Da “L’acchiapparatti di Tilos” a “L’acchiapparatti”
Poco più di un mese fa pensai che potesse essere una buona idea dedicare un post alle differenze tra le due edizioni del libro. Soltanto adesso mi rendo conto che lo scopo di questo articolo potrebbe risultare un po’ oscuro. Prima di tutto a me stesso.
Per chi lo scrivo? Di certo non per coloro che non hanno letto “L’acchiapparatti di Tilos”. Chi leggerà “L’acchiapparatti” non ha nessun bisogno di sapere come fosse l’edizione precedente. Anzi, scorrere questo post potrebbe forse rovinargli delle sorprese. D’altra parte, questo discorso vale anche per quelli che conoscono la prima edizione. Be’, in questo caso però sapere quanto il libro sia cambiato potrebbe forse indurli a prendere fra le mani anche “L’acchiapparatti”.
In ogni caso, la motivazione di questo articolo resterebbe piuttosto debole. Ho deciso allora di approfittarne per dare un ulteriore senso al post cominciando con dei ringraziamenti. Quei ringraziamenti che non ho potuto fare di persona a tutti coloro che, attraverso i contatti permessi dalla rete, hanno in qualche modo contribuito a migliorare il libro.
Ringrazio dunque tutti i commentatori di aNobii e ibs per i loro preziosi feedback e il loro sostegno (mi dispiace non fare i nomi, ma sono troppi per essere riportati qui).
Sono riconoscente nei confronti di Bruno Bacelli, “Firey”, “Vania” Summa, “Perflinka”, Carla Casazza, Andrea d’Angelo e “Tanabrus” per le accurate e corroboranti recensioni.
[EDIT del 16/03: Mi ero dimenticato di nominare e ringraziare Diego Ferrara, che ha contribuito alla revisione del prologo e del capitolo 6... Chissà chi altri mi sono dimenticato... Nel caso, perdonatemi.]
Un grazie particolare ad Alessandro Cannella, alias “Okamis”, per gli articoli dedicati all’acchiapparatti sul suo blog, le sue osservazioni e la segnalazione di due incongruenze presenti nell’edizione precedente.
La mia sentita gratitudine va poi a Chiara-Gamberetta che, dopo aver scritto una recensione dettagliata e piuttosto dura su “L’acchiapparatti di Tilos”, ha successivamente mostrato grande disponibilità al dialogo e al confronto. I suoi messaggi, e alcune delle sue critiche, mi hanno messo profondamente in discussione e costretto ad accelerare il processo di maturazione della mia scrittura. Chiara ha inoltre letto con attenzione la nuova versione dell’acchiapparatti, prima che fosse sottoposta all’editing della Baldini Castoldi Dalai, e mi ha fornito ulteriori consigli e suggerimenti.
E adesso veniamo ai miei interventi sul testo, ai cambiamenti, alle differenze tra le due edizioni.
Partiamo dal titolo. Ho deciso di cambiarlo dopo un lungo periodo di dubbi e addirittura un sondaggio su aNobii. Credo proprio di aver fatto bene. Lo trovo del tutto in linea con il cambiamento del testo. Mi è sembrato giusto sancire con un titolo diverso il fatto che, a mio parere, “L’acchiapparatti di Tilos” e “L’acchiapparatti” sono due libri diversi. Ho infatti lavorato sul testo per mesi. Questi in sintesi i cambiamenti apportati.
Gli interventi più corposi riguardano forma linguistica e stile. Ho sfoltito parecchio: intercalari inutili, egli/ella e termini desueti, aggettivi e soprattutto avverbi superflui, fastidiosi interventi-commenti del narratore. Ho lavorato molto sulla punteggiatura. Ho poi cercato di rendere più scorrevoli i dialoghi e ho dotato di maggior realismo le voci dei personaggi.
In particolare, ho poi cercato di conferire rigore all’uso del punto di vista, ho limato i pensieri di Ghescik e sono impazzito nel dare alla scelta di narrare alcune scene con l’indicativo presente un criterio ben definito.
