“Il burattinaio” è stato dato alle stampe. Non ci posso più lavorare, è concluso, finito.
Il libro è composto da: lettera di Melzo, prologo, 30 capitoli distribuiti in 4 parti, epilogo e chiusura. Per un totale di 544 pagine (il romanzo termina a pagina 527).
Sarà in libreria il 27 settembre e il prezzo dovrebbe essere, salvo imprevisti, 18 euro o 18 euro e 50.

Sebbene non abbia più “toccato” il testo negli ultimi 25 giorni, l’idea che il romanzo non fosse ancora stato stampato mi impediva di separarmi del tutto da lui. Continuavo a pensare a possibili modifiche, piccole correzioni e microscopici interventi. E non avevo pace. Be’, adesso, volente o nolente, non posso più metterci le mani… Sarà bene che mi abitui all’idea di separarmene.

E adesso che è finita posso parlare un po’ (non troppo, cercherò di essere sintetico) dell’ossessione del rileggere, correggere, riflettere, rivedere, ritoccare il testo, che mi ha accompagnato anche stavolta. Insomma, forse anche per pensarci un’ultima volta, digerire la conclusione e riuscire a separarmi davvero dal libro, in questo articolo voglio parlare dell’editing e della revisione del testo.

Come già accennato in un post precedente, io rivedo fin da subito il testo, in corso di stesura. Ogni due o tre giorni, rileggo e sistemo “a freddo” quanto ho scritto e passo una serata a leggere ad alta voce con mia moglie. Lei è senza dubbio la mia prima, più fidata e accanita editor. La sera stessa o il giorno dopo (se c’è necessità di interventi più corposi) ancora una volta rivedo, ripenso, rifletto e correggo.
Ho proceduto così durante tutta la fase di stesura del romanzo. A dire il vero, ogni volta che ho terminato una delle 4 parti, ho di nuovo riletto e rivisto quella appena conclusa, sfoltendola qua e là, sistemando alcuni dettagli dell’ambientazione e mettendo a posto qualche tassello nell’architettura della trama…

Una volta terminata la stesura, ho iniziato a far leggere il romanzo a qualcuno che non fossimo io o mia moglie per avere un primo feed-back ed eventualmente dei consigli di macro-editing. In questa fase il libro è stato per la prima volta letto in casa editrice e dagli amici Eugenio e Roberto, Andrea D’angelo e Luca Tarenzi. Li ringrazio per i consigli e soprattutto per l’iniezione di fiducia che mi hanno dato in quel momento cruciale del primo “test”.

A questo punto, mi sono calato nella revisione globale. Ho eliminato parecchi aggettivi, avverbi e passaggi superflui, termini e frasi “letterarie”, ho sistemato molti dettagli, ma non ho quasi toccato la trama (di cui sapevo ben poco quando ho iniziato la stesura ma che ho elaborato via via cercando di stare in contatto con il mio “sentire”) e non credo di essere sceso a compromessi. Ho cercato di rimanere onesto, di “raccontare” la mia verità interna, di “arrivare” fino in fondo.
Per ciascun capitolo, dopo averlo letto, aver lavorato riga per riga e aver trascritto le note che mi ero lasciato in fase di stesura, ho applicato la scaletta nella seconda e nella terza delle 4 pagine mostrate qui sotto. Come esempio, l’ultima pagina contiene parte delle note sul prologo (le note e i simboli a lapis sono di solito risultato del passo successivo, cliccare per ingrandire).

Quadernetto: impostazione revisione 1

Quadernetto: impostazione revisione 2 e note prologo

Al termine di ciascuna parte mi sono poi annotato le osservazioni e le questioni rimaste in sospeso. Ecco ad esempio alcune delle note sulla prima parte che ho trascritto sul quadernetto in questa fase:

Quadernetto: note sulla prima parte

Dopo la revisione (ho impiegato 55-60 giorni), ho inviato a parecchi beta-readers: amici più o meno competenti nel campo, che approfitto per ringraziare, come Alessandro, Carlo, Francesco, Franco, Jacopo, Luca, Milli, Simona, nonché i miei genitori e i miei suoceri. Ringrazio poi, in particolare, Alessandro “Okamis” Cannella e Andrea Cattaneo, amici della rete che mi hanno dato molti suggerimenti e fatto alcune segnalazioni, commentando il testo capitolo per capitolo.

