto, scritte a più mani. D’altra parte, se avrete a che fare con un editor, potranno forse nascere questioni non dissimili. Ad ogni modo, discuto volentieri di qualsiasi mio intervento… E l’ultima parola sarà sempre dell’autore del pezzo.

Qui sotto riporto i sei possibili incipit della prima micro-storia. Domani posterò la proposta per il prossimo pezzo.

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2010 16 feb

Personaggi, creazione, 1

Author: Redazione Categories: Personaggi, micro-storie

Il personaggio è il fulcro, il perno della narrativa. In fondo la motivazione centrale di tutta la letteratura è l’essere umano. Gli eventi e la trama esistono per definire il personaggio e raccontare il suo destino. Destino come logica intrinseca nella vita di un individuo.

E allora consideriamo il personaggio come principio creatore della storia. Mi pare che sia stata Flannery O’Connor ad affermare più o meno questo: «Spesso in un buon racconto è proprio il carattere del personaggio a determinare lo sviluppo dell’azione… Il carattere, se è vero, studiato bene, ispira l’azione.»

E dunque proviamo ad abbracciare questo principio. Sarà il personaggio a fornire la storia. Se il personaggio sarà “integro”, non ci sarà bisogno di pensare alla trama.

Ci sono molti modi per presentare-costruire un personaggio. Personalmente preferisco prendere il personaggio dalla mia immaginazione, più o meno sbozzato, e schiaffarlo in una situazione. Il lettore ne farà la conoscenza attraverso le sue azioni, i dialoghi, i pensieri. D’altra parte, alle volte, si può anche cedere alla tentazione di introdurre un personaggio nella storia raccontandone a grandi linee la vita, descrivendone alcuni tratti, il suo aspetto o qualche fisima… insomma, in maniera più “classica”, o meglio, come spesso succedeva nei romanzi dell’ottocento. A mio parere, questo approccio potrebbe risultare il più semplice.

Come esempio di ciò che intendo, vi invito a leggere la descrizione di Tamarkus, che ho appena “acceso” nella pagina dedicata ai personaggi. Non ne vado particolarmente fiero ma credo che questa entrata in scena, sebbene sia così “classica”, funzioni. Vuole comunque essere soltanto uno spunto per stimolare l’immaginazione. Ben venga una presentazione di diverso tipo.

Ecco allora la prima proposta creativa, sulla creazione del personaggio.

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2010 15 feb

Note sulle micro-storie, 1

Author: Redazione Categories: micro-storie

Di seguito annotazioni, “regole” e modalità, sui post di carattere collaborativo che potrebbero dare origine alle micro-storie:

