“Il burattinaio” è stato dato alle stampe. Non ci posso più lavorare, è concluso, finito.
Il libro è composto da: lettera di Melzo, prologo, 30 capitoli distribuiti in 4 parti, epilogo e chiusura. Per un totale di 544 pagine (il romanzo termina a pagina 527).
Sarà in libreria il 27 settembre e il prezzo dovrebbe essere, salvo imprevisti, 18 euro o 18 euro e 50.

Sebbene non abbia più “toccato” il testo negli ultimi 25 giorni, l’idea che il romanzo non fosse ancora stato stampato mi impediva di separarmi del tutto da lui. Continuavo a pensare a possibili modifiche, piccole correzioni e microscopici interventi. E non avevo pace. Be’, adesso, volente o nolente, non posso più metterci le mani… Sarà bene che mi abitui all’idea di separarmene.

E adesso che è finita posso parlare un po’ (non troppo, cercherò di essere sintetico) dell’ossessione del rileggere, correggere, riflettere, rivedere, ritoccare il testo, che mi ha accompagnato anche stavolta. Insomma, forse anche per pensarci un’ultima volta, digerire la conclusione e riuscire a separarmi davvero dal libro, in questo articolo voglio parlare dell’editing e della revisione del testo.

Come già accennato in un post precedente, io rivedo fin da subito il testo, in corso di stesura. Ogni due o tre giorni, rileggo e sistemo “a freddo” quanto ho scritto e passo una serata a leggere ad alta voce con mia moglie. Lei è senza dubbio la mia prima, più fidata e accanita editor. La sera stessa o il giorno dopo (se c’è necessità di interventi più corposi) ancora una volta rivedo, ripenso, rifletto e correggo.
Ho proceduto così durante tutta la fase di stesura del romanzo. A dire il vero, ogni volta che ho terminato una delle 4 parti, ho di nuovo riletto e rivisto quella appena conclusa, sfoltendola qua e là, sistemando alcuni dettagli dell’ambientazione e mettendo a posto qualche tassello nell’architettura della trama…

Una volta terminata la stesura, ho iniziato a far leggere il romanzo a qualcuno che non fossimo io o mia moglie per avere un primo feed-back ed eventualmente dei consigli di macro-editing. In questa fase il libro è stato per la prima volta letto in casa editrice e dagli amici Eugenio e Roberto, Andrea D’angelo e Luca Tarenzi. Li ringrazio per i consigli e soprattutto per l’iniezione di fiducia che mi hanno dato in quel momento cruciale del primo “test”.

A questo punto, mi sono calato nella revisione globale. Ho eliminato parecchi aggettivi, avverbi e passaggi superflui, termini e frasi “letterarie”, ho sistemato molti dettagli, ma non ho quasi toccato la trama (di cui sapevo ben poco quando ho iniziato la stesura ma che ho elaborato via via cercando di stare in contatto con il mio “sentire”) e non credo di essere sceso a compromessi. Ho cercato di rimanere onesto, di “raccontare” la mia verità interna, di “arrivare” fino in fondo.
Per ciascun capitolo, dopo averlo letto, aver lavorato riga per riga e aver trascritto le note che mi ero lasciato in fase di stesura, ho applicato la scaletta nella seconda e nella terza delle 4 pagine mostrate qui sotto. Come esempio, l’ultima pagina contiene parte delle note sul prologo (le note e i simboli a lapis sono di solito risultato del passo successivo, cliccare per ingrandire).

Quadernetto: impostazione revisione 1

Quadernetto: impostazione revisione 2 e note prologo

Al termine di ciascuna parte mi sono poi annotato le osservazioni e le questioni rimaste in sospeso. Ecco ad esempio alcune delle note sulla prima parte che ho trascritto sul quadernetto in questa fase:

Quadernetto: note sulla prima parte

Dopo la revisione (ho impiegato 55-60 giorni), ho inviato a parecchi beta-readers: amici più o meno competenti nel campo, che approfitto per ringraziare, come Alessandro, Carlo, Francesco, Franco, Jacopo, Luca, Milli, Simona, nonché i miei genitori e i miei suoceri. Ringrazio poi, in particolare, Alessandro “Okamis” Cannella e Andrea Cattaneo, amici della rete che mi hanno dato molti suggerimenti e fatto alcune segnalazioni, commentando il testo capitolo per capitolo.

Che cosa ho fatto più o meno in contemporanea con l’arrivo dei feed-backs e delle osservazioni dei beta-readers e dell’editor della Dalai, anche facendo tesoro di alcuni dei loro consigli/suggerimenti? Un’ennesima revisione. Alla fine ho riempito due quadernetti di appunti. Come potete notare dall’immagine riportata qui sotto, se non altro, le note per capitolo sono diminuite:

Quadernetto: note capitoli ultima revisione

Una volta completata l’ultima revisione, basata anche sulle note dell’editor della casa editrice, il testo è passato al correttore di bozze. E poi? Poi è tornato a me, che ho riletto il tutto e ho fatto le ultime sofferte modifiche e scelte: virgole, sinonimi e altri cambiamenti non sostanziali. Come quello evidenziato qui sotto, che mi è costato un paio di ripensamenti. La frase a effetto, che funziona, o la purezza dello stile e la massima coerenza con il punto di vista?

