.

Siamo al capitolo 26 del seguito de “L’acchiapparatti”, si tratta di una scena che alterna movimento, descrizione e azione. Una scena che penso, e spero, possa essere letta senza che la sua collocazione nell’ambito del romanzo risulti necessaria. Il punto di vista è quello di Gamara, il cacciatore di taglie sfigurato. Deve “impadronirsi” di un ponte. Il ponte del Moarramo. Non è ancora indicato nella mappa delle terre a nord-est di Olm, ma è il ponte sul fiume Olmo, quello tra Passalto e Olm. Lo potete individuare qui.

Avevo dunque bisogno del ponte e, soprattutto, della struttura che vigilava sul ponte. Un posto di guardia sul fiume? La solita casupola di legno? No, non mi intrigava a sufficienza.
Una torre. Ho cercato allora delle immagini di torri. Ne ho trovate diverse, questa è quella che ha catturato maggiormente la mia attenzione:

Doveva però essere una torre che avesse la funzione di controllare il passaggio sul ponte. Quindi doveva sorgere molto in prossimità della riva… Mi sarebbe poi piaciuto che dal posto di guardia si potesse gestire il transito delle imbarcazioni sul fiume. Una cancellata di ferro sotto il ponte, che potesse essere sollevata? Forse. Poi mi è venuto in mente il Tower-Bridge:

Sì, mi sono detto. Il ponte del Moarramo sarà un Tower-Bridge dei poveri, per giunta asimmetrico (con un’unica torre, sulla sponda est del fiume Olmo). A questo punto era possibile cominciare a entrare nei dettagli, definire i particolari.

Cliccare sopra le seguenti immagini per ingrandirle.

Ecco il primo schizzo (perdonate i problemi di prospettiva):

Moarramo: primo schizzo

Quindi mi sono trovato a dover studiare alcuni congegni per cercare di capirne il funzionamento così da renderli verosimili. Qui sotto un paio di illustrazioni per quel che riguarda il meccanismo di sollevamento della passerella del ponte:

Moarramo: marchingegno e contrappeso

Ora potevo procedere con tutti i dettagli.
Il prospetto, che mostra la facciata rivolta a nord:

Moarramo: vista da nord

La pianta del piano terra:

Moarramo: piano terra

Le piante dello scantinato, del primo, del secondo e del terzo piano:

Moarramo: scantinato e piani I, II, III

Infine il dettaglio di scale, rampe e botole:

Moarramo: scale, rampe e botole

Credo sia bene partire da un’idea, avere in mente una scena, magari cominciare a “vedere” qualche particolare. Tuttavia trovo che nella fase iniziale non sia sempre opportuno cercare di definire ogni cosa; anzi, a mio parere, è consigliabile rimanere un po’ nella nebbia, nella foschia, nella penombra. Pronti però a riconoscere eventuali luci.
All’inizio l’ambiente è giustamente ideato e pensato per soddisfare certe esigenze e concretizzare quell’idea iniziale. Poi l’ambiente diventa vero, però, con tutte le sue realtà, tutti i suoi vincoli. A quel punto, a mio parere, c’è il giusto equilibrio tra la forza dei proponimenti iniziali dello scrittore e la situazione “reale”, precisa, in cui sono calati i personaggi. E l’essere costretti a trovare una via d’uscita plausibile da quella situazione può portare a nuove e buone idee. O quantomeno potrebbe ridimensionare l’onnipotenza dell’autore e favorire l’immedesimazione nei personaggi. Una volta che l’ambiente è reale, non lo si può cambiare: è così come lo hanno di fronte i personaggi.

Una volta chiaro il luogo dell’azione (che ho sfruttato anche nel capitolo successivo), ho scritto il pezzo:

Il burattinaio – estratto capitolo 26

Come nell’articolo precedente, vi propongo la lettura dell’estratto, prima che io ci rimetta le mani, e vi chiedo un’impressione, eventuali note e suggerimenti, o quel che potrebbe essere il vostro editing del pezzo.

