Stesura del seguito dell’acchiapparatti: aggiornamento, 1
Ultimamente in molti mi hanno chiesto se stessi scrivendo e in particolare se stessi lavorando al seguito de “L’acchiapparatti”.
A dire il vero, mi era capitato di parlare, su questo blog e qua e là in rete, della stesura del seguito dell’acchiapparatti. Per un po’ di tempo però non ne ne ho fatto alcun cenno, probabilmente perché ero stato costretto a sospendere il lavoro. In questo periodo la scrittura è tornata ad assorbirmi completamente; anche per questo non ho il tempo che vorrei per curare il blog e le micro-storie…
Per più motivi, ho deciso di riportare un estratto, del tutto provvisorio e non rivisto, di quello che attualmente è il capitolo 12 del libro in stesura. Ho scelto questo pezzo perché non coinvolge i protagonisti de “L’acchiapparatti” ed è ben poco spoileroso (pur non essendo all’inizio); e anche per la scelta di alcuni dei nomi dei personaggi-bambini che compaiono qui… Tratti liberamente da “esperienze di vita”, come si potrebbe scoprire dai due post che precedono questo e dai relativi link.
Ho scelto il pezzo anche perché mi permette di focalizzare l’attenzione sul punto di vista (e sul fatto che calarsi nel p.o.v di un personaggio può dare la possibilità di recuperare informazioni, non proprio “raccontandole”). Il brano estratto è infatti scritto dal punto di vista di Nodo, un bambino di undici anni. Il punto di vista non è “strettissimo”, e forse varrebbe la pena lavorarci un altro po’. Magari inserendo altri pensieri e sensibilità personali e peculiari. Osservazioni e suggerimenti riguardanti il brano proposto sarebbero graditi e potrebbero anche dare il via a una piccola discussione sul P.o.V.
Ecco l’estratto:
…
Nodo se ne stava rannicchiato, le ginocchia strette tra le braccia. Una volta là sotto gli ci era voluto un po’ di tempo prima di muovere un muscolo. Quando aveva trovato il coraggio, era avanzato a tentoni nell’oscurità. L’avevano spinto, strattonato, gli avevano gridato contro. Gli avevano rifilato deboli pugni e calci finché non si era accovacciato. Muovendosi carponi aveva infine trovato un pertugio non occupato, tra quelle che nell’oscurità gli erano parse delle botti. E lì era rimasto nelle ultime ore. Gli occhi spalancati nonostante il buio, le orecchie all’erta. Teso, terrorizzato.
Il rumore del chiavistello, uno spiraglio di luce. La botola si aprì, una candela illuminò le scale di pietra. Nell’apertura la sagoma del raccogli-orfani, il suo volto butterato. In una mano la candela, nell’altra un pentolone di ferro.
«Domani all’alba partiremo. Eccovi l’ultima cena qui, cari orfanelli. »
Nodo vide la figura di un bambino salire i gradoni, prendere il lume, tornare indietro e appoggiarlo a metà scala.
«Bravo Valberico. Le cose vanno fatte con cura. E scommetto che stavolta non rovescerai buona parte della vostra cena. E non sarete costretti a leccare le scale, come bestie.»
Il bambino era già risalito in cima alle scale e ora afferrava la grossa pentola con entrambe le mani.
«Magari lascia qualcosa anche ai nuovi arrivati. He, he, mi raccomando.» Medoro sparì alla vista e la botola si richiuse.
Valberico depose il pentolone accanto alla candela e si mise a sedere sul gradone. Era un bambino robusto, rapato, dalle guance gonfie e coperte di foruncoli. Infilò una mano nella pentola. Rimestò a lungo prima di pescare e appoggiare vicino alla candela quello che a Nodo sembrò essere un pezzo di carne.
«Per i due nuovi» disse risoluto. «Io sono il capo e sono io che distribuisco i pezzi.» Inzuppò di nuovo la mano nella brodaglia.
«Ello» chiamò.
Un bambino alto e secco gli si avvicinò. Anche lui era privo di capelli. Valberico gli consegnò il pezzetto che aveva appena estratto.
«Irri.»
Fu la volta di un ragazzino tozzo, dalle spalle larghe.
«Emaco.»
«Succhiascelle.»
I pezzi si facevano sempre più piccoli, notò Nodo.
«Giulo.»
«Caccola.»
Obbedienti, i bambini lasciavano l’oscurità, si avvicinavano a Valberico e prendevano quel che gli veniva dato senza protestare. Erano tutti rapati, sporchi e vestiti di stracci luridi e strappati. Valberico ne chiamò almeno una dozzina prima di interrompere l’andirivieni.
«Ora mancano soltanto i nuovi.»