Che cosa ho fatto più o meno in contemporanea con l’arrivo dei feed-backs e delle osservazioni dei beta-readers e dell’editor della Dalai, anche facendo tesoro di alcuni dei loro consigli/suggerimenti? Un’ennesima revisione. Alla fine ho riempito due quadernetti di appunti. Come potete notare dall’immagine riportata qui sotto, se non altro, le note per capitolo sono diminuite:

Quadernetto: note capitoli ultima revisione

Una volta completata l’ultima revisione, basata anche sulle note dell’editor della casa editrice, il testo è passato al correttore di bozze. E poi? Poi è tornato a me, che ho riletto il tutto e ho fatto le ultime sofferte modifiche e scelte: virgole, sinonimi e altri cambiamenti non sostanziali. Come quello evidenziato qui sotto, che mi è costato un paio di ripensamenti. La frase a effetto, che funziona, o la purezza dello stile e la massima coerenza con il punto di vista?

Bozze: pagina 354

Infine ho ricontrollato tutto il lavoro del correttore di bozze…

E adesso mi devo proprio rassegnare a separarmi dal libro e a consegnarlo ai lettori.

2011 30 giu

Editing, Il burattinaio, Capitolo 1

Author: Redazione Categories: Editing, Immagini, Stesura del seguito

Ecco il capitolo 1: “Riesumazione”.

“Il burattinaio” si apre al crepaccio nelle Terre di Confine, là dov’era terminato “L’acchiapparatti”. Sono passati più di quattro anni da quando il Boia di Giloc è precipitato nell’Abisso. Un manipolo di Guardiani dell’Equilibrio è stato inviato dall’Arconte Ossor a far luce sulla vicenda.

Il punto di vista è quello di Fulciero, il capitano delle guardie di Giloc già incontrato ne “L’acchiapparatti”.

Qui sotto riporto l’immagine di un pezzo di pagina del quaderno su cui scrissi le prime idee-note a proposito di questo capitolo, qualche tempo prima di affrontarne la stesura (cliccare per ingrandire):

Prime note-idee capitolo 1

Ed ecco il testo:

Il Burattinaio – Capitolo 1

Come al solito commenti, segnalazioni e suggerimenti sono graditi. Ho ancora qualche perplessità su alcuni pensieri di Fulciero. In particolare quello indiretto a chiusura della prima scena (pagina 3, “E se le sue indicazioni si fossero rivelate sbagliate?”) e quello diretto in chiusura di capitolo (al termine di pagina 10, “Ma alle spalle ti chiama “La Serpe”, bastardo. E bastardo lui che mi ha spedito quaggiù”).

P.S.: Ho quasi terminato la revisione.

2011 09 giu

Editing, Il Burattinaio, PROLOGO

Author: Redazione Categories: Editing, Stesura del seguito

Post telegrafico: sono immerso nella revisione, costretto a dedicargli tutto il mio tempo per restare più o meno in tabella di marcia.

Ecco il prologo del sequel de “L’acchiapparatti”:

Il Burattinaio – PROLOGO

Come per gli altri estratti, mi piacerebbe sapere che ne pensate.

In particolare circa:

- L’ambientazione, ovvero gli squarci della Cittadella e i passaggi descrittivi.

- La gestione del punto di vista. Il ruolo e i pensieri di Aleb.

- L’Oracolo. L’incontro, la descrizione dell’Oracolo e il dialogo.

Naturalmente sono ben accetti suggerimenti, segnalazioni e consigli.