In particolare:
Come trovate la gestione del punto di vista? E i pensieri sono sempre opportuni?
Che ne pensate dell’avvicinamento alla torre? Qualcosa che non fila liscio prima della scalata?
Le scene di azione, gli scontri, funzionano? Risulta chiaro quel che succede?
Qualche incongruenza?

P.S. Ho risistemato l’estratto precedente, l’incipit del capitolo 22, anche in base alle vostre indicazioni. Lo trovate qui.

2011 22 feb

Sul titolo del seguito

Author: Redazione Categories: Aneddoti, Stesura del seguito

Il titolo dovrebbe essere l’anima del libro, racchiuderne in qualche modo l’essenza e, allo stesso tempo, essere fàtico, catturare l’attenzione.

Come già accennato, quando iniziai la stesura del seguito de “L’acchiapparatti” nel novembre 2009, l’idea era quella di riuscire a pubblicare il romanzo prima dell’estate 2011. D’altra parte, all’epoca, avevo progettato 3 parti e per questo mi ero prefissato di completare la stesura a fine 2010. Le parti sono invece diventate 4 e i capitoli 30, come ne “L’acchiapparatti”. Anche il numero di pagine sarà più o meno le stesso. Un caso?

Ad ogni modo, inizialmente non avevo idee precise sul titolo: “Gamara”, “Il ratto di Olm”, “Il negromante” sono soltanto alcuni dei titoli a cui avevo pensato. D’altronde, sebbene non possa proprio dire che le mie storie sfuggano al mio controllo visto che mi metto nelle condizioni per cui possano farlo, io tento di scrivere e mi trovo a scrivere lasciando che le storie prendano le proprie strade. Insomma, scrivo cercando di lasciare maggior libertà possibile ai personaggi, alla costruzione e allo sviluppo delle trame. Scrivo senza essere certo di chi sia, o chi sarà, il protagonista (anche ne “L’acchiapparatti” ho scoperto chi fosse per me il protagonista soltanto quando sono giunto all’ultima parte del libro). Credo che sia questo, almeno per quanto mi riguarda, il modo più onesto e vero per raccontare una storia. Non trovo strano, dunque, che al tempo non avessi deciso il titolo.

Dopo aver completato la prima delle 4 parti, però, credetti di averlo trovato:

“Gùlghezac”

Tale è rimasto fino alla settimana scorsa quando, su richiesta della casa editrice, ho dovuto iniziare a pensare alla scheda per i librai (il romanzo dovrebbe uscire a ottobre, mese più, mese meno): strillo, breve riassunto della trama, biografia, un estratto. Ma prima ancora dovevo assegnare il titolo al romanzo. Non credevo che avrei avuto dubbi. E invece, nel ripensare al romanzo nel suo insieme, nel digerire gli ultimi sviluppi, mi sono trovato ad essere folgorato da un nuovo titolo:

“Il burattinaio”

Che ve ne pare? Pareri, commenti e impressioni sono molto graditi.

2011 11 feb

Dialoghi, 2

Author: Redazione Categories: Dialoghi, micro-storie

Quando si parla di costruzione dei dialoghi, di certo si parla delle battute dei personaggi, di ciò che dicono e di come parlano. Ma non solo. Con questo post vorrei focalizzare l’attenzione su ciò che fa da contorno alle battute.

Una buona norma è, a mio parere, cercare di limitare i cosiddetti “dialogue tags”. Ovvero inserire tra le battute soltanto ciò che è strettamente necessario. I dialogue tags sono necessari per far capire chi sta parlando (nel caso ci sia possibile ambiguità), per dare informazioni circa il tono di voce e l’atteggiamento, o per mostrare pensieri e azioni degli interlocutori. Secondo me vale la pena lavorare parecchio sulla riduzione di tali necessità. Quando il botta e risposta si succede senza interruzione, quando dalle battute trapela in qualche modo il tono e l’espressione facciale dei personaggi, quando ciò che viene detto fa visualizzare un movimento, il dialogo funziona meglio, acquista una marcia in più, e il lettore si ritrova completamente immerso nella scena. Attenzione, non sto dicendo che condire il tutto con qualche dettaglio qua e là, o con qualche spunto interessante che esula dalle battute, sia necessariamente un male. Tutt’altro, purché il dialogo scorra, fili via senza inutili pause.

