Editing, Gùlghezac, incipit Cap. 22
Ormai è da settimane che spendo gran parte del tempo che ho a disposizione ogni giorno nella stesura del seguito dell’acchiapparatti. Al momento sono completamente immerso nel progetto e sono poco propenso a dedicarmi a tutto ciò che mi “porta fuori”. Non a caso, negli ultimi tempi, mi è capitato sempre più di frequente di inserire anche qui nel blog qualche estratto da “Gùlghezac”, per fare esempi, per rispondere a una domanda di un’intervista, per fornire materiale per le proposte creative.
Riguardo ai pezzi riportati finora, nessuno mi ha detto di aver storto il naso, o mi ha dato suggerimenti o consigli. Di solito, nel procedere della stesura, mi prendo periodicamente delle pause durante le quali riflettere, rileggere e fare le prime revisioni. Adesso che ho terminato il capitolo 25, sono tornato a rivedere i capitoli della terza parte. Visto che mi sono prefisso di discutere di scrittura e di editing, giunto al capitolo 22, ho pensato di proporvi la lettura di un estratto prima di rimetterci le mani e di chiedervi esplicitamente impressioni, note e suggerimenti: insomma, quel che potrebbe essere il vostro personalissimo editing del pezzo (sto parlando di line-editing, visto che presupposto per parlare di macro-editing è la lettura integrale del romanzo). In altre parole vi chiedo se, a vostro parere, nell’estratto riportato tutto funziona. In particolare la gestione del punto di vista, i pensieri di Cateno, la verosimiglianza della scena, il dialogo.
Tagliereste qualcosa?
Qualcosa non è chiaro?
C’è il giusto equilibrio tra detto e non-detto?
Il “raccontato” è ben amalgamato e diluito nei pensieri?
Qualche traccia di info-rigurgito?
Le battute potrebbero essere migliorate?
I nomi e/o i soprannomi vi paiono appropriati?
…
Alcune vostre osservazioni potrebbero poi essere legate a gusti personali. Non esitate, mi interessano, e potrebbero dare il via a fruttuose discussioni.
Ma veniamo al pezzo. Innanzitutto l’ho scelto perché sufficientemente separato dal resto da essere quasi “indipendente” (e, soprattutto, non troppo “spoileroso”). Si tratta della parte iniziale del provvisorio Capitolo 22. Come già detto, nel seguito dell’acchiapparatti, le diverse scene si susseguono in una narrazione in terza persona che abbraccia sempre il punto di vista di un personaggio. Ci sono molti p.o.v. ricorrenti, quelli dei personaggi principali, ma ci sono anche un paio di scene narrate dal punto di vista di un personaggio secondario che compare in quella scena per poi sparire, o quasi, dal romanzo. Questo è il caso dell’estratto riportato. Non mi dispiacciono i cosiddetti “death-pov”, ovvero quei punti di vista (di personaggi destinati a scomparire dalle vicende o addirittura a morire alla fine della scena) che vengono chiamati in causa per mostrare una singola scena.
Questo il link al file pdf contenente il pezzo:
Gùlghezac – incipit capitolo 22
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COMUNICAZIONE di servizio: Ho deciso di aspettare il 2 febbraio (primo anniversario del blog) per risistemare e organizzare i post riguardanti le micro-storie (non garantisco però di trovare la forza per intraprendere l’ultima revisione di “Fino all’ultimo pezzo”). Forse pubblicherò, prima di quella data, un ulteriore post per le micro-storie.
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EDIT del 24/02/2011:
Ho lavorato un po’ sul pezzo, anche seguendo le vostre indicazioni. Qualche nota:
- Nel primo capoverso, ho inserito una frase sulle mani di Cateno, e ho fatto di lui un armaiolo che fabbrica essenzialmente armi dotate di manico. Che ne dite?
- Non ho trovato una soluzione valida per risolvere il problema di “quei” e “quella” nella frase: ”Quei maledetti uccelli sembravano nutrire una particolare predilezione per quella scala.” Sebbene mi dispiaccia, ho deciso di eliminarla.
- All’inizio del dialogo ho separato i ricordi-pensieri di Cateno distribuendoli fra le battute. Funziona?