2011 19 mag

Editing, Il Burattinaio, Lettera di Melzo

Author: Redazione Categories: Editing, Stesura del seguito

“Il Burattinaio” si aprirà in modo un po’ atipico, almeno per il genere. Una breve lettera precederà infatti il prologo. Si tratta di una missiva spedita da Melzo dei Sinisterni, consigliere del paese di Giloc, all’illustre Ossor, uno dei sette Arconti di Olm. Dal punto di vista cronologico, tale lettera si colloca tra l’ultimo capitolo e l’epilogo de “L’acchiapparatti” e introduce il lettore de “Il Burattinaio” al mistero che, quasi 5 anni dopo, muove inizialmente la nuova storia. D’altra parte, ha anche la funzione di fornire alcuni elementi di quanto successo ne “L’acchiapparatti” a chi non lo avesse letto. Come detto in precedenza, l’intento è quello di rendere “Il Burattinaio” un libro autoconsistente, leggibile e godibile senza la necessità di aver letto “L’acchiapparatti”.

Sono diversi i requisiti della lettera e le difficoltà che ho incontrato nello scriverla. La lettera doveva:

  • Essere breve. Trovo che sia rischioso partire con una lettera invece che calarsi subito nelle vicende. Molto rischioso se la lettera non è di rapida lettura, concisa e puntuale. E in qualche modo intrigante.
  • Fornire una sintesi o comunque alcuni dettagli importanti della storia di fondo de “L’acchiapparatti”.
  • Essere scritta con uno stile piuttosto forbito e ampolloso (lo stile di Melzo)… ma non troppo. Come in altre scelte analoghe (realismo e verosimiglianza nei dialoghi, gestione del punto di vista, eliminazione o riduzione delle sequenze raccontate, ecc.), per me le parole d’ordine sono buon senso, equilibrio e giusto mezzo. Tutto deve comunque, a mio parere, rimanere funzionale alla storia. E dunque la scrittura della lettera doveva avere sì certe caratteristiche e ricondurre a certi stilemi, ma senza risultare troppo pesante o inutilmente dotta.
  • Calare un certo alone di mistero sugli eventi descritti. E dunque destare curiosità.

Eccola:

Lettera di Melzo

Mi farebbe molto piacere sapere che cosa ne pensate. Naturalmente anche eventuali consigli e suggerimenti sarebbero ben accetti. Ho ancora un po’ di tempo prima dell’editing finale e quindi i vostri commenti potrebbero essermi preziosi.

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Siamo al capitolo 26 del seguito de “L’acchiapparatti”, si tratta di una scena che alterna movimento, descrizione e azione. Una scena che penso, e spero, possa essere letta senza che la sua collocazione nell’ambito del romanzo risulti necessaria. Il punto di vista è quello di Gamara, il cacciatore di taglie sfigurato. Deve “impadronirsi” di un ponte. Il ponte del Moarramo. Non è ancora indicato nella mappa delle terre a nord-est di Olm, ma è il ponte sul fiume Olmo, quello tra Passalto e Olm. Lo potete individuare qui.

Avevo dunque bisogno del ponte e, soprattutto, della struttura che vigilava sul ponte. Un posto di guardia sul fiume? La solita casupola di legno? No, non mi intrigava a sufficienza.
Una torre. Ho cercato allora delle immagini di torri. Ne ho trovate diverse, questa è quella che ha catturato maggiormente la mia attenzione:

Doveva però essere una torre che avesse la funzione di controllare il passaggio sul ponte. Quindi doveva sorgere molto in prossimità della riva… Mi sarebbe poi piaciuto che dal posto di guardia si potesse gestire il transito delle imbarcazioni sul fiume. Una cancellata di ferro sotto il ponte, che potesse essere sollevata? Forse. Poi mi è venuto in mente il Tower-Bridge:

Sì, mi sono detto. Il ponte del Moarramo sarà un Tower-Bridge dei poveri, per giunta asimmetrico (con un’unica torre, sulla sponda est del fiume Olmo). A questo punto era possibile cominciare a entrare nei dettagli, definire i particolari.