TRACCIA:

Scrivere un dialogo, o anche soltanto qualche battuta, tra due personaggi (al massimo tre): potrebbe trattarsi di una sorta di interrogatorio, che si collochi nell’ambito di un’indagine. Sposare, in maniera più o meno stretta, il punto di vista di uno dei due personaggi. Cercare di tener conto di almeno una delle seguenti note.

NOTA 1: Azioni implicite nelle battute. Cercare di “far vedere” almeno un movimento, o un’azione, esclusivamente attraverso una o due battute.

NOTA 2: Cercare di caratterizzare il linguaggio di uno dei due dialoganti. Ampolloso e forbito, stringato e sbrigativo, limitato e trasudante ignoranza…

NOTA 3: Provare ad inserire almeno 3 o 4 battute consecutive senza nessun dialogue tag (sticotimia).

NOTA 4: Il non-detto. Si potrebbe inserire qualche riferimento a cose di cui il lettore non è  a conoscenza, trasmettere o recuperare informazioni sulla storia attraverso pochi elementi o suggestioni contenuti nelle battute.

NOTA SPECIALE: Visto che si tratta di scrivere delle battute, si potrebbe anche pensare di creare il dialogo “a più mani”. Una volta introdotto (e/o avviato), ci si potrebbe cioè limitare ad inserire 2 o 3 battute, o anche soltanto 1, per poi aspettare la risposta-proseguimento di un altro partecipante. E così via, fino a quello che giudicheremo essere il termine. Nel caso fosse necessario, cercherò io stesso di far proseguire il dialogo.

MATERIALE:

Due possibilità:

  1. Prosecuzione della storia della muta: Una figura all’interno del paese (il borgomastro?, il capo delle guardie?, un vecchio vigilante?, una sorta di sceriffo?…) dove si svolgono le vicende è stata chiamata a indagare circa l’assassinio del Mangia-peccati. Al più 4 o 5 righe per introdurre la situazione dell’interrogatorio (ambiente e personaggi presenti) e poi qualche battuta di dialogo. Ho aggiornato la micro-storia “La muta”. La trovate qui.
  2. Inizio di una nuova micro-storia: In questo caso si può procedere in maniera analoga a quanto indicato nel punto 1., oppure partire subito con il dialogo, in medias res. L’indagine potrebbe avere a che fare con un omicidio, un furto, la diffusione di un morbo sconosciuto, l’avvistamento di una strana creatura…

Di seguito butto nel calderone degli elementi attivanti una serie di possibili idee. Sceglierne anche soltanto una per la stesura del pezzo:

  • Una traccia nella traccia: L’obiettivo del personaggio A è smascherare, dimostrare che B è un bugiardo. L’obiettivo di B è celare, prendere in giro, umiliare A.
  • Ribaltamento dei ruoli dei due personaggi nel corso del dialogo.
  • Non-booklage (si tratta di un termine che ricordo, ma non sono affatto certo che sia quello giusto): le battute che non si chiudono, per i più diversi motivi non c’è risposta (o reale risposta) alle domande. Provare ad inserire una crescita di tensione tra i personaggi, che deve trapelare dalle battute. Ad esempio perché uno dei due non risponde alle domande, fa finta di non capire, risponde fischi per fiaschi. In questo caso si potrebbe anche scegliere di scrivere il pezzo con un registro comico.
  • Come nel punto precedente, ma in maniera meno accentuata, il dialogo potrebbe essere caratterizzato da incomprensioni, ambiguità, distorsioni o dissonanze. Addirittura, uno dei due personaggi potrebbe essere mezzo sordo.
  • Uso dello spazio: scena di confine, ovvero uno dei due personaggi non entra o non esce dall’ambiente nel quale si svolge il dialogo.
  • Un trucchetto-artificio: A me piace il realismo nelle battute, perché non sfruttare un possibile difetto di pronuncia di uno dei due personaggi che renda sempre riconoscibile le sue battute?
  • Infine questo scambio di 4 battute, o qualcosa di molto simile, potrebbe essere inserito nel dialogo (all’inizio o meno):

