Qui sotto riporto l’intervista di Alessandro Iascy, alias Giugumenta, pubblicata ieri sul sito TrueFantasy. Il link è questo.
1- Prima di iniziare l’intervista presentati ai lettori di TrueFantasy:
Sono nato nel 1975 a Pisa, dove vivo e lavoro tuttora. Sono laureato in Scienze Fisiche e insegno matematica e fisica nelle scuole superiori. Ho una bambina di tre anni che adoro e il sogno, divenuto ormai un bi-sogno, di riuscire a scrivere per tutta la vita. Il mio primo romanzo, “L’acchiapparatti di Tilos”, è stato pubblicato nel 2007 dalla casa editrice Campanila; nel marzo di quest’anno, completamente revisionato e riscritto, il libro è stato ripubblicato da Baldini Castoldi Dalai con il titolo “L’acchiapparatti”.
2- Quando è iniziata la passione per la scrittura? Quando hai iniziato a pensare “voglio fare lo scrittore”?
Mi è sempre piaciuto inventare, costruire e raccontare storie, ma mi sono messo a scrivere seriamente circa una quindicina di anni fa. Studiavo Fisica all’università quando ho improvvisamente sentito il bisogno di fare qualcosa di creativo: ho seguito tre corsi di scrittura e mi sono messo a scrivere. Prima racconti, poi un romanzo. Nonostante le difficoltà e le sofferenze che lo scrivere comporta, ora come ora non potrei farne a meno.
Per me “fare lo scrittore” significa poterlo fare a tempo pieno, farlo di mestiere. Ho iniziato a lasciarmi pensare “voglio fare lo scrittore” soltanto di recente, probabilmente dopo aver saputo che “L’acchiapparatti” sarebbe stato ripubblicato da B.C. Dalai.
3- Quali autori e quali opere ti hanno maggiormente influenzato dal punto di vista letterario?
Sono un lettore “onnivoro” e, anche pensandoci a lungo, non credo che saprei rispondere in maniera esauriente… Di certo romanzi fantasy quali “Lo hobbit”, la saga dei Drenai di Gemmell o i primi di Martin hanno dato un contributo notevole al mio immaginario e al mio desiderio di scrivere. Romanzi ottocenteschi, come “Ivanhoe” o “L’isola del tesoro”, mi hanno influenzato soprattutto per quel che concerne digressioni e descrizioni. E forse anche nella caratterizzazione dei personaggi. D’altra parte amo i dialoghi e lo stile di Lansdale, Leonard, Don Winslow o Willeford, così come la fluidità della scrittura di Simenon.
Limitandomi a considerare gli influssi che possono intravedersi nella storia che fa da sfondo a “L’acchiapparatti”, potrei citare “Lo strano caso del Dr. Jeckill e di Mr. Hide”, “Frankenstein” e “Il ritratto di Dorian Gray”.
4- Quali scrittori Italiani consiglieresti ai lettori di TrueFantasy?
Calvino.
5- … E quali tra i tanti esordienti italiani ti ha maggiormente colpito sinora?
Di recente ho letto con piacere “Caos a Qasrabad” di Eugenio Saguatti.
6- Quali scrittori stranieri consiglieresti invece?
Scott Lynch.
7- Parliamo del tuo libro. Da cosa nascono le tue storie? E perché?
Ognuno di noi ha dentro di sé un mondo interno, costituito da personaggi, vissuti personali, emozioni e memorie, digerite e consapevoli o meno. Nel costruire una storia, imbrigliando il proprio immaginario con la logica e la verosimiglianza, e soggiogandolo a necessità di causa-effetto, non si fa altro che trasporre o metaforizzare parte del proprio mondo interno nel mondo rappresentato. Credo di poter dire di aver imparato negli ultimi anni ad ascoltarmi, a stimolare l’immaginazione e a renderla generativa. Da un po’ di tempo a questa parte ho sempre con me un quadernetto dove appuntare idee, frasi e riflessioni. L’ispirazione spesso mi coglie quando metto insieme due o più di queste note e creo un possibile legame, vincolato da bisogni logici, verosimiglianza e credibilità.
Mi piace e mi appaga dar voce ai miei personaggi, vedere che faranno se collocati in una certa situazione. In quanto lettore di me stesso, sono sempre molto curioso di scoprire che cosa scriverò… Si tratta come di un viaggio, un’esplorazione. Un’esplorazione resa unica dal sentirsi creativi, generativi. In seconda battuta, cerco l’incontro con me stesso e assecondo il mio bisogno di “vedermi” e di raccontarmi.
8- Quale tuo personaggio ti è rimasto maggiormente nel cuore? E perchè?
Sono molto affezionato a tutti i personaggi de “L’acchiapparatti”, dai principali ai secondari, dallo sfigurato cacciatore di taglie Gamara alla prostituta Isotta, da Steben, bambino rimasto orfano, al terribile mostro di Giloc.
Senza dubbio, però, posso dire che mi sono rimasti nel cuore entrambi i protagonisti. L’uno, Ghescik, il becchino storpio e gobbo di Tilos, perché rappresenta una parte di me che in qualche modo dovevo accettare, riabilitare e riassorbire. L’altro, Zaccaria, perché mi ha fatto ritrovare aspetti emarginati e repressi, ma molto creativi, del mio carattere; per me è stato un personaggio magico. Zaccaria si è inventato un mestiere per campare, è mentalmente squilibrato e vive le situazioni in un modo tutto suo. D’altra parte è anche un po’ stregone e, per me autore, la magia nel mondo reale è la creatività. Mi sento profondamente grato nei confronti di questo personaggio.