Bozze: pagina 354

Infine ho ricontrollato tutto il lavoro del correttore di bozze…

E adesso mi devo proprio rassegnare a separarmi dal libro e a consegnarlo ai lettori.

2011 19 ago

Il burattinaio: la sovraccoperta

Author: Redazione Categories: Immagini, Ringraziamenti, Stesura del seguito

Il lavoro di ideazione, costruzione e realizzazione della copertina è stato completato a metà luglio, dopo un mesetto di proposte, studi, modifiche e ripensamenti. Ringrazio Mara Scanavino, l’art director della Dalai, per il risultato finale e per la pazienza.

In futuro forse mostrerò le “prime copertine” e qualche passaggio intermedio (le scelte effettuate per giungere al risultato finale sono state molto sofferte…), ma per il momento mi limito all’immagine definitiva. Eccola:

Che ve ne pare?

In contemporanea al lavoro di realizzazione grafica, utilizzando come base di partenza la scheda inviata a marzo ai librai, abbiamo pensato ai testi per la quarta di copertina e per i risvolti. Per chi fosse interessato, questo un file intermedio su cui abbiamo lavorato, in particolare per decidere quale quarta di copertina (ovvero quale estratto dal testo) scegliere:

Il burattinaio – risvolti e SCELTA della quarta di copertina

E questo il file contenente i testi definitivi:

Il burattinaio – risvolti e quarta di copertina DEFINITIVI

Infine, ecco il link all’immagine dell’intera sovraccoperta, completa di quarta e risvolti. Preferisco proporvela in versione pdf (formato che non è consentito utilizzare per l’inserimento delle immagini direttamente negli articoli) per non ledere troppo alla qualità (è possibile ridurre le dimensioni una volta aperta l’immagine).

Sovraccoperta de “Il burattinaio”

Che ne pensate?

Pareri, impressioni e commenti sono come al solito graditi.

2011 30 giu

Editing, Il burattinaio, Capitolo 1

Author: Redazione Categories: Editing, Immagini, Stesura del seguito

Ecco il capitolo 1: “Riesumazione”.

“Il burattinaio” si apre al crepaccio nelle Terre di Confine, là dov’era terminato “L’acchiapparatti”. Sono passati più di quattro anni da quando il Boia di Giloc è precipitato nell’Abisso. Un manipolo di Guardiani dell’Equilibrio è stato inviato dall’Arconte Ossor a far luce sulla vicenda.

Il punto di vista è quello di Fulciero, il capitano delle guardie di Giloc già incontrato ne “L’acchiapparatti”.

Qui sotto riporto l’immagine di un pezzo di pagina del quaderno su cui scrissi le prime idee-note a proposito di questo capitolo, qualche tempo prima di affrontarne la stesura (cliccare per ingrandire):

Prime note-idee capitolo 1

Ed ecco il testo:

Il Burattinaio – Capitolo 1

Come al solito commenti, segnalazioni e suggerimenti sono graditi. Ho ancora qualche perplessità su alcuni pensieri di Fulciero. In particolare quello indiretto a chiusura della prima scena (pagina 3, “E se le sue indicazioni si fossero rivelate sbagliate?”) e quello diretto in chiusura di capitolo (al termine di pagina 10, “Ma alle spalle ti chiama “La Serpe”, bastardo. E bastardo lui che mi ha spedito quaggiù”).

P.S.: Ho quasi terminato la revisione.

2011 29 apr

Ambientazione, Voci e dicerie

Author: Redazione Categories: Ambientazione, Immagini, Tramificio, micro-storie

La traccia che propongo in questo post ha a che fare con l’ambientazione e affronta indirettamente la riflessione e le problematiche relative alla scelta di mostrare piuttosto che raccontare o viceversa.

La costruzione del mondo, ovvero dell’ambientazione, è forse uno degli aspetti più caratterizzanti dello scrivere fantasy o fantastico, e abbraccia un qualcosa di veramente esteso. Dalle credenze/superstizioni, condizioni di vita, cibi, erbe mediche e droghe, nomi e sogni di una famiglia di pescatori che vivono isolati su un lago di montagna, alle lingue, le razze, l’economia e le strutture politiche e sociali, le culture, le religioni, la storia e la geografia di un continente… Il lavoro di documentazione e lo sforzo creativo per costruire un’ambientazione verosimile e intrigante, che sia funzionale alla storia, possono naturalmente essere più o meno cruciali e impegnativi (a seconda del genere, o comunque della storia che si ha in mente di narrare). Anche per questo motivo ho imposto il vincolo di collocare le micro-storie nelle Terre di Confine. Ho pensato che dare alle storie questo substrato comune potesse facilitarne la stesura: lo scrittore non ha necessità di fornire troppi particolari sull’ambientazione visto che il lettore ne ha già un’idea più o meno precisa. A ogni modo, ci sono molti manuali che trattano o quantomeno si soffermano sulla questione, non è davvero mia intenzione affrontare qui un argomento così vasto.