Per quel che concerne trama e personaggi, il libro è rimasto nella sostanza simile alla versione precedente, sebbene presenti episodi e sfaccettature nuove. Queste le modifiche e i dettagli degni di nota:
- Ho riscritto il prologo (adesso vi compare Gelco, personaggio che si ritrova nel capitolo 24).
- Ho accorciato e riscritto le introduzioni ai capitoli della prima parte.
- Ho eliminato un paio di incongruenze logiche (grazie Okamis); e una terza, sfuggita a tutti, ma fortunatamente scoperta dal sottoscritto nell’ultimissima revisione delle bozze.
- Ho sviluppato e approfondito il ‘rapporto’ Ghescik-mostro.
- Ho lavorato molto sui nomi dei personaggi per dare maggior coerenza e specificità al background culturale delle Terre di Confine.
- Ho aggiunto il capitolo 17 (“Orrore”). Si tratta di un capitolo analogo al 12 (“Paura”). L’aggiunta rientra nell’ottica di sviluppare il ‘rapporto’ Ghescik-mostro. Questo approfondimento, a mio parere, non solo conferisce senso al capitolo 12 (altrimenti isolato e forse pertanto eliminabile), ma rende la parte centrale più integrata e funzionale al resto del libro.
- Ho snellito e spezzato in due il capitolo “Il resoconto di Melzo”. Adesso spero sia più scorrevole e divertente. Ho animato i personaggi che, in effetti, erano un po’ ‘fermi’ (tra l’altro, il primo dei due capitoli è riscritto dal punto di vista di Melzo).
- Ho fatto ricomparire nel capitolo 26 Teclisotta. La prostituta svolge un altro piccolo, ma essenziale ruolo nella vicenda.
- Ho notevolmente ridotto l’analessi sulla strega nel capitolo 28. E ho cercato di raccontare la sua storia in maniera più nebulosa e misteriosa, attraverso i ricordi.
- Ho lavorato molto sui pensieri di Ghescik. Ho pensato che se volevo in un certo modo intrudere nella sua mente, dovevo almeno ricambiarlo con un ulteriore sforzo di immedesimazione. Ho cercato di sfoltirli e di integrarli maggiormente nel testo, aumentare le libere associazioni e la mescolanza con il pensiero indiretto.
- Ho dato rigore e senso all’uso del presente (si evolve anche la gestione del punto di vista e il modo di percepire l’esperienza ‘dentro’ al mostro di Ghescik quando indossa il diadema).
- Ho poi inserito alla fine del libro la lista de “I personaggi (in ordine di apparizione)”.
Per qualsiasi domanda o curiosità, sarò lieto di rispondere.
Tags: confessioni, Editing, Gamberetta, L'acchiapparatti, L'acchiapparatti di Tilos, revisione, riscrittura

12th marzo 2010 at 15:12
Una terza incongruenza? Ora però sono curioso di sapere dove si trovasse. Sai, ne va della mia nomea di spaccamaroni
12th marzo 2010 at 18:55
Guarda, io leggerò questo post solo dopo aver terminato il libro. Sono una di quelle persone che non ha potuto leggerne la prima versione. Ma ho seguito con grande attenzione e curiosità le recensioni di Okamis e Gamberetta.
Ma, nonostante non conosca il tuo primo lavoro, mi piace moltissimo poter vedere i cambiamenti, la maturazione del tuo stile e della tua consapevolezza (questo l’ho sentito dire da molti).
Quindi ben venga quest’articolo. Lo aspettavo con grande curiosità, e al momento giusto, lo leggerò con altrettanto piacere.
13th marzo 2010 at 09:18
@Okamis: All’inizio dell’ultimo capitolo. Penso che l’incongruenza sia riuscita a passare inosservata così a lungo proprio perché si trovava nel finale.
@Lidia Perfinta: Consapevolezza è una parola che piace molto anche a me. Sono contento che tu non abbia letto la prima versione: penso che lo stile, se di stile si poteva parlare, sia molto maturato.
14th marzo 2010 at 21:54
Appena finirò il libro che sto leggendo, mi imbarcherò nella lettura dell’Acchiapparatti. In parallelo all’Acchiapparatti di Tilos, sono curioso di gustarmi le differenze tra i due libri
15th marzo 2010 at 09:18
@Gabriele: E io sono oltremodo curioso di sapere quanto le troverai gustose.