Cliccare sopra le seguenti immagini per ingrandirle.

Ecco il primo schizzo (perdonate i problemi di prospettiva):

Moarramo: primo schizzo

Quindi mi sono trovato a dover studiare alcuni congegni per cercare di capirne il funzionamento così da renderli verosimili. Qui sotto un paio di illustrazioni per quel che riguarda il meccanismo di sollevamento della passerella del ponte:

Moarramo: marchingegno e contrappeso

Ora potevo procedere con tutti i dettagli.
Il prospetto, che mostra la facciata rivolta a nord:

Moarramo: vista da nord

La pianta del piano terra:

Moarramo: piano terra

Le piante dello scantinato, del primo, del secondo e del terzo piano:

Moarramo: scantinato e piani I, II, III

Infine il dettaglio di scale, rampe e botole:

Moarramo: scale, rampe e botole

Credo sia bene partire da un’idea, avere in mente una scena, magari cominciare a “vedere” qualche particolare. Tuttavia trovo che nella fase iniziale non sia sempre opportuno cercare di definire ogni cosa; anzi, a mio parere, è consigliabile rimanere un po’ nella nebbia, nella foschia, nella penombra. Pronti però a riconoscere eventuali luci.
All’inizio l’ambiente è giustamente ideato e pensato per soddisfare certe esigenze e concretizzare quell’idea iniziale. Poi l’ambiente diventa vero, però, con tutte le sue realtà, tutti i suoi vincoli. A quel punto, a mio parere, c’è il giusto equilibrio tra la forza dei proponimenti iniziali dello scrittore e la situazione “reale”, precisa, in cui sono calati i personaggi. E l’essere costretti a trovare una via d’uscita plausibile da quella situazione può portare a nuove e buone idee. O quantomeno potrebbe ridimensionare l’onnipotenza dell’autore e favorire l’immedesimazione nei personaggi. Una volta che l’ambiente è reale, non lo si può cambiare: è così come lo hanno di fronte i personaggi.

Una volta chiaro il luogo dell’azione (che ho sfruttato anche nel capitolo successivo), ho scritto il pezzo:

Il burattinaio – estratto capitolo 26

Come nell’articolo precedente, vi propongo la lettura dell’estratto, prima che io ci rimetta le mani, e vi chiedo un’impressione, eventuali note e suggerimenti, o quel che potrebbe essere il vostro editing del pezzo.

In particolare:
Come trovate la gestione del punto di vista? E i pensieri sono sempre opportuni?
Che ne pensate dell’avvicinamento alla torre? Qualcosa che non fila liscio prima della scalata?
Le scene di azione, gli scontri, funzionano? Risulta chiaro quel che succede?
Qualche incongruenza?

P.S. Ho risistemato l’estratto precedente, l’incipit del capitolo 22, anche in base alle vostre indicazioni. Lo trovate qui.

Ormai è da settimane che spendo gran parte del tempo che ho a disposizione ogni giorno nella stesura del seguito dell’acchiapparatti. Al momento sono completamente immerso nel progetto e sono poco propenso a dedicarmi a tutto ciò che mi “porta fuori”. Non a caso, negli ultimi tempi, mi è capitato sempre più di frequente di inserire anche qui nel blog qualche estratto da “Gùlghezac”, per fare esempi, per rispondere a una domanda di un’intervista, per fornire materiale per le proposte creative.