  • Come detto, il minimo comun denominatore delle storie sarà l’ambientazione nelle Terre di Confine. Questo potrebbe essere un fattore limitante, ma io sono convinto che i vincoli possano in molti casi essere delle risorse.
  • La lunghezza delle risposte dovrebbe essere compresa tra le 5 e le 15 righe (più o meno dalle 300 alle 900 battute), salvo diversa indicazione. In ogni caso, su questo punto ci sarà parecchia elasticità.
  • Quel che si vorrebbe ottenere è un racconto di poche pagine, non un romanzo. Dunque  sintesi e densità di informazioni saranno parole d’ordine. “Dire tanto in poco spazio”, se questa è una buona regola per un romanzo, per un racconto è essenziale. Tra l’altro, io stesso sto lavorando su questo aspetto.
  • Un’altra piccola cosa che mi sento di consigliare: cercare di seguire il più possibile (nella stesura di descrizioni, dialoghi, azioni, pensieri, avvenimenti, ecc…) il principio secondo cui soltanto (o quasi) l’inatteso è degno di essere raccontato, ovvero mostrato. Evitare ciò che è inutile, ciò che è prevedibile o immaginabile.
  • Mi auguro che traccia e materiale proposti, lungi dall’essere un compitino assegnato, siano considerati come elementi attivanti per l’immaginazione. L’immaginazione la si allena, la si stimola. Sono convinto che quando qualcuno afferma di non avere immaginazione sia in errore. Semplicemente non ne sa aprire le porte.
  • Saranno prese in considerazione anche risposte che non seguono la traccia e il materiale forniti, ma al momento della scelta della risposta “migliore” ciò avrà un peso più o meno cospicuo.
  • I criteri di scelta della risposta migliore, elencati in ordine di importanza, saranno questi: idee e originalità, coerenza con la storia e l’ambientazione, buona scrittura. Riguardo all’ambientazione, per chi non avesse letto “L’acchiapparatti”, penso possa essere sufficiente dare un’occhiata alle pagine del sito.
  • Prima di scegliere la risposta che entrerà a far parte della storia in oggetto, lascerò passare un minimo di 6 o 7 giorni. Questo lasso di tempo potrà essere prolungato nel caso non ci fosse una risposta soddisfacente, o non ci fosse alcuna risposta. Dopo 2 o 3 settimane sarò io stesso a fornirne una.
  • Le eventuali opinioni degli utenti sulle risposte pervenute saranno prese in considerazione e peseranno sulla scelta della migliore. Forse si potrebbe anche pensare a un sistema di votazione.
  • Come anticipato, mi riterrò libero di intervenire (poco) sulle risposte scelte cercando di rispettarne la natura il più possibile. Questa potrebbe costituire senza dubbio un’occasione per discutere di editing e delle problematiche ad esso legate. Attraverso commenti successivi, si potrebbe forse procedere insieme nella revisione del pezzo in questione.
  • Man mano che verranno create, le micro-storie in corso appariranno nella colonna di destra e per ciascuna sarà possibile leggere l’insieme delle risposte scelte fino a quel momento, che costituirà il materiale di base per ogni post successivo riguardante quella storia.
  • I post con le proposte creative saranno anche raggruppati in categorie sulla base dell’aspetto dello scrivere su cui si focalizza l’attenzione.
  • Queste regole o modalità saranno senz’altro soggette a variazioni o, quantomeno, a integrazioni…

Infine, se avete bisogno di chiarimenti, non esitate a domandare.

Domani posterò la prima proposta creativa.

2010 09 feb

Un minimo di organizzazione

Author: Redazione Categories: Comunicazioni, micro-storie

Sento il bisogno di entrare un po’ nei dettagli della struttura del blog.

Innanzitutto, i post saranno generalmente piuttosto brevi e non credo supereranno la frequenza media di uno o due alla settimana. “L’acchiapparatti”, le Terre di Confine e i suoi personaggi saranno quasi sempre il punto di partenza, il substrato da cui tutti gli articoli trarranno origine. Prevedo due tipi principali di post.

Alcuni includeranno informazioni, aneddoti, racconti e confessioni sul libro. In questo primo mese di vita del blog, probabilmente darò spazio alle differenze tra la vecchia edizione e la nuova e ai motivi che mi hanno spinto a certi cambiamenti.

Altri articoli, invece, saranno di carattere più collaborativo e forse potranno portare alle storie di cui parlavo nel primo post. La loro struttura sarà più o meno la seguente: qualche riga per introdurre l’aspetto dello scrivere su cui intendo focalizzare l’attenzione e a seguire il materiale per lo svolgimento di una “proposta creativa”. Le categorie di questi post, diciamo a carattere collaborativo, potrebbero essere: editing, personaggi, dialoghi, descrizioni, tramificio, scene d’azione, punto di vista… Una delle vostre risposte sarebbe scelta e sottoposta a un mio editing (di cui, se richiesto, cercherò di dare motivazione). Quindi entrerebbe a far parte del materiale di un post successivo, per procedere nella costruzione di una micro-storia a più mani.

Forse sarà più efficace mostrare, piuttosto che raccontare…