2010 16 feb

Personaggi, creazione, 1

Autore: Redazione Categorie: Personaggi, micro-storie

Il personaggio è il fulcro, il perno della narrativa. In fondo la motivazione centrale di tutta la letteratura è l’essere umano. Gli eventi e la trama esistono per definire il personaggio e raccontare il suo destino. Destino come logica intrinseca nella vita di un individuo.

E allora consideriamo il personaggio come principio creatore della storia. Mi pare che sia stata Flannery O’Connor ad affermare più o meno questo: «Spesso in un buon racconto è proprio il carattere del personaggio a determinare lo sviluppo dell’azione… Il carattere, se è vero, studiato bene, ispira l’azione.»

E dunque proviamo ad abbracciare questo principio. Sarà il personaggio a fornire la storia. Se il personaggio sarà “integro”, non ci sarà bisogno di pensare alla trama.

Ci sono molti modi per presentare-costruire un personaggio. Personalmente preferisco prendere il personaggio dalla mia immaginazione, più o meno sbozzato, e schiaffarlo in una situazione. Il lettore ne farà la conoscenza attraverso le sue azioni, i dialoghi, i pensieri. D’altra parte, alle volte, si può anche cedere alla tentazione di introdurre un personaggio nella storia raccontandone a grandi linee la vita, descrivendone alcuni tratti, il suo aspetto o qualche fisima… insomma, in maniera più “classica”, o meglio, come spesso succedeva nei romanzi dell’ottocento. A mio parere, questo approccio potrebbe risultare il più semplice.

Come esempio di ciò che intendo, vi invito a leggere la descrizione di Tamarkus, che ho appena “acceso” nella pagina dedicata ai personaggi. Non ne vado particolarmente fiero ma credo che questa entrata in scena, sebbene sia così “classica”, funzioni. Vuole comunque essere soltanto uno spunto per stimolare l’immaginazione. Ben venga una presentazione di diverso tipo.

Ecco allora la prima proposta creativa, sulla creazione del personaggio.

TRACCIA:

Scegliere nome e mestiere del proprio personaggio. Presentarlo in maniera “classica” in 5-20 righe. Cercare di inserire uno o più elementi motori di una qualche possibile vicenda o, quantomeno, una certa tensione.

MATERIALE:

  • La presentazione “classica” di Tamarkus a titolo esemplificativo.
  • Alcuni nomi papabili: Brenno, “L’avvoltoio”, Odo, Steno, Alceste, Licandro, Aggrut, Zaira, Gufa, Ghita.
  • Mestieri e occupazioni tra cui scegliere: pecoraio, mendicante-vagabondo, pescatore di ranocchi e trote, armaiolo, mercante di uccelli e animali “particolari”, soldato di ventura (mercenario).
  • In alternativa è possibile scegliere un personaggio tra i seguenti: Vulmaro-macellaio, Brunilde-prostituta, Iello-conciapelli. Si tratta di personaggi secondari che compariranno nel seguito de “L’acchiapparatti” e di cui quindi non mi dispiacerebbe approfondire la conoscenza.

Mi auguro che il vincolo della scelta di un nome e di un mestiere dalle liste riportate sopra possa essere un elemento attivante.

Infine, un ulteriore aiuto, di cui si può approfittare o meno, potrebbe derivare dal collocare il personaggio in una di queste situazioni:

  • Il personaggio si sveglia e pensa a cosa dovrà fare quel particolare giorno. Sì, perché quello è un giorno particolare.
  • Il personaggio deve partire subito. Ha il problema di decidere che cosa portare con sé.
  • Il personaggio ha da risolvere un grosso problema legato al suo soprannome.
  • Il personaggio ricorda o viene costretto a ricordare quello che a suo parere è l’evento più importante della sua vita.

Se ci sono particolari richieste sul materiale, fatemelo sapere, che provvederò.