Riguardo ai pezzi riportati finora, nessuno mi ha detto di aver storto il naso, o mi ha dato suggerimenti o consigli. Di solito, nel procedere della stesura, mi prendo periodicamente delle pause durante le quali riflettere, rileggere e fare le prime revisioni. Adesso che ho terminato il capitolo 25, sono tornato a rivedere i capitoli della terza parte. Visto che mi sono prefisso di discutere di scrittura e di editing, giunto al capitolo 22, ho pensato di proporvi la lettura di un estratto prima di rimetterci le mani e di chiedervi esplicitamente impressioni, note e suggerimenti: insomma, quel che potrebbe essere il vostro personalissimo editing del pezzo (sto parlando di line-editing, visto che presupposto per parlare di macro-editing è la lettura integrale del romanzo). In altre parole vi chiedo se, a vostro parere, nell’estratto riportato tutto funziona. In particolare la gestione del punto di vista, i pensieri di Cateno, la verosimiglianza della scena, il dialogo.
Tagliereste qualcosa?
Qualcosa non è chiaro?
C’è il giusto equilibrio tra detto e non-detto?
Il “raccontato” è ben amalgamato e diluito nei pensieri?
Qualche traccia di info-rigurgito?
Le battute potrebbero essere migliorate?
I nomi e/o i soprannomi vi paiono appropriati?

Alcune vostre osservazioni potrebbero poi essere legate a gusti personali. Non esitate, mi interessano, e potrebbero dare il via a fruttuose discussioni.

Ma veniamo al pezzo. Innanzitutto l’ho scelto perché sufficientemente separato dal resto da essere quasi “indipendente” (e, soprattutto, non troppo “spoileroso”). Si tratta della parte iniziale del provvisorio Capitolo 22. Come già detto, nel seguito dell’acchiapparatti, le diverse scene si susseguono in una narrazione in terza persona che abbraccia sempre il punto di vista di un personaggio. Ci sono molti p.o.v. ricorrenti, quelli dei personaggi principali, ma ci sono anche un paio di scene narrate dal punto di vista di un personaggio secondario che compare in quella scena per poi sparire, o quasi, dal romanzo. Questo è il caso dell’estratto riportato. Non mi dispiacciono i cosiddetti “death-pov”, ovvero quei punti di vista (di personaggi destinati a scomparire dalle vicende o addirittura a morire alla fine della scena) che vengono chiamati in causa per mostrare una singola scena.

Questo il link al file pdf contenente il pezzo:

Gùlghezac – incipit capitolo 22

COMUNICAZIONE di servizio: Ho deciso di aspettare il 2 febbraio (primo anniversario del blog) per risistemare e organizzare i post riguardanti le micro-storie (non garantisco però di trovare la forza per intraprendere l’ultima revisione di “Fino all’ultimo pezzo”). Forse pubblicherò, prima di quella data, un ulteriore post per le micro-storie.

EDIT del 24/02/2011:

Ho lavorato un po’ sul pezzo, anche seguendo le vostre indicazioni. Qualche nota:

- Nel primo capoverso, ho inserito una frase sulle mani di Cateno, e ho fatto di lui un armaiolo che fabbrica essenzialmente armi dotate di manico. Che ne dite?

- Non ho trovato una soluzione valida per risolvere il problema di “quei” e “quella” nella frase: ”Quei maledetti uccelli sembravano nutrire una particolare predilezione per quella scala.”  Sebbene mi dispiaccia, ho deciso di eliminarla.

- All’inizio del dialogo ho separato i ricordi-pensieri di Cateno distribuendoli fra le battute. Funziona?

Ecco il pezzo rivisto:

Gùlghezac – incipit capitolo 22 – rivisto

2010 10 mag

Revisione, Micro-storie, 1

Author: Redazione Categories: Editing, Punto di vista, Tramificio, micro-storie

In questo particolarissimo caso, la revisione è faccenda più ardua del solito. Mettere insieme le micro-storie, scritte da più persone in una successione temporale alle volte sovrapposta e piuttosto confusa, in un unico racconto non è affatto banale… Credo però che questa operazione possa dare i suoi frutti.