Senza dubbio, collocare la propria storia in una realtà credibile e verosimigliante è tanto importante quanto faticoso. D’altra parte il ragionare e il lambiccarsi il cervello su certi aspetti può far emergere e dar voce a idee per la storia stessa. Proprio su questo punto vorrei concentrare l’attenzione. Qui è infatti mia intenzione circoscrivere il discorso relativo alla costruzione del mondo rappresentato a un piccolo e marginale mezzo per descrivere e connotare l’ambientazione: una voce, una diceria, un aneddoto, chiacchiere e pettegolezzi che da tempo serpeggiano nell’ambiente dove viene collocata la micro-storia e che lo caratterizzano, ne fanno parte più o meno profondamente.

Proprio per il particolare mezzo/artificio di costruzione dell’ambientazione su cui ho scelto di puntare lo sguardo, credo che la traccia possa permettere di riflettere in un modo focalizzato e forse un po’ inconsueto sulle differenze tra mostrare e raccontare. Anche su questo argomento esistono naturalmente molti manuali e sono presenti in rete diversi articoli interessanti. Io mi limito a dire di essere convinto che sia sempre buona norma mostrare l’ambientazione, ovvero collocare il lettore all’interno delle vicende e del mondo in cui si svolgono senza mediazioni (magari attraverso il punto di vista stretto di uno dei personaggi). D’altra parte, pur ritenendomi un sostenitore dello “show don’t tell”, credo che in alcuni (rari) casi scegliere di inserire o di lasciare nel testo dei pezzi raccontati possa non essere necessariamente un male. Per questioni di ritmo, per far rifiatare il lettore, per recuperare rapidamente alcune informazioni. Come collante. Purché i pezzi raccontati siano: corti ed essenziali (sì, il più brevi possibile), brillanti o quantomeno interessanti.

TRACCIA:

Sfruttando il materiale sottostante, scegliere una delle 4 seguenti alternative:

  1. Esporre una semplice idea, connessa a una voce/diceria, che potrebbe essere motore d’avvio o elemento centrale per una nuova micro-storia, o portare uno sviluppo inaspettato in quelle in corso.
  2. Raccontare una storia o un aneddoto da sfruttare in seguito come materiale per scrivere un pezzo o un’intera micro-storia, oppure che possa già costituire l’incipit di una nuova micro-storia.
  3. Scrivere un pezzo in cui i personaggi citano, fanno riferimento o raccontano una storia o parte di essa.
  4. Pensare a una voce/diceria e mostrare la “reale”  vicenda che l’ha originata, o una parte di essa.

NOTA: La voce/diceria è vera o fasulla? La storia che c’è sotto è soltanto parzialmente accaduta o è stata inventata di sana pianta? Oppure ci sono delle prove inconfutabili?

NOTA: Quanto è segreta la storia? Chi ne è a conoscenza? O è di dominio pubblico?

NOTA: Chi ne potrebbe e ne vorrebbe approfittare? Viceversa qualcuno potrebbe essere danneggiato dalla diffusione della diceria?

NOTA: Da quando ci sono certe voci? C’è stato un evento particolare legato alla nascita della storia e/o che ha portato alla diffusione delle diceria?

MATERIALE:

  • Paesi e ambienti. Qui sotto le mappe (cliccare per ingrandire le immagini) di un paio di paesi che potrebbero essere fonte d’ispirazione o quantomeno costituire il luogo dove la voce è nata e si è sparsa. Se preferite potete sfruttare anche il villaggio di Fontecheta o la cittadina di Medara. Oppure la storia/diceria potrebbe essere legata alla Torre del Moarramo; o ancora al Velarione o ad una delle altre locazioni suggerite in questo post.

Mappa di Passalto:

Mappa di Passalto

Visione prospettica di Passalto:

Visione prospettica di PassaltoPassalto: Chi è a capo del paese? Perché non si può fare il bagno nel fiume? Dove ha trovato i soldi il Vecchio Lisca, noto ubriacone e scansafatiche, per costruire l’osteria sulla riva dell’Olmo? Che cosa nascondono le botole chiuse con catenacci che si incontrano sui camminamenti delle mura?