Nodo sentì un groppo in gola, un tremito attraversò le sue membra.
«Avvicinatevi.»
Si alzò in piedi e, titubante, abbandonò il suo pertugio e raggiunse la base delle scale.
«Tu sei l’ultimo arrivato, vero?» Valberico lo squadrò. «Come ti chiami?»
«Nodo.»
«Allora, Nodo, il rituale per entrare a far parte della banda è questo: mi devi baciare tutti e due i piedi e devi dire “Valberico è il mio capo”. E io ti darò il tuo pezzo.»
Nodo si irrigidì. Non gli andava affatto di baciare quei piedi laidi, né tantomeno di mostrarsi così debole. Lui era testardo e orgoglioso… “L’orgoglio alle volte è bene ficcarselo nel didietro”, gli diceva suo padre. Suo padre… Lo sconfortò lo assalì, sentì le lacrime riempire i suoi occhi. Nodo chinò la testa, si inginocchiò e baciò i piedi di Valberico.
«Valberico è il mio capo» disse. Quando rialzò il capo, davanti ai suoi occhi c’era il pezzo che gli spettava. Nodo l’afferrò. Una mezza carota, scura e gocciolante.
«Tornatene al tuo posto» gli ordinò Valberico. «E ora sta a quell’altro.»
Nessun movimento.
«Non voglio mangiare al buio e il moccolo sta per finire. Vieni fuori, moccioso!»
Silenzio. Nella penombra, nessun bambino masticava più, né succhiava più gli ossicini.
«Allora?» Valberico si alzò in piedi. «Mi sto arrabbiando. O vieni fuori subito o ti vengo a cercare. E quando ti trovo ti picchio come un cane.»
«Mi picchi come un cane?» Una voce tenue, infantile. Ma il tono e la pronuncia non erano affatto quelli di un bambino. «Tu non hai mai picchiato un cane.» Una figura bassa ed esile entrò nell’alone di luce proiettato dalla candela.
…
Tags: Ello, Emaco, il raccogli-orfani, Irri, Nodo, p.o.v., seguito dell'acchiapparatti, Valberico

10th luglio 2010 at 13:15
Wow, *__* grazie mille!
questa sì che è una bella notizia.
Sì sì, decismente sì. Sì.
Solo che Irri, non sembra, ma ha un grande potere. Sì sì.
Lui ancora non lo sa, ma sa. Luì sa il futuro, ma ancor non lo sa. Vede il destino di Ello e Valberico, ma non lo sa che è il destino. Faranno una brutta fine, sì sì, sopratutto Ello
muahahahahaha
10th luglio 2010 at 14:07
Caro Francesco,
l’estratto mi è piaciuto (e incuriosito, come sempre fanno i tuoi testi: invogliano a scoprire di più). Va rivisto qui e là, ma mi pare che già così fili bene.
Sul p.o.v., invece, se il brano resta così, io *non* inserirei pensieri diretti di Nodo. Come dici tu, è un p.o.v. abbastanza aperto e ti permette di mettere qualche descrizione qui e là, che se fosse più stretto stonerebbe.
Per quanto mi riguarda, quando il p.o.v. è stretto addosso al personaggio, tento di eliminare (in revisione, chiaramente) qualsiasi frase che descriva *da fuori* il personaggio. Ad esempio, qui toglierei quegli “occhi spalancati” (non è che uno pensa di avere gli occhi spalancati: li spalanca istintivamente, salvo rare eccezioni, e non ci pensa); al suo posto metterei qualcosa tipo “fissava l’oscurità”, che è più azione che descrizione. Quindi, secondo me, se vuoi lasciare questo livello di descrizione, eviterei di stringermi troppo addosso a Nodo.
Sia chiaro, non è sbagliato, ma io ho cominciato a seguire questa regola per i miei testi (negli ultimissimi anni) e mi sembra che, una volta rivisti, filino via lisci che è un piacere. Altrimenti il lettore zigzaga un pochino e la scorrevolezza ne risente.
Un caro saluto. Domani all’alba parto per Barcellona. La prossima volta ti scriverò dalla Catalunya.
10th luglio 2010 at 15:28
Ho salvato la pagina per rileggermela con calma, così se vuoi ti do un parere.
Entro la fine della prossima settimana terminerò anche la ristesura del nostro racconto corale, così tu poi potrai rivederlo con calma (e dirò la mia anche sul personaggio dell’uomo misterioso che ha dato il suo sangue all’Avvoltoio).
Ah, e quando dovessi fare quelle piccole aggiunte di cui mi hai scritto, sul tuo raccontino, sarò contenta di rileggerlo.
Bene, ora vado. E tu continua, continua a scrivere questo secondo libro!
11th luglio 2010 at 10:54
@Irri: Valberico, e soprattutto Ello, faranno una brutta fine? Dici?
@Andrea: Capisco il tuo punto di vista sul punto di vista.
Non a caso, il brano è così com’è. D’altra parte alle volte, per approfondire, conferire spessore e vitalità, si potrebbe forse osare qualche “insight”, qualche calata all’interno del personaggio (circoscritta a uno o due paragrafi e in qualche modo segnalata) per poi tornare a un punto di vista meno stretto… Tu pensi che sia sempre meglio evitare?
Barcellona… Buon viaggio e buona permanenza! Città splendida, spero che vi troverete proprio bene. Tra un po’ ti scrivo via e-mail, così mi racconti.
@Lidia: La prossima settimana ci sarò, ma quella dopo sarò fuori dall’Italia… Tornerò i primi di agosto. Non so, avevo deciso di aspettare di terminare la prima storia per proporre un nuovo “post di scrittura”. Magari invece lo proporrò lo stesso prima di partire. Ad ogni modo, tu fai come meglio ti torna.
11th luglio 2010 at 14:12
@Francesco.
Per me non c’è problema, se avevi in mente ancora un post prima di finire la storia. Anzi, mi fa piacere leggerne un altro. Allora, io lavoro agli ultimi pezzi della storia (e rivedo magari se qua e là c’è qualche magagna), e aspetto di postare il tutto dopo il tuo articolo.
Beh, buon viaggio, ovunque andrai! Divertiti.
Ciao
12th luglio 2010 at 00:34
Sono commosso
Anche se il piccolo emaco dovesse strangolarsi col suo boccone dopo mezza riga!
13th luglio 2010 at 09:59
@Lidia: Non so se ci siamo capiti, ma non avevo in mente di pubblicare un ulteriore post riguardante la storia dell’Avvoltoio. L’idea era di terminare la revisione e poi iniziare una nuova micro-storia. Io parto lunedì prossimo: vedo se riesco, indipendentemente dal fatto che tu posti o meno la tua revisione, a pubblicare un articolo che dia il via ad una nuova micro-storia…
@Ema: In effetti Emaco non è in una bella situazione. Ma forse se la caverà. Mi verrebbe voglia di allungare l’estratto di una mezza pagina… Ad ogni modo, Emaco sembrerebbe caduto dalla padella nella brace, ma invece ciò che all’inizio pare un pericolo potrà forse portare lui e quasi tutti gli altri alla salvezza. Chissà, sinceramente non so ancora che fine faranno…
14th luglio 2010 at 06:51
@Francesco.
Ah! Capito. Allora mi do da fare. Non so se riesco a postare il tutto prima del tuo articolo, ma tanto non importa. Una volta finito, ci sarà la nuova storia.
15th luglio 2010 at 21:20
Bel pezzo…e che bei nomi hanno i personaggi
Bravo
16th luglio 2010 at 00:23
Non so proprio cosa pensare, Francesco. Il p.o.v. è una cosa delicata, che si valuta brano per brano. Per quanto mi riguarda, sì, ultimamente se è stretto lo rendo stretto in tutto. All’inizio uno si sente un po’ spiazzato, come se si perdesse ricchezza nella narrazione, ma poi ci si dimentica di ciò che si aveva tagliato (nelle successive riletture) e il fatto che il testo fili via liscio è un valore aggiunto su cui non si torna più indietro (parlo relativamente alla singola scena modificata).
Secondo me, dovresti valutare – nei casi in cui sei in dubbio – quanto guadagneresti e quanto perderesti introducendo o lasciando perdere gli eventuali pensieri del protagonista. In *linea di massima* – per non essere troppo netto, ché la scrittura non è matematica – è sempre meglio privilegiare la scorrevolezza della lettura: ci si guadagna in tutti i sensi. Ma questo è il mio pensiero e non è una legge!
16th luglio 2010 at 17:57
@Valberici: Sono contento che l’estratto e i nomi ti piacciano. E, nonostante le apparenze, il personaggio di Valberico mi sta molto simpatico.
@Andrea: Parole indubbiamente mature le tue. Visto che il pezzo sembrerebbe funzionare, credo che lo lascerò più o meno così, per ora. Ho davanti un numero imprecisabile di revisioni per ripensarci…
16th novembre 2010 at 16:19
…non vedo l’ora!
16th novembre 2010 at 18:15
@Clo:
Come ti ho detto a Lucca, sto attraversando una fase piuttosto faticosa nella stesura. Ho rinunciato all’idea di chiudere in 3 parti. Le parti saranno 4 anche stavolta. Al momento sto per completare la terza.