A- Dov’è?
B- Cosa?
A- Lo sai…
B- No. Cosa?

Oggi è il primo anniversario di apertura di questo blog. Be’, più o meno ho fatto ciò che mi ero proposto di fare un anno fa, e sono soddisfatto di quanto dato e ricevuto dall’esperienza. Mi pare di aver trovato un buon equilibrio tra l’utile e il dilettevole. E dunque non credo che devierò molto dalla strada intrapresa all’inizio.
Per il prossimo periodo, ho pensato di inserire circa a scadenza mensile:

  1. Eventuali post che riguardino “L’acchiapparatti”: recensioni, interviste, presentazioni ed eventi, notizie.
  2. Un estratto da “Gùlghezac” su cui fare editing.
  3. Almeno una proposta creativa per le micro-storie.

Riguardo alle micro-storie, mi diverte ideare le proposte e, soprattutto, le percepisco come un utile modo per occuparmi di scrittura e non della “mia” scrittura, riflettere su certe questioni in modo forse più consapevole, scambiare opinioni. In realtà mi accorgo che lo scrivere questi post spesso influenza e viene influenzato dalla stesura di Gùlghezac; e questo mi porta a riflettere maggiormente sugli aspetti narrativi e metanarrativi che lo riguardano. Ne traggo insomma validi stimoli. Mi rendo conto però che lo svolgimento delle tracce proposte è piuttosto impegnativo… Cercherò di rendere la faccenda un po’ più accessibile:

AGGIORNAMENTO sulle MICRO-STORIE

  • Ho creato una pagina contenente tutte le proposte creative per la costruzione delle micro-storie. Trovate il link nella pagina MICRO-STORIE, che è stata aggiornata, o qui.
  • Ho modificato appena la strutturazione delle categorie e dei titoli dei post per renderne più facile il riconoscimento e l’utilizzo.
  • Come già detto, è possibile sfruttare qualsiasi post inserito nella pagina appena generata per iniziare una nuova micro-storia o per proseguirne una in corso. Si possono anche combinare più pezzi da diverse tracce per iniziare o per completare un intero racconto.
  • Alcuni dei prossimi post potrebbero richiedere uno sforzo minore, visto che prevederanno svolgimenti di 1-5 righe, e magari implicare una maggiore collaborazione.
  • Alcuni dei prossimi post, che rientreranno nella categoria “creazione del mondo”, proporranno di scrivere qualcosa che non necessariamente entrerà a far parte di una storia, come testo, bensì potrà essere utilizzato come materiale. Ad esempio l’organizzazione politica-sociale-economica di una cittadina, l’invenzione di storie e aneddoti radicati nella cultura di una comunità di contadini o pastori, la descrizione di un oggetto, di un luogo o di un personaggio. Si tratterà quindi di affrontare quelle problematiche di raccolta e creazione di materiale che si presentano prima di produrre il testo vero e proprio.
  • Alcuni dei prossimi post potrebbero infine essere semplicemente esercizi sugli aspetti più disparati dello scrivere una storia, che possano affrontare dubbi e perplessità mie e vostre, e che abbiano l’intento di dare il via a discussioni sulla scrittura.

Per ora è tutto. Naturalmente sono molto graditi consigli, suggerimenti e idee riguardanti le micro-storie, gli argomenti o l’impostazione generale del blog.