2011 31 gen

Personaggi, Pensieri e P.o.V.

Author: Redazione Categories: Personaggi, Punto di vista, micro-storie

Mi sembra chiaro che, per dare spessore ai personaggi, sia fondamentale trasmettere in qualche modo al lettore ciò che essi pensano, hanno pensato o potrebbero pensare. Naturalmente riflessioni, convinzioni, decisioni, desideri e così via, emergono da ciò che i personaggi dicono (dialoghi) e da ciò che fanno e come agiscono nelle diverse situazioni (azioni). Spesso però è utile, proficuo e interessante, esplicitare che cosa passa per la loro testa.

Credo risulti altrettanto chiaro come questo discorso abbia a che fare con il tipo di narratore scelto e il punto di vista. Supponiamo allora di narrare in terza persona, ma di non aver scelto un narratore onnisciente, bensì di aver abbracciato in maniera più o meno stretta il punto di vista di un personaggio. Ci sono fondamentalmente due modi per inserire nel testo i suoi pensieri, cercando di “raccontarli” il meno possibile. Li chiamerò pensieri indiretti e diretti (un po’ come nel dialogo). Nel primo caso, si tratta di riportare in modo rapido, all’interno della narrazione, una singola frase pensata o il succo, il senso di certi pensieri. Ecco tre possibili modalità (personalmente preferisco la terza):

Sarebbe fuggito all’alba,  si disse (o pensò, rifletté, etc…) Gildo.

“Fuggirò all’alba”, si disse Gildo.

Fuggirò all’alba, si disse Gildo.

Nel caso di pensiero diretto, si tratta invece di entrare maggiormente nella mente del personaggio e di riportare il più fedelmente e realisticamente possibile il suo pensiero (magari segnalandolo in corsivo, o tra virgolette):

Alle prime luci. Me ne vado alle prime luci.

In questo secondo caso, a mio parere, è preferibile favorire la verosimiglianza, anche a discapito della chiarezza o della brillantezza. Trovo che, se il pensiero viene espresso in un’attenta immedesimazione col personaggio e viene percepito come vero, esso possa comunque risultare brillante, o quantomeno interessante.

Scegliere quale usare tra le due diverse modalità non è affatto banale. A me piace fare uso di entrambe e farmi guidare nella scelta dall’istinto (e dall’esigenza di entrare o meno in modo più profondo nella mente del personaggio). Il discorso potrebbe essere ben più lungo. Mi fermo qui, sebbene mi piacerebbe discutere dei dettagli più formali, delle problematiche che possono sorgere o di altre possibili vie per riportare i pensieri…

Visto che è da un po’ che non lo faccio, segnalo a chi fosse capitato soltanto di recente su questo blog, e fosse interessato a partecipare a questa sorta di laboratorio di scrittura a più mani, che è possibile trovare tutte le indicazioni per svolgere le tracce nella pagina dedicata alle MICRO-STORIE.

TRACCIA:

Il personaggio-punto di vista è in una situazione di pericolo, o sta svolgendo una personalissima attività (che magari lo caratterizza), oppure sta semplicemente riflettendo su come affrontare un problema pratico o un dilemma morale. Scrivere il pezzo inserendo i suoi pensieri, diretti e/o indiretti.

NOTA 1: Cercare di alternare-connettere i pensieri o il monologo interiore con ciò che il personaggio sta facendo/vedendo/sentendo. Per non rendere scontati i pensieri, cercare di dare informazioni ulteriori rispetto all’azione o addirittura generare un qualche contrasto tra pensiero e azione.

NOTA 2: Cercare di sfruttare il non-detto che potrebbe derivare dal riportare fedelmente i pensieri del personaggio (che a rigore non ha alcun bisogno di spiegare come pensa o come stanno certe cose al lettore), per catturare l’attenzione del lettore.

MATERIALE:

  • Il personaggio-punto di vista deve essere in qualche modo “conosciuto”. Ma, prima ancora, scelto. Potete “prendere in prestito” un personaggio delle micro-storie precedenti o di quella in corso, uno inventato di sana pianta, oppure uno dei personaggi secondari dell’acchiapparatti (che trovate qui).
  • La situazione di pericolo potrebbe implicare una fuga. Il personaggio potrebbe dover decidere che cosa portare con sé. Che cosa infilare nello zaino. Dove si trova il personaggio, e che cosa ha intorno?
  • La personalissima attività potrebbe essere legata a uno strano lavoro/hobby del personaggio: vegliare i moribondi, intagliare il legno, scolpire una statuetta simil-vodoo, pescare rane e rospi, cercare pepite d’oro o lumache, cacciare conigli…
  • Il dilemma morale: il personaggio ha un sospetto ma non sa se fidarsi di qualcuno, forse di un losco figuro; mentire o non mentire, spifferare tutto quanto o meno, tradire o non tradire un compagno/a per soldi; aiutare uno strano sconosciuto/a o lasciarlo marcire in una buca scavata nella terra con una gamba fratturata…
  • Nei pensieri potrebbe ricorrere un detto, un proverbio.
  • SUGGERIMENTO: Iniziare a scrivere non appena viene un’idea, utilizzare anche una sola suggestione proveniente da quanto scritto sopra e provare a sperimentare una sorta di scrittura automatica, buttando giù cosa passa per la testa. Per poi, semmai, rivedere (eventualmente insieme).

