Mi sembra chiaro che, per dare spessore ai personaggi, sia fondamentale trasmettere in qualche modo al lettore ciò che essi pensano, hanno pensato o potrebbero pensare. Naturalmente riflessioni, convinzioni, decisioni, desideri e così via, emergono da ciò che i personaggi dicono (dialoghi) e da ciò che fanno e come agiscono nelle diverse situazioni (azioni). Spesso però è utile, proficuo e interessante, esplicitare che cosa passa per la loro testa.
Credo risulti altrettanto chiaro come questo discorso abbia a che fare con il tipo di narratore scelto e il punto di vista. Supponiamo allora di narrare in terza persona, ma di non aver scelto un narratore onnisciente, bensì di aver abbracciato in maniera più o meno stretta il punto di vista di un personaggio. Ci sono fondamentalmente due modi per inserire nel testo i suoi pensieri, cercando di “raccontarli” il meno possibile. Li chiamerò pensieri indiretti e diretti (un po’ come nel dialogo). Nel primo caso, si tratta di riportare in modo rapido, all’interno della narrazione, una singola frase pensata o il succo, il senso di certi pensieri. Ecco tre possibili modalità (personalmente preferisco la terza):
Sarebbe fuggito all’alba, si disse (o pensò, rifletté, etc…) Gildo.
“Fuggirò all’alba”, si disse Gildo.
Fuggirò all’alba, si disse Gildo.
Nel caso di pensiero diretto, si tratta invece di entrare maggiormente nella mente del personaggio e di riportare il più fedelmente e realisticamente possibile il suo pensiero (magari segnalandolo in corsivo, o tra virgolette):
Alle prime luci. Me ne vado alle prime luci.
In questo secondo caso, a mio parere, è preferibile favorire la verosimiglianza, anche a discapito della chiarezza o della brillantezza. Trovo che, se il pensiero viene espresso in un’attenta immedesimazione col personaggio e viene percepito come vero, esso possa comunque risultare brillante, o quantomeno interessante.
Scegliere quale usare tra le due diverse modalità non è affatto banale. A me piace fare uso di entrambe e farmi guidare nella scelta dall’istinto (e dall’esigenza di entrare o meno in modo più profondo nella mente del personaggio). Il discorso potrebbe essere ben più lungo. Mi fermo qui, sebbene mi piacerebbe discutere dei dettagli più formali, delle problematiche che possono sorgere o di altre possibili vie per riportare i pensieri…
Visto che è da un po’ che non lo faccio, segnalo a chi fosse capitato soltanto di recente su questo blog, e fosse interessato a partecipare a questa sorta di laboratorio di scrittura a più mani, che è possibile trovare tutte le indicazioni per svolgere le tracce nella pagina dedicata alle MICRO-STORIE.
TRACCIA:
Il personaggio-punto di vista è in una situazione di pericolo, o sta svolgendo una personalissima attività (che magari lo caratterizza), oppure sta semplicemente riflettendo su come affrontare un problema pratico o un dilemma morale. Scrivere il pezzo inserendo i suoi pensieri, diretti e/o indiretti.
NOTA 1: Cercare di alternare-connettere i pensieri o il monologo interiore con ciò che il personaggio sta facendo/vedendo/sentendo. Per non rendere scontati i pensieri, cercare di dare informazioni ulteriori rispetto all’azione o addirittura generare un qualche contrasto tra pensiero e azione.
NOTA 2: Cercare di sfruttare il non-detto che potrebbe derivare dal riportare fedelmente i pensieri del personaggio (che a rigore non ha alcun bisogno di spiegare come pensa o come stanno certe cose al lettore), per catturare l’attenzione del lettore.
MATERIALE:
- Il personaggio-punto di vista deve essere in qualche modo “conosciuto”. Ma, prima ancora, scelto. Potete “prendere in prestito” un personaggio delle micro-storie precedenti o di quella in corso, uno inventato di sana pianta, oppure uno dei personaggi secondari dell’acchiapparatti (che trovate qui).
- La situazione di pericolo potrebbe implicare una fuga. Il personaggio potrebbe dover decidere che cosa portare con sé. Che cosa infilare nello zaino. Dove si trova il personaggio, e che cosa ha intorno?
- La personalissima attività potrebbe essere legata a uno strano lavoro/hobby del personaggio: vegliare i moribondi, intagliare il legno, scolpire una statuetta simil-vodoo, pescare rane e rospi, cercare pepite d’oro o lumache, cacciare conigli…
- Il dilemma morale: il personaggio ha un sospetto ma non sa se fidarsi di qualcuno, forse di un losco figuro; mentire o non mentire, spifferare tutto quanto o meno, tradire o non tradire un compagno/a per soldi; aiutare uno strano sconosciuto/a o lasciarlo marcire in una buca scavata nella terra con una gamba fratturata…
- Nei pensieri potrebbe ricorrere un detto, un proverbio.
- SUGGERIMENTO: Iniziare a scrivere non appena viene un’idea, utilizzare anche una sola suggestione proveniente da quanto scritto sopra e provare a sperimentare una sorta di scrittura automatica, buttando giù cosa passa per la testa. Per poi, semmai, rivedere (eventualmente insieme).
Infine un estratto dal capitolo 1 de “L’acchiapparatti” (in cui ho evidenziato i pensieri anche con uno stacco di riga), come esempio:
