2010 14 mag

Recensione su Operanarrativa

Autore: Redazione Categorie: Rassegna Stampa, Recensioni

Riporto per intero la recensione scritta da Luca Gialleonardo su Operanarrativa.com:

Mi sono avvicinato a questo romanzo carico di aspettative. La storia di questo libro è stata raccontata ovunque in rete, quindi la faccio breve. Uscito qualche anno fa con il titolo “L’acchiapparatti di Tilos” per l’editore Campanila, l’opera di Francesco Barbi trovò da subito una buona accoglienza di pubblico, malgrado fossero presenti diverse ingenuità dovute alla poca esperienza dell’autore. Ricontattato dalla Baldini Castoldi e Dalai per una riedizione del romanzo, il buon Barbi ha deciso di sfruttare l’occasione per metter mano al romanzo, sfruttando non solo i progressi maturati nel frattempo, ma anche le critiche che gli erano state mosse dai primi lettori.
Siamo quindi di fronte a un vero e proprio Acchiapparatti 1.1, una versione riveduta e corretta della prima edizione.
Personalmente non ho avuto modo di leggere la prima edizione e quindi non posso valutare come si deve se davvero ci siano stati miglioramenti. Posso però dire che i commenti che avevo trovato in rete sono confermati anche da parte mia. Il romanzo di Barbi si presenta come fantasy e in effetti È un fantasy, seppure non così tipico. I canoni classici dei fantasy ci sono tutti, a partire dai personaggi in viaggio alla ricerca di qualcosa. Tuttavia, i personaggi che sono in viaggio non sono i classici eroi o comunque i soliti che troviamo spesso nei romanzi di questo genere. E non hanno alcuna intenzione di salvare il mondo, anzi!
E così ci troviamo a seguire le gesta di un gobbo becchino (profanatore di tombe) avido, menefreghista, il cui unico interesse è il proprio tornaconto. E con lui un povero ritardato che di lavoro cattura topi e vive in una… topaia! Un acchiapparatti che però ha grandi capacità di interpretazione dei testi antichi e che ha in comune con il gobbo la passione per questi volumi.
A loro si aggiungerà una prostituta mangiona, prima, e un gigante che dice proverbi, poi.
Insomma, già le premesse sono più che convincenti, specie per me, che adoro i personaggi come Gheshik (il gobbo, per chi non ha letto il libro).
La trama è interessante e appassiona e lo stile di Barbi è molto chiaro e leggibile, seppure con guizzi che denotano un buon uso della tastiera. Devo dire, tuttavia, che restano un paio di cose che a mio avviso sono sfuggite al lavoro di correzione. Mi riferisco in particolare ad alcune imprecisioni nell’uso del punto di vista. Talvolta da un momento all’altro il punto di vista cambia personaggio e, anche se comunque la capacità di Barbi evita che si crei una grande confusione, avrei preferito una maggiore demarcazione di questi passaggi. Faccio un esempio. A un certo punto vediamo la scena tramite gli occhi di un mercante e un personaggio, che si chiama Isotta, si presenta con un falso nome. Correttamente, finché siamo ancora nei panni del mercante, Isotta viene nominata con il falso nome. Di punto in bianco, poi, cambia il punto di vista e si passa a vedere la scena con un personaggio che invece conosce la vera identità di Isotta (non ricordo se il punto di vista fosse proprio il suo). E quindi la donna viene chiamata con il suo vero nome, creando un attimo di smarrimento. In questa situazione, così come in molte altre, una semplice linea bianca avrebbe risolto la cosa.
In ogni caso, il romanzo di Barbi è una lettura più che piacevole, una storia appassionante, divertente e originale, che non posso che consigliare a tutti.
L’autore è al momento al lavoro su l’Acchiapparatti 2.0 (consentitemi di continuare con questa analogia). Mi troverà di certo tra i suoi lettori.

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