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15 Commenti su “Personaggi, creazione, 1”

  1. Ignacio:

    Ok, allora mi lancio. Non solo “Il lettore ne farà la conoscenza attraverso le sue azioni, i dialoghi, i pensieri” ma anche lo scrittore! ;)

    Gufa scese dall’albero in tutta fretta.
    “Così mi scoprono” pensò. “Così salta la mia copertura.” Si mise a raccogliere le sue cose e a cacciarle nello zaino. “Proprio oggi poi, proprio ora.” Sospirò guardandosi intorno. Non sapeva dove andare a nascondersi. Alla fine prese una decisione. La gamba le doleva tremendamente ma si sarebbe costretta a mantenere una buona andatura. Sarebbe arrivata prima di sera. Si issò lo zaino in spalla e partì.
    “Se solo non l’avessero tutti chiamata La Rapida. Era stato veramente troppo chiaro. “Proprio oggi poi. Devo fare tutto stasera. Devo scappare al più presto. Prima lo faccio meglio è. Poi penserò a scappare.” Si fermò. “Maledizione, è troppo pesante!”
    Posò lo zaino a terra e lo aprì.
    Tirò fuori gli attrezzi da scasso e li soppesò. “Cazzo.” Li buttò sul terreno. Prese il pugnale lungo nella custodia di cuoio grezzo. Lo fissò. Lo ributtò nello zaino. Sollevò il capo. Passò rapidamente in rassegna tutte le cose che aveva portato con sé. Aveva fatto una scelta ponderata. “Inutile” Rimise gli attrezzi nello zaino e partì.
    <> disse a se stessa.

  2. Ignacio:

    No, troppo brutto! mi è sparita la battuta di dialogo! Forse perché ho usato il simbolo del maggiore e minore? La rimetto qui sotto fra trattini!
    Come si devono scrivere i dialoghi?
    La frase era:
    -Cambierò soprannome e ricomincerò da capo – disse a se stessa.

    Ora ce ci penso inserirei che si massaggia la gamba, mi ero scordato che le faceva male! :D

  3. Francesco Barbi:

    @Ignacio: Accidenti, oltre le mie più rosee aspettative. Il pezzo, a mio parere, non è esente da difetti, ma ciò che mi ha stupito è lo stile “avanzato”, il mostrare senza dire (anche se, forse, valeva la pena dire qualcosina in più o lasciare qualche altro indizio). Di certo non la presentazione classica che avevo suggerito di seguire… Anche il mestiere (presumo che Gufa possa essere una ladra o qualcosa del genere) non rientra tra quelli proposti. In compenso noto con piacere che hai utilizzato più di un aiuto. Naturalmente, se questa sarà la risposta migliore, entrerò nei dettagli.
    Intanto ti ringrazio per il valido contributo.

  4. Ignacio:

    Grazie per i complimenti!
    Quello che non ho scritto non l’ho scritto perché non lo sapevo neppure io (anche se ora, ripensandoci, mi ritrovo in mente molte cose in più). Lì per lì ho applicato i tuoi consigli sul pensare a un personaggio e vederlo fare qualcosa… senza nemmeno sapere perché lo fa!
    Non mi è venuta la presentazione classica però gli aiuti li ho trovati davvero stimolanti.
    Sarei curiosissimo di sapere i dettagli ma aspetterò.

  5. michele:

    Ho letto “L’acchiapparatti di Tilos” e mi è piaciuto molto. Ma ora lo sforzo di fantasia necessario per la creazione di un personaggio “storico” mi riesce particolarmente arduo a causa della mia profonda consapevolezza della grave crisi politica e sociale che stiamo attraversando. Forse potrei trovare l’ispirazione per un pezzo di taglio satirico, che fustigasse i costumi della classe dirigente attuale – che ovviamente originano dalla stessa umanità dei nostri antenati medievali – ma anche questa operazione è difficile, dati gli enormi cambiamenti “ambientali” avvenuti dopo circa un millennio …

  6. Francesco Barbi:

    @Ignacio: In linea di massima, quando si scrive sarebbe auspicabile pensare al non-detto e dunque sapere, almeno a grandi linee, i “retroscena” di quello che viene mostrato. In questo esperimento delle micro-storie però procedere come hai fatto tu potrebbe forse lasciare aperte più porte e dunque limitare meno o addirittura stimolare l’immaginazione di coloro che, eventualmente, contribuiranno alla stesura del racconto.

    @michele: Il tuo commento è molto interessante. Mi fa venir voglia di affrontare un’annosa questione che riguarda il fantasy e la critica/denuncia sociale. Io credo che il fantasy non debba essere necessariamente ed esclusivamente letteratura d’evasione e che il genere non implichi restrizioni. Penso che ogni forma di narrativa possa essere intrisa di impegno socio-politico e prefiggersi i più diversi scopi. Forse il fantasy è più “lontano” dalla realtà quotidiana, ma forse proprio per questo si possono accentuare alcuni aspetti patologici della società di oggi, dargli forma e concretezza, personificarli. Magari dedicherò un post sull’argomento, in futuro.
    Intanto potresti pensare a un personaggio o ad una categoria di persone che a tuo parere incarnano alcuni tra i mali e i difetti della società attuale. Tutto ciò che dovresti fare (mi rendo conto che potrebbe non essere facile) sarebbe trasporlo nelle Terre di Confine. Che so, il corrispettivo di un imprenditore privo di scrupoli e pedofilo potrebbe essere il signore di una miniera che compra o rapisce orfani per farli lavorare nei tunnel e seviziarli…
    Una volta che avrai creato il personaggio, fustigarlo potrebbe essere divertente. E, chissà, forse anche qualcosa di più.

  7. Grillo:

    Bella la cosa, davvero stimolante, non mi aspettavo fosse così ben fatta. Io ho scelto Brunilde e “si sveglia in un giorno particolare”.

    Brunilde si svegliò ancora intontita. Si issò a sedere sul letto e sbadigliò. La testa le girava tremendamente. Afferrò la bottiglia sul comodino e tirò un lungo sorso. Fece una smorfia e si alzò in piedi. Lo specchio davanti a lei la fissava inorridito.
    Brunilde si avvicinò alla sua immagine riflessa.
    La donna nello specchio era bella nonostante le occhiaie. La massa di riccioli neri faceva spiccare il pallore del volto spigoloso. Le labbra screpolate sporgevano invitanti.
    Era comunque bella.
    - Tania portami subito l’acqua -
    Una giovane prostituta entrò con la brocca.
    - Sei agitata Bruna?- chiese.
    - No, sono sbronza – rispose Brunilde seccamente. – Ma devo riprendermi al più presto, il signore di Tilos manderà la carrozza a momenti. -
    - Sì Bruna, è importante, ne va per tutte noi. -
    - Tranquilla Tania, – Brunilde le strizzò l’occhio – cadrà come sempre ai miei piedi.-

  8. Gabriele:

    Odo camminava velocemente lungo la strada. La cotta e l’elmo risplendevano al sole, la spada pendeva minacciosa al suo fianco.
    -Ecco l’Avvoltoio!-
    -La battaglia sarà già finita, allora…-
    La sua unica reazione a questi commenti fu stringere spasmodicamente le mani a pugno, mordendosi le labbra. I primi tempi si era arrabbiato, si era infervorato. Aveva spiegato, urlato, aveva inseguito quella gente. Ormai però si era rassegnato, e sopportava con umiliazione quel soprannome che gli avevano dato sul campo di battaglia.
    Avvoltoio.
    Tutto perchè quella volta, alla sua prima battaglia, aveva avuto dei problemi di stomaco. Colpa dell’ansia. Aveva fatto tardi ed era giunto sul campo solo a battaglia ultimata. Cosa peggiore, aveva visto un nemico tentare di fuggire a gattoni e lo aveva ucciso.
    I compagni avevano deriso quella sua prodezza tardiva, e la voce si era sparsa rapidamente anche in città. Ormai lui era per tutti l’Avvoltoio.
    Ma era sicuro che presto tutto sarebbe cambiato, in questa nuova battaglia avrebbe fatto dimenticare a tutti questo orrendo soprannome.