Mappa di Cisterno:

Mappa di Cisterno

Squarci di Cisterno:

Squarci di Cisterno

Cisterno: A che serve la siepe, da cosa protegge? Qualche aneddoto sul Cisternone o sul Levasasso? Perché gli abitanti del paese sembrano fissati con la pulizia e devono lavare spesso i propri indumenti? C’è un pozzo abbandonato nel bosco a sud del paese. Nessuno ci si avvicina…

  • Oggetti e manufatti. La voce potrebbe riguardare una reliquia: da rubare, che è stata rubata, o che è andata distrutta/rotta? Il pugnale del mangia-peccati ha un particolare potere? Nelle ampolle sono forse conservati i peccati di coloro che si sono rivolti a lui? O invece contengono l’unguento che lava via i peccati?
  • Personaggi e creature. La storia/aneddoto potrebbe riguardare un losco figuro che esce dalla sua capanna soltanto quando piove; il mangia-peccati; una creatura (o un bambino) mostruosa rinchiusa nello scantinato dell’alchimista o di qualcun altro; le figlia del macellaio; la vecchia sorda che vive segregata in casa da anni…

NOTA FINALE: Penso che il post contenga numerosi spunti (forse troppi) e possa essere percepito come un po’ confusionario. Chiedete pure eventuali chiarimenti e precisazioni. Il mio consiglio è di farvi catturare dalla prima idea che vi viene in mente e di scorrere di nuovo il post in cerca di eventuali “aiuti” per dettagliarla. A ogni modo, come sempre, si tratta di suggerimenti e di materiale che hanno il principale scopo di stimolare la voglia di scrivere. Potete servirvene come meglio credete.

EDIT del 8 MAGGIO 2011:

Inserisco nel materiale anche qualche diceria sfruttabile (e, volendo, modificabile). Sono più o meno dettagliate, lasciano più o meno spazi vuoti da riempire. E sono esempi di ciò che potevo intendere con l’alternativa 1 della traccia.

DICERIE:

  • Sul Mangia-peccati: (A) In pochi, pochissimi sono a conoscenza che al centro dei rituali più “difficili e/o impegnativi” che il Mangia-peccati attuava per mondare le anime ci fosse l’unguento contenuto in una particolarissima ampolla, tramandatagli per diritto di nascita da suo padre e predecessore. Qualcuno di quei pochi che ha/aveva avuto la fortuna (e i pezzi d’oro necessari per un tale servigio) di berne qualche goccia sembra aver parlato di una immediata sensazione di purezza… E pare aver detto che bere quel liquido possa lavare via i peccati a tal punto da eliminarne le conseguenze anche sul piano concreto/terreno. Come se il peccatore non avesse mai commesso alcun misfatto. La voce potrebbe giungere alle orecchie di Mirinna o direttamente alle orecchie della Muta…
  • Sul Mangia-peccati: (B) In alternativa, le ampolle potrebbero contenere i peccati di coloro che si sono rivolti al mangia peccati (i cui rituali prevedevano il passaggio finale attraverso una sorta di loculo-sauna in cui veniva raccolto il sudore della pelle della fronte…). Sembra che bevendone il contenuto si possano rivivere in sogno tutti i peccati spurgati, e dunque conoscerne l’esistenza e qualche interessante dettaglio. Chissà, magari anche di persone morte qualche anno prima…
  • Spunto per una nuova micro-storia a Passalto: Sembra che fino a un centinaio di anni prima i condannati a morte venissero chiusi in loculi ricavati nelle mura senza cibo né acqua; ad aspettare di morire. Pare che l’usanza sia sparita perché le urla delle vittime disturbavano la quiete notturna. Si diffuse anche la voce che le anime dei morti nelle mura rimanessero chiuse in un limbo a tormentare gli abitanti e a compromettere le fortune del paese. Questa la diceria più recente: in uno di quei loculi è stato “murato vivo” un alchimista con alcuni suoi oggetti preziosi, molto preziosi… Da cui il condannato non fu separato perché nessuno osò toccarli. La voce potrebbe giungere alle orecchie di un ladruncolo, un alchimista, un questuante, un vagabondo…
  • Lascio a voi un eventuale spunto per una micro-storia ambientata a Cisterno.

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Siamo al capitolo 26 del seguito de “L’acchiapparatti”, si tratta di una scena che alterna movimento, descrizione e azione. Una scena che penso, e spero, possa essere letta senza che la sua collocazione nell’ambito del romanzo risulti necessaria. Il punto di vista è quello di Gamara, il cacciatore di taglie sfigurato. Deve “impadronirsi” di un ponte. Il ponte del Moarramo. Non è ancora indicato nella mappa delle terre a nord-est di Olm, ma è il ponte sul fiume Olmo, quello tra Passalto e Olm. Lo potete individuare qui.