Ecco il pezzo rivisto:
Gùlghezac – incipit capitolo 22 – rivisto
Tags: Cateno, Festa della Fertilità, Gamara, Gùlghezac, line-editing, Medara, p.o.v., seguito dell'acchiapparatti

24th gennaio 2011 at 22:31
Accidenti, bellissimo!
Non solo è molto bello e coinvolgente il pezzo iniziale, e reso proprio bene – verosimile e coeso – il flusso di pensiero di Cateno, ma quando arriva Gamara… mi ha dato grande soddisfazione. A prescindere dalla questione editing, non vedo l’ora di leggere il seguito. Mi ha fatto venre una gran voglia!
Il signore delle arene; splendido. Proprio accattivante. Ma Gul-Ghe-Zac a parte, mi pare di capire che Gamara è un personaggio importante… E torna anche Isotta? Orgo…
Ma il grande Gamara, Gamara… Sarò sincera, nell’Acchiapparatti la pagina su lui che si guarda allo specchio mi ha conquistata.
Leggendo questo pezzo sono andata in un brodo di giuggiole. Non esagero.
Riguardo all’editing pochissime cosa da dire, proprio a cercare il pelo nell’uovo.
1) Posò lo scalpello e l’asta di legno sul tavolo da lavoro, si alzò in piedi e si stiracchiò
Preferisco: si stirò.
2)Si era appena seduto sulla sua sedia che lo straccione apparve sulla soglia.
Non mi suona del tutto bene la frase. Forse preferirei
Si era appena seduto quando lo straccione apparve sulla soglia.
3) Alcuni pensarono che fosse stato assassinato, altri dissero che era tornato nel Gulgothar e altri ancora vociarono che si era messo a fare il cacciatore di taglie nei territori a nord dell’Impero.
Non mi pare necessario il vociarono anche perché non gridano ma soprattutto perché inutile e appesantisce. Anche se si toglie si legge altrettanto bene o meglio.
4)Puro gusto personale!
A Puoi fidarti.
Preferirei
E’ vero, puoi fidarti.
5) La misura è colma. Medara è sempre stata una città libera, o almeno più libera delle altre, e da quando Olm ha imposto il maledettissimo Culto della Luce a chiunque…
La misura è colma mi piace molto! (Anche tutti i pensieri precedenti, il pezzo sulla moglie, i ricordi. Modo ottimo per raccontate la situazione presente ma seguendo con coerenza il dialogo interiore del ersonaggio).
Toglierei invece il maledettissimo. Non mi pare verosimile che Cateno lo usi pensando rapidamente (cioè lo penserebbe se stesse vagando fra i pensieri tra sé e sé, non mi pare lo direbbe se sta riflettendo in fretta per decidere il da farsi).
6) Ma per la miseria, quello era Gamara, una leggenda delle arene di Medara.
Secndo me, pensando fra sé, direbbe la leggenda delle arene, non una leggenda.
7) Ultima cosa la pezzola in testa. Un fazzoletto al collo. La pezzola mi fa pensare a una nonnetta.
Comunque bellissimo. Se è pure da rivedere, beato editor
Grazie.
25th gennaio 2011 at 08:45
Leggerò questo capitolo con molto piacere, Francesco, e metterò insieme le mie impressioni.
25th gennaio 2011 at 09:51
Wow! Gamara è mitico. Non sono molto bravo a fare editing ma il pezzo ni sembra perfetto. Scorre che è una meraviglia.
Una domanda tecnica: come hai generato il pdf?
25th gennaio 2011 at 14:47
@Psicomama: Il tuo commento generale e le tue osservazioni mirate mi hanno fatto un gran piacere. Rispondo alle tue segnalazioni:
1) Non so…
2) Ci penserò.
3) Sì, “vociarono” è senz’altro eliminabile.
4) Credo che lascerò com’era.
5) “Maledettissimo” non convince neanche me. In mancanza di un aggettivo che mi suoni meglio, lo toglierò.
6) Avevo messo “una” perché negli anni ci sono stati diversi campioni… Ci penserò su.
7) Vada per il fazzoletto al collo. Di che colore? O magari “annodato al collo”?
@Lidia: Aspetto allora le tue impressioni.