  9. Francesco Barbi:

    @Grillo: Ci sarebbe bisogno di più di qualche ritocco, ma l’idea di fondo è buona, stuzzicante. Un po’ di confusione nella gestione del punto di vista, qualche avverbio di troppo e un po’ di inforigurgito nel dialogo, ma lo si potrebbe facilmente aggiustare.

    @Gabriele: Bello. Odo ha le carte in regola per essere un personaggio intrigante. Mancano alcuni dettagli sulla situazione in cui lo hai collocato. Anche perché, forse non l’ho sottolineato a sufficienza, questo pezzo dovrebbe costituire l’incipit di un racconto breve e dunque contenere qualche elemento di tensione che possa portar subito avanti la narrazione. In altre parole, dove si trova esattamente Odo? La battaglia è finita, ma tra breve riprenderà? Chi sono i “commentatori”? Commilitoni, paesani?…
    Riguardo ai cenni al soprannome e alla sua storia, l’idea è molto buona, ma dovrebbe essere suggerita al lettore in maniera più concisa o comunque “spiegata” meno esplicitamente.

    Ringrazio entrambi per il contributo.

  10. piadone:

    Brunilde. Prostituta.

    Aprì gli occhi alla prima luce del mattino. Silenzio, eccezion fatta per quel respiro pesante e regolare.
    Si girò di lato, ad osservare la figura massiccia che ronfava al suo fianco, ancor più imponente sotto alla massa disordinata delle coperte. “Non sei fatta per essere una prostituta” le vennero in mente le parole quasi spaventate di Isotta, con lei al bordello per molte estati. “L’ultima cosa che devi fare è innamorarti di un cliente…”.
    Con un sorriso e un gesto indolente, si scrollò di dosso le coperte, ancora calde e sudate dopo la lunga notte. Il freddo intenso del mattino l’aggredì immediatamente facendole venir la pelle d’oca, mentre i capezzoli le si inturgidirono piacevolmente come sotto le carezze di un amante gentile.
    Adesso avrebbe dovuto svegliarlo, come tante mattine aveva già fatto, vestirlo al pari di un bambino mezzo addormentato e aiutarlo a calarsi dalla finestra, prima che le altre ragazze potessero vederlo. Prima che Tilos si risvegliasse, e troppi occhi potessero vedere.
    Una nuvola di capelli ricci, e fu in piedi. Completamente nuda. Esitò per un attimo, guardando la finestra. Poi decisa, con passo leggero, si mosse verso la cassettiera. Forse oggi sarebbe stato un giorno diverso.
    Con un gesto meccanico, elegante e preciso, estrasse dal fodero il lungo pugnale che custodiva gelosamente fra le sue cose. L’avvicinò al volto, annusandolo, leccando quasi con voluttà quella lama nera, maschile, assaporando il gusto intenso del ferro e del grasso rancido. Isotta aveva ragione. Non era proprio tagliata per fare la prostituta.
    Sorrise, pregustando gli eventi di quel suo giorno diverso.