Avevo dunque bisogno del ponte e, soprattutto, della struttura che vigilava sul ponte. Un posto di guardia sul fiume? La solita casupola di legno? No, non mi intrigava a sufficienza.
Una torre. Ho cercato allora delle immagini di torri. Ne ho trovate diverse, questa è quella che ha catturato maggiormente la mia attenzione:

Doveva però essere una torre che avesse la funzione di controllare il passaggio sul ponte. Quindi doveva sorgere molto in prossimità della riva… Mi sarebbe poi piaciuto che dal posto di guardia si potesse gestire il transito delle imbarcazioni sul fiume. Una cancellata di ferro sotto il ponte, che potesse essere sollevata? Forse. Poi mi è venuto in mente il Tower-Bridge:

Sì, mi sono detto. Il ponte del Moarramo sarà un Tower-Bridge dei poveri, per giunta asimmetrico (con un’unica torre, sulla sponda est del fiume Olmo). A questo punto era possibile cominciare a entrare nei dettagli, definire i particolari.

Cliccare sopra le seguenti immagini per ingrandirle.

Ecco il primo schizzo (perdonate i problemi di prospettiva):

Moarramo: primo schizzo

Quindi mi sono trovato a dover studiare alcuni congegni per cercare di capirne il funzionamento così da renderli verosimili. Qui sotto un paio di illustrazioni per quel che riguarda il meccanismo di sollevamento della passerella del ponte:

Moarramo: marchingegno e contrappeso

Ora potevo procedere con tutti i dettagli.
Il prospetto, che mostra la facciata rivolta a nord:

Moarramo: vista da nord

La pianta del piano terra:

Moarramo: piano terra

Le piante dello scantinato, del primo, del secondo e del terzo piano:

Moarramo: scantinato e piani I, II, III

Infine il dettaglio di scale, rampe e botole:

Moarramo: scale, rampe e botole

Credo sia bene partire da un’idea, avere in mente una scena, magari cominciare a “vedere” qualche particolare. Tuttavia trovo che nella fase iniziale non sia sempre opportuno cercare di definire ogni cosa; anzi, a mio parere, è consigliabile rimanere un po’ nella nebbia, nella foschia, nella penombra. Pronti però a riconoscere eventuali luci.
All’inizio l’ambiente è giustamente ideato e pensato per soddisfare certe esigenze e concretizzare quell’idea iniziale. Poi l’ambiente diventa vero, però, con tutte le sue realtà, tutti i suoi vincoli. A quel punto, a mio parere, c’è il giusto equilibrio tra la forza dei proponimenti iniziali dello scrittore e la situazione “reale”, precisa, in cui sono calati i personaggi. E l’essere costretti a trovare una via d’uscita plausibile da quella situazione può portare a nuove e buone idee. O quantomeno potrebbe ridimensionare l’onnipotenza dell’autore e favorire l’immedesimazione nei personaggi. Una volta che l’ambiente è reale, non lo si può cambiare: è così come lo hanno di fronte i personaggi.

Una volta chiaro il luogo dell’azione (che ho sfruttato anche nel capitolo successivo), ho scritto il pezzo:

Il burattinaio – estratto capitolo 26

Come nell’articolo precedente, vi propongo la lettura dell’estratto, prima che io ci rimetta le mani, e vi chiedo un’impressione, eventuali note e suggerimenti, o quel che potrebbe essere il vostro editing del pezzo.

In particolare:
Come trovate la gestione del punto di vista? E i pensieri sono sempre opportuni?
Che ne pensate dell’avvicinamento alla torre? Qualcosa che non fila liscio prima della scalata?
Le scene di azione, gli scontri, funzionano? Risulta chiaro quel che succede?
Qualche incongruenza?

P.S. Ho risistemato l’estratto precedente, l’incipit del capitolo 22, anche in base alle vostre indicazioni. Lo trovate qui.

I primi di Novembre 2009, quando ho iniziato a scrivere “Gùlghezac”, titolo provvisorio del seguito dell’acchiapparatti, speravo di terminare la prima stesura entro il dicembre 2010. Eccoci dunque arrivati alla fine dell’anno… Come previsto, non sono riuscito a completare il romanzo. Né sono poi così vicino alla fine. D’altra parte mi sono dedicato al progetto anima e corpo e, tutto sommato, mi ritengo soddisfatto: ho appena concluso la terza delle quattro parti. Prologo e 23 capitoli. Restano 7 capitoli e l’epilogo, 3 o 4 mesi di lavoro.