Infine un estratto dal capitolo 1 de “L’acchiapparatti” (in cui ho evidenziato i pensieri anche con uno stacco di riga), come esempio:

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Ormai è da settimane che spendo gran parte del tempo che ho a disposizione ogni giorno nella stesura del seguito dell’acchiapparatti. Al momento sono completamente immerso nel progetto e sono poco propenso a dedicarmi a tutto ciò che mi “porta fuori”. Non a caso, negli ultimi tempi, mi è capitato sempre più di frequente di inserire anche qui nel blog qualche estratto da “Gùlghezac”, per fare esempi, per rispondere a una domanda di un’intervista, per fornire materiale per le proposte creative.

Riguardo ai pezzi riportati finora, nessuno mi ha detto di aver storto il naso, o mi ha dato suggerimenti o consigli. Di solito, nel procedere della stesura, mi prendo periodicamente delle pause durante le quali riflettere, rileggere e fare le prime revisioni. Adesso che ho terminato il capitolo 25, sono tornato a rivedere i capitoli della terza parte. Visto che mi sono prefisso di discutere di scrittura e di editing, giunto al capitolo 22, ho pensato di proporvi la lettura di un estratto prima di rimetterci le mani e di chiedervi esplicitamente impressioni, note e suggerimenti: insomma, quel che potrebbe essere il vostro personalissimo editing del pezzo (sto parlando di line-editing, visto che presupposto per parlare di macro-editing è la lettura integrale del romanzo). In altre parole vi chiedo se, a vostro parere, nell’estratto riportato tutto funziona. In particolare la gestione del punto di vista, i pensieri di Cateno, la verosimiglianza della scena, il dialogo.
Tagliereste qualcosa?
Qualcosa non è chiaro?
C’è il giusto equilibrio tra detto e non-detto?
Il “raccontato” è ben amalgamato e diluito nei pensieri?
Qualche traccia di info-rigurgito?
Le battute potrebbero essere migliorate?
I nomi e/o i soprannomi vi paiono appropriati?

Alcune vostre osservazioni potrebbero poi essere legate a gusti personali. Non esitate, mi interessano, e potrebbero dare il via a fruttuose discussioni.

Ma veniamo al pezzo. Innanzitutto l’ho scelto perché sufficientemente separato dal resto da essere quasi “indipendente” (e, soprattutto, non troppo “spoileroso”). Si tratta della parte iniziale del provvisorio Capitolo 22. Come già detto, nel seguito dell’acchiapparatti, le diverse scene si susseguono in una narrazione in terza persona che abbraccia sempre il punto di vista di un personaggio. Ci sono molti p.o.v. ricorrenti, quelli dei personaggi principali, ma ci sono anche un paio di scene narrate dal punto di vista di un personaggio secondario che compare in quella scena per poi sparire, o quasi, dal romanzo. Questo è il caso dell’estratto riportato. Non mi dispiacciono i cosiddetti “death-pov”, ovvero quei punti di vista (di personaggi destinati a scomparire dalle vicende o addirittura a morire alla fine della scena) che vengono chiamati in causa per mostrare una singola scena.

Questo il link al file pdf contenente il pezzo:

Gùlghezac – incipit capitolo 22

COMUNICAZIONE di servizio: Ho deciso di aspettare il 2 febbraio (primo anniversario del blog) per risistemare e organizzare i post riguardanti le micro-storie (non garantisco però di trovare la forza per intraprendere l’ultima revisione di “Fino all’ultimo pezzo”). Forse pubblicherò, prima di quella data, un ulteriore post per le micro-storie.

EDIT del 24/02/2011:

Ho lavorato un po’ sul pezzo, anche seguendo le vostre indicazioni. Qualche nota:

- Nel primo capoverso, ho inserito una frase sulle mani di Cateno, e ho fatto di lui un armaiolo che fabbrica essenzialmente armi dotate di manico. Che ne dite?

- Non ho trovato una soluzione valida per risolvere il problema di “quei” e “quella” nella frase: ”Quei maledetti uccelli sembravano nutrire una particolare predilezione per quella scala.”  Sebbene mi dispiaccia, ho deciso di eliminarla.

- All’inizio del dialogo ho separato i ricordi-pensieri di Cateno distribuendoli fra le battute. Funziona?

Ecco il pezzo rivisto:

Gùlghezac – incipit capitolo 22 – rivisto

Segnalo una videorecensione, una videointervista e un’intervista apparse in rete nello scorso dicembre.

  • La videorecensione, pubblicata da Valentina Summa, la trovate qui. Vania ha letto sia “L’acchiapparatti di Tilos” che “L’acchiapparatti”. Del primo scrisse una recensione molto bella su Terre di Confine nel gennaio 2009. Ecco il link.
  • La breve videointervista, in compagnia di Francesco Falconi e Paolo Barbieri, è stata invece fatta da Marika Godani subito dopo la presentazione a Lucca Comics and Games 2010… Purtroppo ho una voce bassa e tendo a parlare piuttosto piano, per cui non è facile sentire quel che ho detto. Ad ogni modo Marika ha provveduto a sintetizzare le mie parole. Trovate l’articolo con videointervista qui.
  • Infine riporto di seguito l’intervista, apparsa qui, che mi è stata fatta da Valeria-Cyrilla e che contiene in risposta alla terza domanda un estratto (provvisorio) del quindicesimo capitolo di Gùlghezac, seguito dell’acchiapparatti:

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