2011 11 feb

Dialoghi, 2

Author: Redazione Categories: Dialoghi, micro-storie

Quando si parla di costruzione dei dialoghi, di certo si parla delle battute dei personaggi, di ciò che dicono e di come parlano. Ma non solo. Con questo post vorrei focalizzare l’attenzione su ciò che fa da contorno alle battute.

Una buona norma è, a mio parere, cercare di limitare i cosiddetti “dialogue tags”. Ovvero inserire tra le battute soltanto ciò che è strettamente necessario. I dialogue tags sono necessari per far capire chi sta parlando (nel caso ci sia possibile ambiguità), per dare informazioni circa il tono di voce e l’atteggiamento, o per mostrare pensieri e azioni degli interlocutori. Secondo me vale la pena lavorare parecchio sulla riduzione di tali necessità. Quando il botta e risposta si succede senza interruzione, quando dalle battute trapela in qualche modo il tono e l’espressione facciale dei personaggi, quando ciò che viene detto fa visualizzare un movimento, il dialogo funziona meglio, acquista una marcia in più, e il lettore si ritrova completamente immerso nella scena. Attenzione, non sto dicendo che condire il tutto con qualche dettaglio qua e là, o con qualche spunto interessante che esula dalle battute, sia necessariamente un male. Tutt’altro, purché il dialogo scorra, fili via senza inutili pause.

TRACCIA:

Scrivere un dialogo, o anche soltanto qualche battuta, tra due personaggi (al massimo tre): potrebbe trattarsi di una sorta di interrogatorio, che si collochi nell’ambito di un’indagine. Sposare, in maniera più o meno stretta, il punto di vista di uno dei due personaggi. Cercare di tener conto di almeno una delle seguenti note.

NOTA 1: Azioni implicite nelle battute. Cercare di “far vedere” almeno un movimento, o un’azione, esclusivamente attraverso una o due battute.

NOTA 2: Cercare di caratterizzare il linguaggio di uno dei due dialoganti. Ampolloso e forbito, stringato e sbrigativo, limitato e trasudante ignoranza…

NOTA 3: Provare ad inserire almeno 3 o 4 battute consecutive senza nessun dialogue tag (sticotimia).

NOTA 4: Il non-detto. Si potrebbe inserire qualche riferimento a cose di cui il lettore non è  a conoscenza, trasmettere o recuperare informazioni sulla storia attraverso pochi elementi o suggestioni contenuti nelle battute.

NOTA SPECIALE: Visto che si tratta di scrivere delle battute, si potrebbe anche pensare di creare il dialogo “a più mani”. Una volta introdotto (e/o avviato), ci si potrebbe cioè limitare ad inserire 2 o 3 battute, o anche soltanto 1, per poi aspettare la risposta-proseguimento di un altro partecipante. E così via, fino a quello che giudicheremo essere il termine. Nel caso fosse necessario, cercherò io stesso di far proseguire il dialogo.

MATERIALE:

Due possibilità:

  1. Prosecuzione della storia della muta: Una figura all’interno del paese (il borgomastro?, il capo delle guardie?, un vecchio vigilante?, una sorta di sceriffo?…) dove si svolgono le vicende è stata chiamata a indagare circa l’assassinio del Mangia-peccati. Al più 4 o 5 righe per introdurre la situazione dell’interrogatorio (ambiente e personaggi presenti) e poi qualche battuta di dialogo. Ho aggiornato la micro-storia “La muta”. La trovate qui.
  2. Inizio di una nuova micro-storia: In questo caso si può procedere in maniera analoga a quanto indicato nel punto 1., oppure partire subito con il dialogo, in medias res. L’indagine potrebbe avere a che fare con un omicidio, un furto, la diffusione di un morbo sconosciuto, l’avvistamento di una strana creatura…

Di seguito butto nel calderone degli elementi attivanti una serie di possibili idee. Sceglierne anche soltanto una per la stesura del pezzo:

  • Una traccia nella traccia: L’obiettivo del personaggio A è smascherare, dimostrare che B è un bugiardo. L’obiettivo di B è celare, prendere in giro, umiliare A.
  • Ribaltamento dei ruoli dei due personaggi nel corso del dialogo.
  • Non-booklage (si tratta di un termine che ricordo, ma non sono affatto certo che sia quello giusto): le battute che non si chiudono, per i più diversi motivi non c’è risposta (o reale risposta) alle domande. Provare ad inserire una crescita di tensione tra i personaggi, che deve trapelare dalle battute. Ad esempio perché uno dei due non risponde alle domande, fa finta di non capire, risponde fischi per fiaschi. In questo caso si potrebbe anche scegliere di scrivere il pezzo con un registro comico.
  • Come nel punto precedente, ma in maniera meno accentuata, il dialogo potrebbe essere caratterizzato da incomprensioni, ambiguità, distorsioni o dissonanze. Addirittura, uno dei due personaggi potrebbe essere mezzo sordo.
  • Uso dello spazio: scena di confine, ovvero uno dei due personaggi non entra o non esce dall’ambiente nel quale si svolge il dialogo.
  • Un trucchetto-artificio: A me piace il realismo nelle battute, perché non sfruttare un possibile difetto di pronuncia di uno dei due personaggi che renda sempre riconoscibile le sue battute?
  • Infine questo scambio di 4 battute, o qualcosa di molto simile, potrebbe essere inserito nel dialogo (all’inizio o meno):

A- Dov’è?
B- Cosa?
A- Lo sai…
B- No. Cosa?

2010 04 mar

Dialoghi, 1

Author: Redazione Categories: Aneddoti, Dialoghi, micro-storie

Uno degli scopi del dialogo è senza dubbio la caratterizzazione dei personaggi. D’altra parte il dialogo può essere uno strumento molto efficace per portare avanti la storia.

Per quel che riguarda la forza dei dialoghi, innanzitutto focalizzerei l’attenzione sulla necessità di una qualche tensione emotiva o intellettuale, un conflitto (più o meno esplicito) tra i dialoganti.

Nello scrivere un dialogo sarebbe poi auspicabile trovare un giusto equilibrio tra brillantezza e verosimiglianza. A mio parere, brillantezza e verosimiglianza non sono elementi così antitetici se si parla del dialogo, e non di ciò che viene detto. La verosimiglianza, intesa come vincolo che porta l’autore a sforzarsi nella ricerca di soluzioni originali e non immediate, può generare e indurre brillantezza nel dialogo anche se non brillantezza nelle singole battute. Credo che sia la ricerca del brio intellettuale nel massimo rispetto della verosimiglianza il principio da cui scelgo di farmi guidare.

Mi spiego con un personale ricordo risalente a qualche anno fa. Ho tentato di ricostruirlo con onestà e dunque mi sono posto in una condizione di estrema verosimiglianza. Le battute non mi sembrano brillanti, ma il dialogo sì.

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