Ecco l’Indice provvisorio delle prime 3 parti:

PROLOGO
-
PARTE I: SINISTRI FIGURI
1. Riesumazione
2. Dicerie e inquisizioni
3. L’intruso
4. In nome della Luce
5. Prigioniere e aguzzini
6. Gli incanti di Gúlghezac
7. Steben
-
PARTE II: PISTE E SENTIERI
8. Alla torre
9. Il raccogli-orfani
10. Spinavera e vecchi orpelli
11. Perduti e presi
12. Compagni di viaggio
13. Nuove e vecchie conoscenze
14. Una taglia sulla testa del cacciatore di taglie
15. Follia
-
PARTE III: PUTIFERIO
16. Sassi e lumache nella bufera
17. Imprevisti
18. Passaggi al confine
19. Scelte?
20. Nei dedali delle Baracche
21. Le storie di Gogloc
22. Il mendicante
23. Nel “Velarione”
-
PARTE IV: A OLM

Sono ritornato più volte sugli ultimi capitoli, eliminando pezzi, aggiungendo scene. Come mi aspettavo, nell’avvicinarmi al finale, la scelta delle vie da percorrere è divenuta cruciale, e dunque più faticosa. Credo di aver sistemato la terza parte in maniera sufficiente per potermi dedicare alla quarta, sebbene abbia almeno un quadernetto pieno di annotazioni con dettagli da aggiungere, snodi della trama da rendere più chiari, eventuali nuove scene da inserire. Procedo… Ritornerò sul testo una volta completata la prima stesura. Una volta che avrò più chiare molte cose.

Adesso ho in programma di spendere i prossimi giorni a pensare e a ripensare alla trama dell’ultima parte, a cercare di arricchirla, studiarla, digerirla. Oltre che definire e precisare gli snodi e i passaggi nella storia, devo iniziare a lavorare sulle singole scene dei diversi capitoli: decidere quali mostrare, “visualizzarle”, schematizzarle e riflettere sui passaggi di punto di vista. In “Gùlghezac”, infatti, il punto di vista è sempre affidato ai personaggi, non c’è quasi traccia di narratore onnisciente. I personaggi in ballo sono molti e, se si vuole limitare al massimo il raccontato, diviene fondamentale la scelta delle scene da mostrare: devono sì contenere gli eventi più importanti ai fini della trama, ma anche dare la possibilità di recuperare le informazioni (attraverso dialoghi e pensieri, ad esempio) di quanto accaduto e non mostrato. Questo però è un discorso lungo e complesso, che coinvolge la cronologia degli eventi e i salti di scena, e a cui probabilmente dedicherò un post più avanti.

Una delle difficoltà che devo poi affrontare in quest’ultima parte ha a che fare con quella che si potrebbe chiamare la “costruzione di mondi”. Nella parte finale del libro, infatti, i personaggi giungeranno a Olm. A dire il vero, ho già riempito un mezzo quadernetto di note che riguardano la capitale del Regno, l’architettura e la struttura della città, la vita e l’organizzazione sociale, la storia, il Culto della Luce e i suoi riti… Ma adesso devo decidere che cosa è essenziale, che cosa reputo necessario mostrare; e riflettere su come trasmettere certe informazioni.

Nella terza parte, ho già “abbandonato” le Terre di Confine, e infatti ho dovuto lavorare molto sull’aspetto di costruzione dell’ambientazione di cui ho parlato sopra: note e appunti, mappe di paesi, riflessioni su lingua e cultura degli abitanti. Molte delle vicende si svolgono a Medara, in compagnia dei girovaghi, una comunità di nomadi che fanno però tappa parte dell’anno nella baraccopoli della cittadina a sud del confine. Uomini “liberi”, che vivono giorno per giorno; musicisti, mercanti viaggiatori, artisti, acrobati e giocolieri, la cui cultura è intrisa sia di astuzie ed espedienti per campare che di superstizione. Al momento sto pensando di differenziare e rendere particolare la loro lingua, o meglio, il loro modo di parlare… Se qualcuno avesse suggerimenti, sarebbero ben accetti. Così come sarei ben lieto di ricevere consigli sulla mappa e sulla prima descrizione di Medara che riporto qui sotto. Naturalmente informazioni e dettagli sulla cittadina trapelano e vengono mostrati qua e là nei capitoli, ma l’estratto che segue contiene il “primo contatto”: uno dei pochi pezzi che sanno un po’ di raccontato, sebbene sia comunque breve e inserito nel punto di vista di un personaggio.

Ecco la mappa di Medara:

Mappa di Medara


Cliccare sopra l’immagine per ingrandirla.

Ed ecco l’inizio del capitolo 20:

“Eccola Medara, covo e rifugio di ladri, tagliagole, pendagli da forca, reietti. Isotta si sporse dalla fiancata del carro. La strada saliva dolce su un altopiano di terra argillosa, un’enorme duna di sabbia bagnata e compatta al di sotto di una superficie friabile e polverosa. Così era la terra da quelle parti, difficile da dissodare e spesso acquitrinosa al punto da rendere ardua qualsivoglia coltivazione. In alto si intravedevano le prime case, strutture di legno e pietra, fango secco e paglia, arroccate l’una sull’altra ai lati della via.