Io ho fatto il primo necessario passo: scegliere un ordine e creare la base per il racconto. Ho scelto il criterio più semplice e naturale: seguire (sostanzialmente) l’ordine cronologico. Questo procedere per scene, vincolati dal rispettare l’effettiva successione temporale (con la possibilità-opportunità di recuperare “a posteriori” le informazioni di quel che è accaduto prima e non si è “visto”) è, a mio parere, un buon esercizio per la scrittura di un romanzo. Un tale artificio allontana dalla tentazione di raccontare e avvicina invece allo show, don’t tell. E l’alternanza di scene, un po’ troppo frenetica in questo racconto, può in certi casi dare ritmo alla trama e rendere più avvincente la lettura.

Laddove ho modificato la cronologia per ottenere un certo succedersi dei pezzi, sono stato guidato dalla ricerca di senso. All’inizio, ad esempio, che il brano di Odo, soprannominato “L’avvoltoio” e desideroso di liberarsi di un tale soprannome, segua quello della chimera serve per rafforzare il significato allegorico della micro-storia del soldato di ventura, collegandola intimamente alla vicenda principale.

Anche per ciò che concerne il p.o.v., lo stacco di riga coincide con, e ne segnala, il cambiamento. Si ottiene perciò un racconto con continui cambi di punto di vista. D’altronde non vedo altre soluzioni di semplice realizzazione. Aggiungo che non sono intervenuto minimamente, per ora, su questo aspetto. Non cercherei comunque l’uso di un punto di vista “stretto”, più che altro per mancanza di tempo… Non sono affatto certo che l’effetto mi dispiacerebbe.

Continua a leggere…

Poco più di un mese fa pensai che potesse essere una buona idea dedicare un post alle differenze tra le due edizioni del libro. Soltanto adesso mi rendo conto che lo scopo di questo articolo potrebbe risultare un po’ oscuro. Prima di tutto a me stesso.

Per chi lo scrivo? Di certo non per coloro che non hanno letto “L’acchiapparatti di Tilos”. Chi leggerà “L’acchiapparatti” non ha nessun bisogno di sapere come fosse l’edizione precedente. Anzi, scorrere questo post potrebbe forse rovinargli delle sorprese. D’altra parte, questo discorso vale anche per quelli che conoscono la prima edizione. Be’, in questo caso però sapere quanto il libro sia cambiato potrebbe forse indurli a prendere fra le mani anche “L’acchiapparatti”.

In ogni caso, la motivazione di questo articolo resterebbe piuttosto debole. Ho deciso allora di approfittarne per dare un ulteriore senso al post cominciando con dei ringraziamenti. Quei ringraziamenti che non ho potuto fare di persona a tutti coloro che, attraverso i contatti permessi dalla rete, hanno in qualche modo contribuito a migliorare il libro.

Ringrazio dunque tutti i commentatori di aNobii e ibs per i loro preziosi feedback e il loro sostegno (mi dispiace non fare i nomi, ma sono troppi per essere riportati qui).

Sono riconoscente nei confronti di Bruno Bacelli, “Firey”, “Vania” Summa, “Perflinka”, Carla Casazza, Andrea d’Angelo e “Tanabrus” per le accurate e corroboranti recensioni.

[EDIT del 16/03: Mi ero dimenticato di nominare e ringraziare Diego Ferrara, che ha contribuito alla revisione del prologo e del capitolo 6... Chissà chi altri mi sono dimenticato... Nel caso, perdonatemi.]

Un grazie particolare ad Alessandro Cannella, alias “Okamis”, per gli articoli dedicati all’acchiapparatti sul suo blog, le sue osservazioni e la segnalazione di due incongruenze presenti nell’edizione precedente.

La mia sentita gratitudine va poi a Chiara-Gamberetta che, dopo aver scritto una recensione dettagliata e piuttosto dura su “L’acchiapparatti di Tilos”, ha successivamente mostrato grande disponibilità al dialogo e al confronto. I suoi messaggi, e alcune delle sue critiche, mi hanno messo profondamente in discussione e costretto ad accelerare il processo di maturazione della mia scrittura. Chiara ha inoltre letto con attenzione la nuova versione dell’acchiapparatti, prima che fosse sottoposta all’editing della Baldini Castoldi Dalai, e mi ha fornito ulteriori consigli e suggerimenti.