  11. Psicomama:

    Ghita si svegliò col cuore che batteva all’impazzata. Tutto le tornò in mente all’istante con immenso orrore. Due grosse lacrime le rotolarono sul faccino sudicio.
    Si fece forza e si alzò dalla cuccia del cane. Corse al suo lettino, afferrò Brufo e se lo strinse al petto. Sospirò. Un passo dopo l’alto si avviò verso la soglia. Per non morire di paura e dolore si mise a canticchiare fra sé una nenia che le ripeteva sempre la nonna quando era piccola: – Ghita, ghita, mia bambina, stai tranquilla bambolina, Ghita, Ghita non temere che la notte ha da passare… -
    Si affacciò alla soglia. Non c’era traccia di quegli uomini cattivi. Era tutto vero, erano andati via ieri sera.
    Ghita guardò con orrore la porta della camera dei genitori e un nodo feroce le serrò la gola. Le lacrime ricominciarono a scendere copiose nei rigagnoli neri. La bambina ingoiò il dolore. La mamma avrebbe voluto che mi occupassi di Melissa, si disse.
    Attraversò di corsa la cucina e aprì la porticina del sottoscala. Scese in fretta le scale e si avviò verso l’armadio scuro delle conserve. Schiuse la grande anta.
    Due occhi grandi allagati di paura la fissarono dal buio.
    Ghita tirò a sé la sorellina e la strinse al petto. La piccina non aveva emesso un suono tutta la notte, come se avesse percepito l’importanza vitale del restare in silenzio. Ghita era rimasta per ore nascosta a tremare e quando tutto era finito era crollata stremata sulla cuccia del cane. Si era dimenticata completamente della sorella. Ora finalmente la riabbracciò e Melissa prese a piangere silenziosamente.
    - Dov’è mamma Minna? – piagnucolò tirnado su col naso.
    - La mamma è partita Melissa – Ghita si fece forza e la guardò negli occhi. – Ha detto che dobbiamo raggiungerla subito.
    - E babbo sta con noi? Perché mi hai chiuso nell’armadio? Chi è morto? -
    Ghita si sentì agghiacciare. – Babbo è partito con mamma, sono andati da nonna Lina e dobbiamo andare subito anche noi. -
    - Pecchè ulava stanotte? Chi ullava? – insistè la piccina.
    - Hai fatto un sogno brutto Meli, ora non ci pensare. – Ghita sollevò il faccino della sorella. – Tieni, prendi Brufo che ti farà compagnia e vai a prendere Bianchina. Portala al carro, ci servirà il suo latte. Io vado a prendere i vestiti e qualcosa da mangiare. -
    - Ma io ho pauuura – biascicò Melissa.
    - Con Brufo non puoi avere paura, lui scaccia via tutti i cattivi, mamma ha ragione, ti assicuro. -
    - Ma io… -
    - Dai Meli, facciamo il gioco di “chi fa prima prende il bacio di mamma” -
    - Ma dov’è mamma Minna? –
    - Corri Meli, mamma ci aspetta già e se non facciamo presto ci darà le busse! -
    La piccina corse verso le scale.
    Ghita afferrò qualche barattolo di marmellata e la seguì risoluta. In qualche modo avrebbe fatto anche senza Brufo. Doveva farsi coraggio. Doveva farlo per Melissa. La mamma avrebbe voluto così.

  12. Francesco Barbi:

    @piadone: Bello. Avrebbe soltanto bisogno di qualche sforbiciata qua e là. E forse avresti potuto lanciare qualche “avvisaglia” più chiara.

    @Psicomama: Davvero ben scritto. Anche questo pezzo avrebbe potuto essere meno “fumoso” e fornire qualche informazione più precisa. Ci sono molti dettagli interessanti, è vero, ma risulta un po’ troppo lungo. In un romanzo potrebbe essere perfetto… Ma quel che vogliamo costruire è un piccolo racconto e questo incipit, per una questione di ritmo e finalità, dovrebbe già contenere un seme sufficientemente ben piantato da suggerire lo sviluppo della storia o addirittura da farne prevedere un possibile finale. Che poi potrà non essere affatto quello, ma questo è un altro discorso.
    Insomma, se i dettagli avessero avuto più a che fare con la situazione, e con il possibile sviluppo della trama, avrebbero potuto giustificare maggiormente la lunghezza del pezzo.

  13. Lidia Perfinta:

    Ciao Francesco,
    ho scoperto questo tuo divertente blog dal blog di Okamis e ne sono molto contenta. In questi giorni scopro il gioco dell’oca con le tracce di una trama da svolgere a puntate (mi sono iscritta subito), poi trovo questo tuo spazio con altre tracce…Che bello! Non c’è modo migliore per rendere onore alle storie, se non scriverne, scriverne e scriverne ancora.

    Mi sono subito resa conto,però, appena ho letto la tua traccia e ho “sentito” una storia da raccontare, che non sarebbe rientrata nei limiti da te suggeriti. Ho pensato per un po’ di rinunciare del tutto a inviarla. Ma, nonostante sappia di essere, per così dire, “fuori concorso”, mi hai dato uno spunto che mi ha davvero rallegrato per l’intero pomeriggio. E allora non ho potuto tirarmi indietro. Ti ringrazio, ciao!