Isotta non aveva mai lasciato le Terre di Confine, non era mai stata a Medara; ma il mercante con cui aveva vissuto qualche mese le aveva parlato più volte della particolare cittadina oltre il confine. Niente campi, né orti o alberi da frutto. Qualche gregge di pecore, poche mucche, giusto quelle in grado di sopravvivere al Mal Giallo che ogni decina d’anni funestava quelle regioni. Un paese di nomadi, mercanti e arraffoni, che si reggeva sul mercato, i traffici, il gioco d’azzardo e le scommesse, le puttane e la vendita di schiavi.”

Supponiamo di aver pensato e più o meno deciso cosa deve accadere nella storia che stiamo scrivendo. Abbiamo cioè “visto” un evento o una situazione di partenza (che presenta un conflitto o comunque una problematica che deve essere in qualche modo sciolta).

La questione è: Dove collocare le scena?

Scegliere, pensare con cura il luogo, magari scovandone particolarità e stranezze, arricchirlo di informazioni, e possibilmente disegnarlo, può essere di grande utilità per diversi motivi. Questi quelli che mi vengono in mente, così su due piedi:

  • Può dotare la locazione di un certo fascino e dunque rendere la narrazione più stimolante, oltre che per lo scrittore, per il lettore.
  • Può generare nuove idee, riguardanti azioni e sviluppi nella trama.
  • Rende necessariamente l’azione (o la descrizione) più plausibile e verosimigliante.
  • Facilita l’uso di dettagli sensoriali e rende più naturale ed efficace il “mostrare”.

TRACCIA:

Decidere a grandi linee il prossimo “passo” della storia (o l’incipit di una nuova micro-storia). Scegliere e arricchire di dettagli un luogo (preferibilmente un interno, che chiamerò locazione) dove collocare la situazione, l’azione, il dialogo. Sfruttare le caratteristiche della locazione nel mostrare la scena. O addirittura partire dalla locazione per trovare lo sviluppo della trama.

MATERIALE:

- La figura mostra la visione dall’alto e la visione laterale di una possibile locazione, tratta dal seguito dell’acchiapparatti. Il disegno potrebbe rappresentare una grande taverna sotterranea, un luogo dove si svolgono spettacoli, un “manicomio” fantasy, un ambiente ricreativo per soldati al di sotto di una caserma, il covo di una banda di briganti… Quello che volete.

Visione dall'alto e laterale del Velarione


Cliccare sopra l’immagine per ingrandirla.

NOTA 1: I diversi dettagli contenuti nella figura possono essere eliminati o interpretati nei modi più disparati. Si possono aggiungere altri elementi o anche modificare alcuni aspetti strutturali.

Un piccolo estratto dal capitolo 21 del seguito dell’acchiapparatti:

“Gogloc non parve neppure averlo sentito. Continuò a parlare, ora a occhi chiusi.
«Un uomo che si è stabilito infine nella città di legno, fango e argilla, dove nessuno è padrone. Qui ha costruito un veliero, nella terra. Per i suoi spettacoli, per il suo circo.»
«Il Velarione…» Ancora la voce del bambino.
«Tendaggi come vele, due pali possenti al pari di alberi maestri. Cime, sartie, soppalchi e reti…» Gogloc sollevò le palpebre, il suo sguardo si perse lontano.”

- Nel caso in cui l’immagine in figura non sia stimolante o adatta al proseguimento della micro-storia, è possibile “costruire” e far uso di qualsiasi altra locazione venga in mente. Qualche suggerimento:

  • Una caverna.
  • Una rete fognaria.
  • Un tempio.
  • Un dedalo di catacombe.
  • Una “casa” su un albero secolare.

NOTA 2: Potrebbe essere di ulteriore ispirazione riflettere sulla storia passata della locazione: chi l’ha costruita, perché, se è stata teatro di particolari avvenimenti…

NOTA 3: Cercare di inserire qualche informazione circa gli odori, i suoni, le sensazioni che si avvertono nel posto scelto.

COMUNICAZIONE: Approfitto di questo post per dire che nelle vacanze di Natale cercherò di risistemare finalmente la storia “Fino all’ultimo pezzo” e di rivedere, mettere insieme e dare ordine al materiale riguardante le micro-storie, in modo tale da renderlo più accessibile e fruibile.

2010 29 apr

Le terre a nord-est di Olm

Author: Redazione Categories: Immagini, Stesura del seguito

In questo periodo la stesura del seguito dell’acchiapparatti procede piuttosto a rilento, per non dire che si è praticamente interrotta da due o tre settimane. Non per mancanza di ispirazione, ma di tempo e, forse, della dovuta concentrazione per lavorare appunto anche soltanto un’ora o due al giorno.