E adesso veniamo ai miei interventi sul testo, ai cambiamenti, alle differenze tra le due edizioni.

Partiamo dal titolo. Ho deciso di cambiarlo dopo un lungo periodo di dubbi e addirittura un sondaggio su aNobii. Credo proprio di aver fatto bene. Lo trovo del tutto in linea con il cambiamento del testo. Mi è sembrato giusto sancire con un titolo diverso il fatto che, a mio parere, “L’acchiapparatti di Tilos” e “L’acchiapparatti” sono due libri diversi. Ho infatti lavorato sul testo per mesi. Questi in sintesi i cambiamenti apportati.

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2010 02 mar

Editing, Micro-storie, 2

Author: Redazione Categories: Editing, micro-storie

In questa prima fase in cui tutti i pezzi inseriti sono stati commentati e sottoposti a un rapida revisione, credo sia preferibile dedicare un post alla questione dell’editing. Più in là, forse non lo farò.

Riguardo agli interventi effettuati, sottolineo innanzitutto che in tre delle quattro storie ho sentito la necessità di legare i due pezzi di ciascun racconto (in una è stato oltretutto modificato il finale del brano precedente). Mi sono quindi permesso l’inserimento di qualche riga.

Aggiungo poi due consigli personali:
- Meglio dare informazioni chiare e precise, piuttosto che dettagli che potrebbero sembrare intriganti, ma che di fatto sono confusi e rendono la lettura meno scorrevole. Eliminare ciò che è superfluo o che comporta intoppi nella fluidità del testo, anche se potrebbe essere “carino”. Non lo è.
- Meglio mostrare che dire, spiegare. Dare fiducia al lettore o trovare un modo per “far vedere” ciò che vogliamo sia capito.

Per questioni di tempo, anche in questo caso ho preferito non riportare le motivazioni che mi hanno spinto ai diversi interventi (alcuni dei quali, forse, di non immediata comprensione), ma sono naturalmente disposto a darne conto qualora fosse richiesto.

Riporto qui sotto i brani rivisti. Mi scuso in anticipo per le possibili disomogeneità nella presentazione del testo, per i trattini di dialogo di diverso tipo e non sempre usati nello stesso modo o per eventuali sviste negli “a capo”.

Continua a leggere…

2010 23 feb

Editing, Micro-storie, 1

Author: Redazione Categories: Editing, micro-storie

In via del tutto eccezionale, ho deciso di fare un veloce, sommario e irrispettoso editing a tutte le risposte ricevute in modo da non escluderne alcuna dal materiale del prossimo post. Mi sono detto che in questa prima fase potesse valerne la pena.

In buona sostanza, ho operato dei tagli. Credo fermamente che eliminare parte del testo sia il principio-base dell’editing. Ciò che ci si dovrebbe chiedere quando si legge una parola, una frase, o un intero periodo è se davvero è indispensabile. Quasi sempre, se la risposta è negativa, si dovrebbe tagliare. Senza troppe remore. Non ricordo più a chi scrissi quel messaggio, ma mi ritrovai a confessare una cosa di questo genere: “Scusa se ti scrivo una lunga e-mail, ma non ho avuto tempo per scrivertene una corta.”

In alcuni casi mi sono anche permesso modifiche piuttosto pesanti, e me ne scuso. Mi sento giustificato dal fatto che tali interventi sono dettati dall’esigenza molto particolare di portare avanti queste micro-storie, caratterizzate dal dover essere brevi e, soprattutto, scritte a più mani. D’altra parte, se avrete a che fare con un editor, potranno forse nascere questioni non dissimili. Ad ogni modo, discuto volentieri di qualsiasi mio intervento… E l’ultima parola sarà sempre dell’autore del pezzo.

Qui sotto riporto i sei possibili incipit della prima micro-storia. Domani posterò la proposta per il prossimo pezzo.

Continua a leggere…