16th marzo 2010 at 15:11
Intanto Francesco vorrei farti i miei complimenti per questa nuova edizione pubblicata da una cosiddetta major: comunque che avevi stoffa si capiva già leggendo la prima versione del romanzo. Ora sono curiosissima di rillegerlo nella nuova versione per cui corro a comprarlo!!!!!
Carla
16th marzo 2010 at 16:56
@Carla: Grazie mille. Sono proprio contento che tu voglia rileggere l’acchiapparatti! Forse non dovrei dirlo, ma le differenze tra le due edizioni sono davvero molte (a partire dalla maturazione dello stile) e sono quindi convinto che ne valga la pena.
19th marzo 2010 at 21:05
Non era il caso di inserire addirittura un EDIT, Francesco, comunque ti contro-ringrazio pubblicamente per il tuo ringraziamento ^__^ Ah, domani mattina vado a molestare il mio libraio in cerca del ciaparàtt (che sicuramente quello zozzone non avrà, mi toccherà ordinarlo e aspettare)… E non dimenticare di aggiornarmi sulla tua presenza al Salone di TO!
20th marzo 2010 at 09:09
@Diego: Be’, invece era il caso. Anche tu, con il tuo rigore e la tua propensione per uno stile snello e asciutto, non hai soltanto contribuito a quei due capitoli, ma mi hai quantomeno dato anche un’utile conferma che la strada che stavo intraprendendo era quella giusta.
Al Salone di Torino ci sarò senz’altro. Non so ancora con esattezza in che giorno (o in quali giorni), ma appena lo saprò, ti farò sapere.
21st marzo 2010 at 19:30
Ho letto ambedue le versioni del tuo romanzo e ho trovato una notevole evoluzione nella scrittura. L’energica potatura a livello linguistico lessicale, ma anche la ri-strutturazione sintattica,a livello sia micro sia macro, contribuiscono a mio parere ad accentuare il “peso” del testo. In poche parole a far percepire con più chiarezza al lettore lo spessore , la stratificazione dei livelli e dei significati.
Comunque uno degli aspetti più interessanti resta la fujon di genere, fra fantasy horror e una spruzzata di “storia” adeguatamente trasposta in chiave visionaria.
Mi piace anche molto il ritmo del racconto, che come in ogni narrazione che si rispetti, si dipana lentamente, con andirivieni e apparenti deviazioni, di cui nondimeno – a suo tempo – il lettore scoprirà la ragione.
I personaggi hanno il giusto equilibrio fra stereotipo e originalità, atto a suscitare in chi legge la doppia – gradevole – impressione di familiarità e di stupore.
Hai lavorato davvero bene, Francesco. E ora, avanti.
21st marzo 2010 at 21:27
@rosma: Che bella sorpresa! Come al solito, con le tua prosa raffinata e le tue osservazioni argute, hai saputo cogliermi e toccarmi. Sono davvero contento che tu abbia apprezzato il mio lavoro. Sono contento, lusingato e grato.
23rd marzo 2010 at 17:36
Arrivato oggi pomeriggio! Qualche giorno di tempo per finire HP #7 e lo inizio ^__^
24th marzo 2010 at 10:08
@Diego: Sono contento che tu lo legga. E sono proprio curioso di sapere se la storia ti piacerà e se troverai lo stile sufficientemente “snello”.
1st aprile 2010 at 02:05
Vedo questo post con grande ritardo.
Naturalmente, Francesco, la recensione di cui mi ringrazi qui pubblicamente era semplicemente dovuta, per il piacere che mi ha donato la prima versione del tuo romanzo.
Ora non mi resta che tornare in Italia, acchiappare la nuova e godermela.
Hai una gran bella strada di fronte.
Facciamo una scommessa? Secondo me quel numero di copie che ipotizzavamo, quello per vivere, lo superi… (E sarebbe soltanto meritato.) Una pizza? Una birra? Una qualsiasi cosa che vuoi tu.
1st aprile 2010 at 10:33
@Andrea: Accetto ben volentieri la scommessa! Se vinci tu, sarò più che contento di offrire una cena luculliana a te e alla tua splendida consorte.