@Ignacio: Sono contento che il pezzo ti sia piaciuto. Riguardo alla tua domanda, scrivo in LateX…
26th gennaio 2011 at 14:15
Le mie impressioni. Il pezzo mi piace; non mi pare ci siano problemi di pdv e i pensieri di Cateno scorrono bene. Unici appunti:
1) Pagina 1. La frase dell’andirivieni di gente che andava e veniva. Non so, andirivieni e veniva… non riesci a trovare un altro modo per dirlo? Mi sembra che si ripeta, nonostante siano parole diverse.
2) Pagina 2. Da “Gamara.”
Qui per me la lettura ha rallentato. Cateno, pensando al tizio che ha di fronte, ha dei ricordi su chi sia, e va bene. Ma forse le informazioni si potrebbero dividere: breve dialogo fra i due, brevissime battute, non so, con qualche accenno ai combattimenti passati, alle arene, e al fatto che il tizio era svanito nel nulla ed era dato per morto. Poi completare con il flusso di pensieri di Cateno, le informazioni mancanti e le voci sulla fine di Gamara.
Queste sono le mie impressioni. Comunque, mi piace.
26th gennaio 2011 at 17:45
Azz, allora non sono scivolati nel mito quelli che scrivevano/scrivono in LaTeX…
deve essere per forza chinato in avanti?
Ciao Francesco, torno dopo tanto tempo e cosa mi trovo? un capitolo-anticipazione. Bello, fichissimo, lo leggo.
Letto.
Forse in generale come scorrevolezza sei addirittura migliorato dall’Acchiapparatti. Per cercare il pelo nell’uovo (cosa che chi edita DEVE fare!) ti dico le seguenti:
- il sig. Cateno fabbrica sia archi che asce e mazze? scalpello su asta di legno? Non sono esperto del settore ma così a occhio mi sembrerebbe più probabile che, nel caso sia un fabbro, si dedichi ad armi di metallo e al massimo punte di freccia. Poi magari il personaggio è volutamente un tutto-crafter e allora va benissimo, però vi porrei l’accento.
- troppi puntini di sospensione, specie nel discorso indiretto?
- “quei maledetti uccelli/quella scala”. Quei/quella mi suonano troppo vicini.
- gamara che cammina “chinato in avanti” ma con passo sicuro mi ha ricordato più uno che scappa da un tentativo di sodomia che uno che prova a imitare un mendicante
- “Gli abitanti di Medara sono stanchi dei loro soprusi” fa un po’ volantino rivoluzionario. Potrebbe essere un po’ più discorsivo, come il resto della conversazione che invece è estremamente verosimile e scorrevole.
Ecco, finito. Nonostante tutte le osservazioni da precisino rompipalle giuro che mi è piaciuto, davvero, e se non avessi richiesto tu un editing esplicito avrei semplicemente osservato con me stesso che è ora che tu ti dia una mossa a partorire il prodotto finito
26th gennaio 2011 at 18:48
@Lidia: Ti ringrazio per le osservazioni.
1) Ricordo che, appena scritto, anche a me era risuonato nell’orecchio, ma mi ero detto: Perché no?
Dal momento però che suona male anche a te, troverò un’alternativa.
2) Sono d’accordo. Meglio diluire, almeno un pochino, la ricostruzione del ricordo nel dialogo per rendere il tutto più verosimile e scorrevole (tra l’altro il raccontato si nasconderebbe meglio tra i pensieri).
@Ema: Ben tornato, e grazie per le preziose annotazioni.
1) Sì, l’idea è che Cateno sia un armaiolo più che un fabbro. Un armaiolo che costruisce armi “dall’inizio alla fine” e in modo estremamente accurato… Sì, forse dovrei accentuare il fatto che, almeno in passato, Cateno fosse un artigiano rinomato, quasi famoso.
Curvo, a testa bassa?
2) Ci farò caso.
3) Non so. Forse potrei sostituire “quella scala” con “la sua scala”.
4) No, non deve per forza essere chinato in avanti.
5) Cateno è comunque un uomo “di mondo”, che ha fatto tante esperienze. Che ha fatto e rifatto certi discorsi… Ma forse hai ragione. “Gli abitanti di Medara sono stanchi di loro”?
o “Gli abitanti di Medara sono stanchi delle loro prepotenze”?
oppure “Gli abitanti di Medara non ce la fanno più”?