Se non altro, però, sono riuscito a trovare tempo e modo per entrare nei dettagli dei territori che circondano Olm e per realizzare (o meglio far disegnare) la mappa. Ne avevo proprio bisogno.
Dal punto di vista dell’autore, la mappa è uno strumento essenziale per coerenza e verosimiglianza. Ma non solo, può essere grande ispiratrice di idee…
Circa a metà della seconda parte del seguito dell’acchiapparatti, i personaggi e le vicende narrate lasceranno le Terre di Confine per spostarsi verso sud-ovest, nelle terre del Regno di Olm.

Ecco dunque la mappa dei territori a nord-est del Regno di Olm, ovvero a sud-ovest delle Terre di Confine rappresentate nella mappa de “L’acchiapparatti” (cliccare per ingrandire):

Costruire una mappa realistica non è così semplice e può nascondere molte insidie. Dopo aver letto il post “La mappa nei libri fantasy” sul sito (di) “Zweilawyer”, ho pensato che potesse valer la pena pubblicare questa prima versione della mappa per proporla all’attenzione di più persone e sottoporla al loro parere. In questa fase tutto è ancora modificabile, eliminabile o integrabile… Suggerimenti per aggiunte, consigli, considerazioni sui nomi, segnalazioni di eventuali discrepanze o errori, e così via, sono oltremodo graditi. Così come pareri generali.

Vi propongo integralmente l’intervista pubblicata sul sito “La Vibrazione Nera”, di Luca Filippi. Un’intervista di poche stimolanti domande, in cui non sono riuscito a stare nel seminato o comunque ad essere breve.

Ad accompagnare la terza domanda ho inserito un’illustrazione (concepita per un segnalibro che mi è effettivamente arrivato a casa) molto bella, pertinente, simbolica, e sintesi figurativa di uno dei temi centrali, di Francesca Resta. L’illustratrice mi ha fatto dono del segnalibro dopo aver letto “L’acchiapparatti di Tilos” e, su mia richiesta, mi ha fornito l’immagine. Mi è parso appropriato inserirla in questo contesto. Grazie Francesca.

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«Furti, razzie, stupri, omicidi. Numerosi erano i crimini commessi in quell’epoca nelle Terre di Confine. Poiché scelleratezza e barbarie imperversavano in ogni dove, le punizioni e le condanne, sommariamente assegnate, non potevano che essere molto dure…»
Esce il 9 marzo in libreria ‘L’acchiapparatti’, romanzo fantasy di Francesco Barbi pubblicato da BCDalai Editore. Un viaggio rocambolesco, tra presagi e inganni, esecuzioni ed evasioni, attraverso atmosfere cupe e sanguinarie che rievocano gli aspetti più grotteschi dell’Alto Medioevo. Una storia avvincente, tanto insolita quanto indimenticabile, in cui convivono suspense e orrore, tenerezza e ilarità.
In anteprima sul numero di marzo di Linus, l’anticipazione con prologo, presentazione del personaggio Acchiapparatti e le illustrazioni di Sergio Ponchione.
Francesco Barbi è nato a Pisa nel 1975. Laureato in Scienze Fisiche, è insegnante di matematica e fisica nelle scuole superiori. Da sempre inventore e costruttore di storie, scrive per dar voce ai suoi personaggi interni, imbrigliare e condividere le sue «visioni».

Per vedere la galleria di immagini pubblicata il 6 marzo su repubblica.it, seguire questo link.

2010 06 mar

Linus di marzo: “anticipazione”

Author: Redazione Categories: Immagini, Rassegna Stampa

Riporto testo e illustrazioni che compaiono nell’anticipazione del libro su Linus di questo mese (e nell’anteprima su FantasyMagazine). Ne approfitto per ringraziare Sergio Ponchione, autore delle splendide illustrazioni.

Dal 9 Marzo sarà in libreria il romanzo di Francesco Barbi “L’acchiapparatti”, edito da B.C. Dalai Editore. Un fantasy? Forse. Di certo una storia avvincente, tanto insolita quanto indimenticabile. Un romanzo che trascende i canoni del genere e in cui convivono spunti gotici, psicologici e fantastici, suspense e orrore, tenerezza e ilarità. Vi proponiamo il prologo e un estratto del quarto capitolo che presenta il personaggio dell’acchiapparatti.

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Scopo di una descrizione è la creazione del contesto, la definizione di una situazione. Ma il fine ultimo deve rimanere la storia: la descrizione serve, ha significato e deve avere significato per la storia.

Quando si ha a che fare con le descrizioni, sia come autori che come lettori, la noia è dietro l’angolo. A mio parere, le descrizioni sono forse i pezzi più impegnativi o comunque quelli da non scrivere di getto, “tanto per dare qualche indicazione sull’ambiente”… A meno che non ci sia davvero l’ispirazione, spesso legata all’aver intravisto o scoperto la possibile funzionalità della descrizione nella storia.

Anche i luoghi possono essere elementi attivanti per l’immaginazione e la costruzione delle vicende. Avere davanti una mappa potrebbe forse aiutare…

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