    Per la trama: ho scelto il personaggio Avvoltoio e per la situazione, hm, vediamo: una mescolanza tra il giorno importante, e il ricordo del momento più importante della vita del personaggio. Ecco cosa ne è uscito…

    In un’alba nebbiosa l’Avvoltoio si svegliò. Con un colpo scosse la rugiada dal collo rugoso e guardò il piccolo carro abbandonato nella radura. Aveva vegliato immobile tutta la notte, ma ora, in un fruscio di penne, saltò giù dal ramo più basso della quercia e si avvicinò. I suoi occhietti neri erano fissi sulle gabbie in cui riposavano gli animali. L’Avvoltoio allungò un artiglio affilato e sfiorò un cesto da cui uscì un sibilo furioso. L’Avvoltoio lo ignorò e raccolse una pipa dal fondo del carro. Quando l’ebbe accesa, tirò una lunga boccata e si sfilò il mantello foderato di penne grigie.
    “Zitto, serpiciattolo. Risparmia la lingua per il mercato. Oggi devo venderti, per forza” mormorò.
    Esaminò la gabbia di una capra con tre corna e un bauletto: dentro c’erano cinque grossi scarafaggi neri.
    “No, no! Non siete abbastanza!”
    Si sfilò una scarpa e cominciò a staccarsi una ad una le dita sozze dei piedi, che nelle sue mani si trasformarono subito in scarafaggi. Li gettò nel bauletto, soddisfatto.
    “Oggi devo liberarmi anche di voi. Sì, prima del tramonto.”
    La sua testa lunga e sottile si piegò da un lato e si appoggiò pensosa su una spalla. Ascoltò i sibili furiosi del serpente e sospirò.
    “Eh, già! A te manca una compagna per fare duba duba. Aspetta!”
    Tra una boccata e l’altra con la pipa, diede uno strattone alla propria lingua, che si allungò a dismisura e subito cominciò a sibilare. L’Avvoltoio la staccò di netto coi denti e la gettò nel cesto.
    “Ma on inite ai!” farfugliò.
    “No, non finiranno mai, mercante” disse una voce dietro di lui.
    L’Avvoltoio non si voltò, ma la sua testa ruotò completamente verso l’uomo che era apparso in fondo alla radura.
    “Io i liererò di utti oro” dichiarò. E se la sua lingua non fosse stata in un cesto a sibilare come una biscia, le sue parole forse avrebbero avuto un senso.
    “Per quanti pezzi ti stacchi, ne ricresceranno sempre degli altri. Non riuscirai mai a vendere tutti gli animali di cui sei fatto.”
    L’uomo fece una smorfia, guardando quell’essere deforme e infelice vicino al carro.
    “Ecco perché volevi una goccia del mio sangue, per aver ucciso per me, chimera. Volevi avere dentro di te anche l’uomo, un essere intelligente. Ma a quanto pare…” sogghignò, “è anche più maligno di tutti quelli che avevi già in corpo. Non mi sembri molto in forma. Preferisci farti a tocchetti e sparire del tutto, eh?”
    “Io i iuscioò!”
    “Ci riuscirai? E dove pensi che possano aiutare un relitto come te, chimera?”
    L’Avvoltoio mosse appena le labbra. Questa volta l’uomo non faticò a capire. Il collo lungo dell’essere era volto a est. E una sola parola poteva trovarsi in quella direzione: Tilos.

  14. Lidia Perfinta:

    Ah, dimenticavo: il mestiere che fa l’Avvoltoio è il mercante di animali molto particolari

  15. Francesco Barbi:

    @Lidia Perfinta: Sono anch’io molto contento che tu abbia scoperto questo blog e che tu abbia deciso di scrivere.
    Il pezzo non è “fuori concorso”. Nelle note ho detto che sulla lunghezza della risposta sarei stato elastico. Tu hai scritto un pezzo molto lungo e a dir poco fuori dall’ambientazione, ma te lo puoi permettere.
    Sono felice di averti rallegrato il pomeriggio, tu mi hai illuminato la serata. Spero di riuscire a rallegrarti ancora, qualche volta.

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