Lascio passare qualche giorno, poi inserisco il pezzo editato.
26th gennaio 2011 at 21:22
Grazie per i commenti ai miei commenti.
E soprattutto grazie anche agli altri per i loro interventi. Mi sono infatti sorpresa di quanto sia interessante scoprire come diversi lettori, con differenti vertici di lettura, possano notare aspetti tanto distanti e pur tutti validi, comprensibili, anche se non necessariamente condivisibili.
Trovo che questo tipo di post sia costruttivo, utile per riflettere sulla scrittura, e…
in realtà mi piacerebbe moltissimo che mi fosse concesso di dare qualche altro sguardo furtivo sul seguito dell’Acchiapparatti!
27th gennaio 2011 at 23:08
stavo per dirti io “non ce la fanno più”, poi ho visto che l’hai scritto tu
A mio avviso comunque chi edita non dovrebbe quasi mai suggerire l’alternativa, alla fine è lo scrittore che scrive.
Gamara potrebbe avere la testa bassa per non farsi vedere in faccia, ma comunque incedere con passo sicuro. Ok!
@Psicomama: ma quanto hai ragione. Purtroppo temo che a parte il Barbi (mode verbale carabinieri ON) non troverai nessuno disposto a discutere pubblicamente le sue bozze…
27th gennaio 2011 at 23:56
Avevo sentito parlare di LaTeX, ma non l’ho mai usato. Il pdf è molto bello, sembra già un libro stampato
28th gennaio 2011 at 15:47
@Psicomama: Condivido anch’io quel che dici. Come ho detto in altre occasioni, sono convinto che più persone lavorano su un testo (oltre all’autore, che potrebbe/dovrebbe uscirne matto), meglio è per quel testo… Naturalmente, come per tutte le cose, il discorso non è così banale. Ma è di certo un dicorso valido fintanto che si parla di un numero comunque limitato di persone, riletture e revisioni. Tenendo conto di una certa ottimizzazione del tempo e del lavoro, credo che quattro o cinque persone competenti e quattro o cinque revisioni da parte dell’autore possano portare quasi il massimo del miglioramento che il testo potrebbe ricevere.
Riguardo alla tua curiosità, sto pensando di dare il via a una serie di post che, periodicamente, propongano l’editing di estratti da Gùlghezac.
@Ema: Sono più o meno d’accordo sul fatto che l’editor debba più che altro limitarsi a segnalare ciò che non funziona. D’altra parte ritengo non ci sia niente di male nel dare piccoli suggerimenti che l’autore ha già mostrato di voler accogliere (perché si è detto d’accordo sul fatto che ciò che è stato segnalato sia in effetti da rivedere). Tanto più che, se un autore è alle prime armi, non sarebbe poi così male offrirgli un appoggio maggiore e indirizzarlo un po’ più del “dovuto”; viceversa, se sufficientemente consapevole e maturo, l’autore avrebbe comunque la piena libertà di scegliere se raccogliere o meno il suggerimento… Vada per “a testa bassa”.
@Ignacio: Ho imparato a usare il Latex per scrivere la tesi di laurea. Ai miei tempi (
) lo usava una buona porzione di studenti delle facoltà scientifiche (oltre che per l’estetica e il rigore dell’impaginazione, per l’ottima resa per quel che riguarda le formule matematiche). Ho continuato a utilizzarlo, sebbene per alcuni versi sia piuttosto scomodo, perché mi permette di conservare nel file sorgente tutte le alternative e le “cancellature” che voglio, perché mi costringe a un certo rigore strutturale… E perché quando vado a rileggere, in effetti ho la sensazione di avere di fronte un libro “vero”. Penso che questo, oltre che soddisfare il senso estetico, faciliti la lettura e l’individuazione di quel che non funziona.
31st gennaio 2011 at 23:22
Ho scaricato Latex e il manuale
11th febbraio 2011 at 11:09
COMUNICAZIONE: Visto che ho deciso di postare a scadenza più o meno mensile altri estratti da “Gùlghezac”, ho pensato di inserire l’estratto editato in concomitanza con l’inserimento dell’estratto successivo.
24th febbraio 2011 at 09:50
Ho inserito nell’articolo il pezzo rivisto e qualche nota in proposito.