Tutti i personaggi scaturiscono dalla mente, dalle emozioni, dai vissuti del loro autore e quindi gli sono in qualche modo legati, ma credo che Ghescik e Zaccaria, insieme, incarnino una parte davvero consistente di me. Ho detto ‘insieme’ perché i due personaggi sono allo stesso modo protagonisti, aspetti complementari forse di uno stesso individuo… Emblematica a questo proposito mi sembra la copertina: la figura alla finestra è stata ricavata da una mia fotografia. Eppure, così vicina al titolo, in quella casa-torre, sembrerebbe proprio alludere all’acchiapparatti. Ma è Ghescik quello con la gobba… Anche la storia e il suo finale sono decisamente permeati da questa separazione-fusione dei protagonisti.
9- Credo che il tuo romanzo vada molto oltre i soliti stereotipi. Come definiresti il tuo fantasy?
In effetti “L’acchiapparatti” è un romanzo un po’ atipico nel suo genere. Intanto perché, pur essendo etichettabile come un low-fantasy (la magia è stata messa al bando da secoli ed è soltanto un’eco dei tempi andati e l’elemento soprannaturale, almeno al principio del romanzo, è in sostanza incarnato nella creatura ancestrale rinchiusa nelle segrete di Giloc), presenta contaminazioni da altri generi, spunti horror, psicologici e noir, e più toni narrativi: si passa dalla suspence a siparietti quasi comici. L’ambientazione, che richiama le atmosfere cupe dell’Alto-Medioevo, è rurale piuttosto che epica. Al posto di cavalieri senza macchia e oscuri tiranni, maestose città e imponenti eserciti che si danno battaglia, ci sono contadini, becchini e cacciatori di taglie, prostitute, briganti, piccoli villaggi e fiere paesane. Il libro è poi atipico per la costruzione della trama, in cui il caso e l’inaspettato hanno il loro peso, e per i personaggi protagonisti, assai lontani dai soliti eroi chiamati a salvare il mondo. Credo che siano questi ultimi, nella loro diversità e umanità, il punto di forza del libro.
10- Cosa hai in serbo per il prossimo futuro?
Al momento sto lavorando anima e corpo al seguito de “L’acchiapparatti”. Ho scritto sedici capitoli e spero di concludere la prima stesura in novembre.
Da qualche tempo ho poi terminato un libro di racconti di fantascienza distopica dal titolo “Marchi indelebili”. Si tratta di una serie di storie che si intrecciano e che hanno tutte come protagonista la società tetra e totalitaria che viene rappresentata.
11- Che differenza c’è tra l’acchiapparatti di Tilos (edizione Campanila) e l’acchiapparatti (Edizione Baldini Castoldi Dalai)?
Tra le due edizioni sono passati quasi tre anni di personale maturazione, di lunghe riflessioni sulla scrittura in generale e sul libro in particolare, anche basate sui feedback dei lettori. Lo scorso anno ho lavorato sul testo per mesi, riscrivendolo completamente. Il cambiamento del titolo è emblematico in questo senso e rispecchia la differenza tra le due edizioni.
Gli interventi più corposi riguardano forma linguistica e stile. Ho eliminato gli intercalari inutili, egli/ella e termini desueti, molti aggettivi e soprattutto avverbi superflui, fastidiosi interventi-commenti del narratore. Ho lavorato parecchio sulla punteggiatura. Ho poi alleggerito alcune descrizioni, ho cercato di rendere più scorrevoli i dialoghi e ho dotato di maggior realismo le voci dei personaggi. Ho inoltre conferito rigore all’uso del punto di vista, ho limato i pensieri di Ghescik e dato un criterio ben definito alla scelta di narrare alcune scene con l’indicativo presente.
Per quel che concerne trama e personaggi, il libro è rimasto simile alla versione precedente, sebbene presenti capitoli nuovi, approfondimenti e sfaccettature inedite. Per chi volesse approfondire, ho pubblicato un articolo sul sito-blog dedicato al romanzo. Questo il link:
http://lacchiapparatti.bcdeditore.it/2010/03/da-lacchiapparatti-di-tilos-a-lacchiapparatti/
12- Chi ha già letto la prima versione può tranquillamente godere della seconda?
Be’, io direi di sì, a meno di non aver appena terminato la lettura della prima versione. Sebbene la storia di fondo sia più o meno la stessa, l’edizione della B.C.Dalai è arricchita di numerosi dettagli, di nuovi episodi e di qualche passaggio più chiaro. E poi, come già detto, la seconda versione del romanzo ha uno stile senza dubbio più maturo e dunque la sua lettura potrebbe costituire un’occasione rara per osservare, e spero apprezzare, il lavoro di revisione fatto su un testo.
13- Che consiglio daresti a quelli che sognano di diventare, un giorno, scrittori?
Oltre all’immancabile “leggere tanto e scrivere tanto”, consiglierei di ascoltare il proprio mondo interno, alimentarlo e lasciarlo dispiegare; di cercare la propria verità nello scrivere e di lasciarla fluire. Di aver fiducia nei propri mezzi, perché ciascuno di noi ha un’enorme ricchezza interiore e infinite storie, particolari, personalissime, e per questo interessanti, da raccontare. Purché siano “vere”.
Tags: Alessandro Iascy, BCDalai, Francesco Barbi, Ghescik, L'acchiapparatti, low-fantasy, True Fantasy, Zaccaria

23rd agosto 2010 at 09:39
Non sapevo ancora niente del seguito! Non vedo l’ora di poterlo leggere. Ancora complimenti. Zaccaria è il mio personaggio preferito, ma anche Orgo mi è piaciuto tantissimo!